The Best Of 2021: l’opinione della redazione

BRA

USA: certezze, sorprese, delusioni. Variano le proporzioni, ma a grandi linee il bilancio dell’anno comprende sempre le une come le altre. Premesso che farò riferimento solo ai dischi che ho ascoltato con una certa attenzione, comincio appunto da una certezza: Lawrence Muggerud, in arte Dj Muggs; continua a produrre a un ritmo forsennato e, nei dodici mesi appena trascorsi, mette in fila ben cinque titoli in coppia. Noi vi abbiamo raccontato “Death And The Magician” con Rome Streetz, “Mile Zero” con Yelawolf e “Cartagena” con Crimeapple, ma ci sono ancora “Rammellzee” con Flee Lord (forse il migliore del lotto) e “American Cheese” con Hologram. Nei limiti del possibile, invece, sorprende che th1rt3en, il nuovo progetto di Pharoahe Monch, Daru Jones e Marcus Machado, possegga quell’equilibrio che non era scontato raggiungere: “A Magnificent Day For An Exorcism” non è un capolavoro, tuttavia – se vi fosse sfuggito – merita un recupero anche tardivo. Non sorprende, al contrario, che il passo di Griselda abbia preso a rallentare; nonostante ciò, Conway e Big Ghost Ltd portano a casa il buon “If It Bleeds It Can Be Killed”, mentre Benny si conferma l’mc più dotato del trio in “The Plugs I Met 2”. Veniamo quindi a qualche titolo più impegnativo – nel senso buono del termine; ovvero all’ottimo solista di Evidence, “Unlearning Vol. 1”, ad “All The Brilliant Things” di Skyzoo e a “Garbology” di Aesop Rock e Blockhead: tre prove che, a dimostrazione della spiccata maturità raggiunta da tutti gli artisti coinvolti, prendono strade proprie nell’Hip-Hop del 2021, innalzando il tasso introspettivo senza nulla togliere a quello qualitativo. Stazionano viceversa più nei canoni dell’odierno underground “Rule Of Thirds” di Planet Asia, “Heavy Is The Head” di Ransom e Big Ghost Ltd e “Coup De Grâce” di Rome Streetz e ancora Ransom: tris di ascolti obbligati, perché rispecchiano in maniera compiuta l’alto valore della scena meno esposta. Infine, sorvolando sulle delusioni perché argomentarle sarebbe noioso, l’ultima casellina la assegno a un Nas col quale – diciamo così – sento di aver fatto pace: mi è piaciuto (con minime riserve) “King’s Disease II” e mi sta piacendo “Magic”, uscito come per magia la vigilia di Natale. A quasi cinquant’anni, una trentina dei quali spesi a scrivere rime, l’mc del Queensbridge è senza dubbio tra i punti a favore di un’annata che fotografa l’assenza di picchi vertiginosi, in un senso come nell’altro: c’è tanto da ascoltare (tranne “Donda”, ennesima e inutile pacchianata di Kanye West), non molto da incorniciare nella hall of fame di tutti i tempi.

ITA: fronte interno, tocca forse aprire una sottocategoria ad hoc. Assodato infatti che i laboratori Make Rap Great Again siano sempre al lavoro, a mio avviso il best del collettivo comprende “Ragazzi per sempre” di EliaPhoks e St. Luca Spenish, disco delizioso (fuori anche per La Victoria Boys) che credo di aver ascoltato in assoluto più di tutti gli altri, “Economia & commercio 2” di Gionni Gioielli e Gionni Grano, sempre ruvidi come ci piace, e “Sardinia assassins” di un infallibile Lil Pin (mi era piaciuto anche “Underdogs” con PayMe!), prodotto con gusto da Nex Cassel. Poi… Ma quanto è bravo Silla DDR? In “DDR in Colchide” gestisce suoni e strofe firmando un’altra prova di notevole qualità; attributo che calza altresì all’inatteso ritorno di FFiume e Folto Caruso aka The Folto Caruso Ensemble, generosi dispensatori di Funk (e non solo) in “Members only”. Altre tre realtà da premiare sono quindi la giovanissima Spalato Wyale, cui tra l’altro dobbiamo la chicca “Diario notturno” di Little Tony Negri, la salernitana Stoned Saints Records, il cui roster va allargandosi nel segno dell’Hip-Hop più ruvido, e Resilienza Records, dedita più – ma non in via esclusiva – al beatmaking dal taglio lo-fi. Certo, non un elenco così nutrito e dispiace; monco, per giunta, di alcuni titoli di punta che abbiamo ritenuto irricevibili: dall’osceno “Flop” di Salmo all’ultra-Pop “Noi, loro, gli altri” di Marracash.

