Yelawolf and Dj Muggs – Mile Zero

Voto: 3,5/4 –

GZA, Sick Jacken, Planet Asia, Ill Bill, Meyhem Lauren, Roc Marciano, Lil Eto, Mach-Hommy, Crimeapple, Tha God Fahim, Al Divino, Rome Streetz, Flee Lord, Yelawolf; se giocassimo a trova l’intruso, sono certo che l’ex Shady Records attirerebbe la maggior parte dei sospetti, figurando in un insieme che potremmo scomporre tra veterani da un lato e giovani di pregio dall’altro. L’artista classe ‘79, natio dell’Alabama e con un curriculum discografico tutt’altro che scarno, a prescindere da una fisicità che sulla carta verrebbe naturale associare al Rock ha infatti legato il proprio nome a un percorso presto deragliato nel mainstream, raggiungendo un’utenza abbastanza eterogenea; non il profilo che siamo soliti accostare all’infaticabile produttore, giunto a un quantitativo record di duetti attraverso una formula che ne premia sempre il gusto compositivo e dunque vero e proprio regista di tutti i titoli realizzati a partire da quel “Grandmasters” che inaugurava una serie fattasi via via più fitta durante l’ultimo triennio.

“Mile Zero” – così vi rassicuro subito – non è da meno, essendo stato Yelawolf a doversi adattare alla timbrica scura del beatmaker, co-firmando un progetto di trentacinque minuti che lo conduce in un ambiente musicale molto diverso da quello battuto solitamente, una sorta di ritorno alle origini che ripone nel cassetto ogni genere di estrosità e reclama solo il giusto numero di barre da abbinare all’ennesima cartella di beat di livello sontuoso. E se il crudo fronte copertina farebbe pensare a un concept indirizzato verso tematiche sociali, la realtà è ben altra: nei nove brani prevalgono l’intrattenimento e la prima persona singolare, scelta che riteniamo nelle corde di un mc poco avvezzo a clamorosi sfoggi di tecnica e per di più aiutato da un comparto featuring parecchio rinforzato, tra habitué di casa Slumerican (Dj Paul, Struggle Jennings, Caskey) e timbrature di cartellini con stampa in rilievo del logo Cypress Hill (B-Real).

La somma delle parti è solida, pur non raggiungendo vette straordinarie; e, rispetto a una pasta cromatica che, dopo “Gems From The Equinox”, ha attinto sempre più dai tubetti di nero tanto cari a Mach-Hommy, Crimeapple, Eto e Rome Streetz, indirizzandosi verso il puro astrattismo quando è la personalità del Black Goat a prendere il sopravvento (“Dies Occidendum”), nel caso di “Mile Zero” si respira un’aria un po’ meno mefitica, ampliando la gamma delle sonorità con prove dal taglio classico, per quanto rientranti nell’orbita del marchio Soul Assassins. Che è palese in “Hand Over Fist”, con spiccate reminiscenze collinari grazie all’imponente linea di basso e all’attacco opportunamente obliquo (<<shots of gin and I’m double vision, it’s spinning/swinging backs on this Rap shit, I’m good for two in the ending/classic shit on the tracklist, I’m stacking glue cause I’m stickin’/sticky fingers, I’m taking it, leave the store and I’m grinning>>), come in “Matador”, elegante, minimale e posta al servizio delle circa sessanta barre di Yelawolf, seguito a ruota dal fido Caskey.

Non c’è nostalgia, comunque, né metodico revivalismo. Dal suo sconfinato repertorio, senza stillare una sola goccia di sudore, Muggs tira fuori sghembi pianoforti Jazz (“Geeyat Damnit”), ipnotiche stonature (“Flea Market”) e programmazioni di livello eccelso (“Dust Broom”), spianando una strada che il rapper – al quarto impegno annuo prima di “Mud Mouth” – ha modo di attraversare in completa comodità. Potendo contare su una personalità che si palesa fin dall’introduttiva “WTF” (<<I do that shit for me like tattoos on the inner lip/oh, go on, flex on ‘em, Catfish/carry heavy weight but sell you light like a fat bitch>>), trovando le opportune alchimie con la totalità degli ospiti coinvolti e ritagliandosi qualche parentesi di maggiore sostanza (“The Catch” e “Privacy”, entrambe dotate di atmosfere oniriche e caratterizzate dall’uso di synth).

L’inedito duo (salvo eventuali sviste per le quali mi scuso) smentisce le potenziali riserve che, sulla carta, precedevano l’uscita di “Mile Zero”; non un capolavoro, ma l’album di due professionisti indiscutibili, i quali sono riusciti a individuare un baricentro stabile tra lo stile dell’uno e dell’altro. Quanto basta per meritare un ascolto esplorativo e sperare che Mr. Muggerud, cinquantatré anni abbondanti, non smetta di far funzionare le proprie macchine per i numerosi visitatori del suo studio.

Tracklist

Yelawolf and Dj Muggs – Mile Zero (Slumerican Records/Soul Assassins Records 2021)

  1. WTF
  2. Geeyat Damnit [Feat. Jelly Roll]
  3. Hand Over Fist [Feat. B-Real]
  4. Harvest [Feat. Struggle Jennings]
  5. The Catch
  6. Matador [Feat. Caskey]
  7. Flea Market [Feat. Bub Styles]
  8. Privacy [Feat. Del The Funky Homosapien and Dj Paul]
  9. Dust Broom [Feat. Christian Rose and Sam Lee]

Beatz

All tracks produced by Dj Muggs

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