MISTADAVE

Per quel che mi riguarda, l’annata che va a chiudersi è stata particolarmente avara di soddisfazioni; tuttavia, quando le bombe hanno cominciato a cadere dalle casse dello stereo, c’è stato poco spazio per le interpretazioni. Come spesso è accaduto nell’ultimo triennio, è il crime Rap a vincere a mani basse, così tanto da rischiare di rendermi addirittura ripetitivo nella selezione del materiale. Il disco che ho apprezzato più di tutti gli altri è stato indubbiamente “Bo Jackson”, opera della definitiva fioritura di Boldy James, il quale non solo ha consolidato la chimica che lo lega al visionario Alchemist, ma ha alzato l’asticella quel tantino in più, meritandosi l’ingresso tra i grandi. E’ un album di eccellente fattura, nel quale Alc si diverte ad azzerare tutti gli schemi e mostra il suo geniale intuito nel mettere assieme beat tetri, disordinati, ma perfettamente dotati di senso, ideali per accostarsi ai racconti delle vicende trascorse tra gli incroci più pericolosi di Detroit, scritti da James con una penna che ha dimostrato di aver incrementato il suo stesso livello di scrittura. Numero due: se non ci fossero stati Rome Streetz e Ransom, avremmo cominciato a perdere davvero le speranze per il futuro della Cultura. “Coup De Grâce”, attesissimo album firmato in coppia a chiusura di un anno per entrambi dorato, oltre che essere perfettamente consono alle grandi attese è un disco di rara caratura: la qualità lirica spicca su tutto il resto, Ransom sta vivendo un momento di altissima intensità produttiva ed è la chiave che fa funzionare l’intero lavoro, bilanciato da Rome Streetz in maniera ottimale con un flusso energico, mai domo, e un talento che aveva già reso “Death And The Magician” un altro passo fondamentale di questi dodici mesi. Posando l’obiettivo su un Rap più scanzonato, è il caso di premiare “Dumpster Dive”, ennesima uscita degli infaticabili Doppelgangaz, perennemente impegnati a sfornare pubblicazioni in quantità industriale senza però mai perderci in termini di qualità. Per divertirsi con loro è necessario lasciar andare la serietà per un attimo e farsi catturare da un mondo creato da due personalità assolutamente convergenti: ci sono dosi assurde di punchline da decostruire e riassemblare, passaggi spassosi, esilaranti, irriverenti, oltre che la solita autoproduzione che omaggia un po’ tutte le coste americane, facendosi un letterale baffo dei cliché. Non possono infine mancare Apathy e il suo disco più personale di sempre, “Where The River Meets The Sea”, straordinario dal punto di vista concettuale, maturo, consapevole e tecnicamente ineccepibile; e una menzione d’onore – sebbene sia uscita proprio in coda al 2020 – va sicuramente alla seconda parte del progetto Dueling Experts, formato dal pitbull Recognize Ali e da un sempre concreto Verbal Kent, altro pacchetto di basi esplosive confezionate da Lord Beatjitzu sopra le quali giungono colpi di fioretto come se piovesse.

LI9UIDSNAKE

Credo sia quasi impossibile archiviare questi ultimi dodici mesi senza partire dai nomi di Drake e Kanye West, giusto…? Ecco, ora che sono certo di avere la vostra attenzione, iniziamo sul serio. Prima di tutto, due paroline di contesto: per il sottoscritto, musicalmente il 2021 è stato una strada in salita e vi spiego il perché. Lunghi mesi di lavoro piantato in casa (grazie mille, pandemia!) mi hanno sbarrato quelle due finestre temporali – le trasferte del mattino e della sera – da cui mi sono sempre affacciato sulla musica. Il 90% di ciò che ascolto, lo ascolto in movimento – e cambiare le abitudini è dura. Quindi mi sono ritrovato a rincorrere (letteralmente) le uscite. E qualcosa l’avrò sicuramente smarrito per strada. Nonostante ciò, l’anno si è rivelato piuttosto ricco di soddisfazioni. Cosa continuerò ad ascoltare di questa annata anche nel 2022? Senza dubbio “Bo Jackson” e “Super Tecmo Bo”, perché a distanza di anni da “My 1st Chemistry Set” – che un po’ acerbo lo era – l’incontro tra Boldy James e Alchemist si è rivelato essere una delle cose migliori accadute alla doppia acca nel corso di quest’ultimo decennio. Senza allontanarmi troppo, devo poi chiamare in causa Evidence e il suo “Unlearning Vol. 1”. A lungo mi sono chiesto come potesse divincolarsi da quegli eccessi meteopatici, per non dire meteopatologici; e questa sua prima risposta mi ha soddisfatto parecchio. Uno che invece non vuole saperne di smarcarsi dai suoi contorni è l’instancabile Westside Gunn, che nel 2021 ha apparecchiato quella che è probabilmente, in termini di sostanza, la sua opera magna. Tanta, tantissima la carne al fuoco nei due lati di “Hitler Wears Hermes 8”. Elegante, ruvida, opulenta e kitsch, come solo lui è in grado di fare. E, già che ci troviamo in casa Griselda, prima di uscire buttate un orecchio – ma lo avrete già fatto – anche su “Pray For Haiti” di Mach-Hommy. Parlando di stacanovisti, nel mio 2021 un bel segno lo ha lasciato l’inossidabile Dj Muggs, firmando prima “Death And The Magician” con Rome Streetz (tanta roba anche il suo tandem con Ransom per “Coup De Grâce”) e poi quella bomba di “Cartagena” con CRIMEAPPLE, che si è oramai meritato il suo bel caps lock fisso. E poi c’è Nas. Inizialmente con “King’s Disease II” e poi, praticamente senza alcun preavviso e a tempo quasi scaduto, con “Magic”. Anni e anni ad aspettarlo di nuovo a braccetto con Dj Premier…e invece, pensate un po’, era di Hit-Boy che aveva realmente bisogno.

GABRIELE BACCHILEGA

Se le classifiche del 2020 erano state principalmente un mezzo per esorcizzare l’annus horribilis, direi che la hit parade del 2021 viaggi più o meno sulla medesima lunghezza d’onda; ossia un discreto numero di dischi meritevoli ce ne sono effettivamente stati, però nessuno che possa rientrare nella classica playlist da isola deserta. Album/artisti da segnalare ce ne sono, comunque, a cominciare dalla vecchia guardia sempre sul pezzo: Kento con “Barre mixtape”, Flesha e Jap con “Longevity”, Chef Ragoo con “Novecento” e Sandro Sù, a ‘sto giro in coppia con Nervo, per “Dire, fare cacare, lettera, testamento”. Abbiamo speso belle parole (meritate!) anche per il ritorno di EliaPhoks con “Ragazzi per sempre”, per “Paura e liberazione” di un Aleaka prolifico e ispirato come non mai e, per l’occasione, di nuovo in compagnia di una delle penne italiche più potenti (e sottovalutate), cioè Cali. Alto gradimento pure per “Alzati e cammina” di Creep Giuliano con strumentali griffate J.O.D., tra le migliori dell’anno, per “Maxtape” di un Nerone a fuoco come davvero mai prima e per il delizioso Indie Rap di “Ciambelle”, album solista di Jeneuse – aka un quarto di Casa degli Specchi. Per concludere, in quello che si potrebbe definire l’angolo sorprese/novità, segnalo Lise e Sick Damn con l’EP “Quick shit volume 1”, “Verso libertalia” di Pathos e i due producer album “Compro oro” (ne parliamo presto…) e “Nuova golden era”, rispettivamente di Dj Rage e JayBee Vibes.