Conway The Machine and Big Ghost Ltd – If It Bleeds It Can Be Killed

Voto: 4 – –

Non avendo avuto occasione di dirlo prima, rimedio qui: per me “From King To A GOD” è no. In breve, la coralità di una regia musicale che sulla carta lasciava poche perplessità in sospeso si è tradotta nell’elemento di fragilità di un’uscita che soddisfa solo a tratti, ovvero nelle combinazioni infallibili; ben venga, quindi, un parziale ritorno al passato, nella formula (ritrovando un validissimo compagno d’avventura), ma soprattutto nel taglio più lineare – e perciò rassicurante – del sound. Big Ghost Ltd si addentrava nei laboratori Griselda già nel 2015, realizzando “Griselda Ghost” con entrambi i fratelli Price/Worthy (un’era fa, se consideriamo che in quei mesi venivano rilasciati “Hitler Wears Hermes III” e “The Devil’s Reject”), l’anno scorso firmava invece l’EP “No One Mourns The Wicked”, ancora col maggiore dei due; insomma, non avrà avuto il ruolo di Daringer e Camoflauge Monk nel dettare la linea dei lavori d’esordio della label, ma ne è a tutti gli effetti uno dei collaboratori di punta, anche lui ascrivibile a quella schiera di produttori che ha ridato linfa alla scena di sponda atlantica, rinverdendo una tradizione che – non dimentichiamolo – vanta padri nobili come Kool G Rap, Nas, Jay-Z, Prodigy, The Notorious B.I.G., Raekwon, Ghostface Killah e via a seguire.

Gangsta Rap di matrice east coast, insomma, sottogenere nel quale Conway The Machine è entrato con l’eleganza di un elefante (avete presente “Reject 2”?) e, con l’intera famiglia al seguito, si è accomodato proprio lì nel centro, spodestando chi sedeva sul trono più per consuetudine che per effettivi meriti. Com’è logico che sia, “If It Bleeds It Can Be Killed” – gran bel titolo che parafrasa Schwarzenegger in “Predator” – non è dunque l’album della novità; ribadisce semmai quell’equilibrio che ha fatto la fortuna del collettivo bostoniano: strumentali squisite e liriche infarcite di riferimenti ai trascorsi non del tutto limpidi dell’mc, ingranaggio tematico pressoché univoco della riuscita mezz’ora complessiva. La quale presenta una resa costante nelle prove dei due protagonisti e un adeguato numero di partecipazioni, con Rome Streetz e Knowledge The Pirate che, in particolare, confermano l’andamento in crescita delle rispettive quotazioni; a chiudere il cerchio, poi, il prezioso coinvolgimento del maestro D-Styles ai piatti.

<<Nigga, I could get you whacked for five/shooter run down and clap the side of your face and don’t bat an eye>> è l’accogliente benvenuto che, superato l’intro, ci viene subito dato in “J Batters”, brano che – a parte citare un amico finito dietro le sbarre – mira parecchio in alto quando reclama il riconoscimento dovuto: <<ask your guys, The Machine the nigga responsible for keepin’ Grimey Rap alive>>. Un’esagerazione smodata? Bene, ditelo pure a Conway (se non ne temete la reazione…), dato che nella successiva “Way We Move”, sostenuto da un ipnotico sample vocale tagliato ad arte dal proprio socio, sottolinea di nuovo il concetto con un’iperbole molto misurata: <<me and Big Ghost like the new Guru and Preemo/Gang Starr, just a few years I became a star>>. Come di consueto, d’altronde, il fattore di maggior interesse non è dato né da una scrittura che di elaborato ha poco o nulla, né dalla densità (assente) di un canovaccio strutturato con cura e perfezionismo; di questo ragazzone col volto sfigurato ci piacciono la sfrontatezza, il carisma e l’ego sconfinato, qualità che vanno a confluire in un percorso ad alto tasso d’intrattenimento, scandito da episodi che promettono di funzionare anche su distanze lunghe.

Così per l’autocelebrativa “Toast”, che prosegue coi paragoni di peso (<<look, I’m the new king, I’m the new terror/the hardest nigga is out since the Wu era/lotta blemishes on your record, it’s a few errors/so you built the brand off of cap, like New Era>>) sopra una deliziosa composizione di basso e chitarra, come nella violentissima “Kill All Rats” e nel piccolo vertice del disco, “Sons Of Kings”: il giro di groove e pianoforte è irresistibile, Conway attacca il microfono con quella pastosità che ne è tra i principali tratti distintivi, lo slow flow di Knowledge The Pirate puntella l’andatura circolare del beat e, ulteriore ricamo, D-Styles mette qualche graffio sulla coda. La tensione cala di tono solo nella conclusiva “Forever Ago”, forse su suggerimento del malinconico riff di chitarra elettrica, momento di relativa apertura all’introspezione e ai bilanci personali (<<I been depressed, so everyday I pick my bottle up/drownin’ in my own sorrows, yeah, I know it’s fucked up/but P.T.S.D. and I’m bipolar/I compartmentalize, I never try to find closure/I wanna see my family straight before my eyes closin’>>).

A differenza di altre uscite Griselda (da intendersi in senso lato, perché stiamo parlando di una pubblicazione dello stesso Big Ghost Ltd) che hanno fatto più rumore, “If It Bleeds It Can Be Killed” accende minori aspettative e, magari anche per questa ragione, va a segno nel bersaglio. Senza smuovere le acque più del necessario, il duo si affida semplicemente a un’intesa che appare solida, individuando un baricentro che ai fan dell’uno e dell’altro suonerà familiare quanto basta.

Tracklist

Conway The Machine and Big Ghost Ltd – If It Bleeds It Can Be Killed (No label 2021)

  1. Commencement
  2. J Batters
  3. Way We Move [Feat. Shots]
  4. Kill All Rats [Feat. Ransom and Rome Streetz]
  5. Toast
  6. Losses To Blessings
  7. Highly Praised
  8. Sons Of Kings [Feat. Knowledge The Pirate]
  9. Red Beams
  10. Forever Ago

Beatz

All tracks produced by Big Ghost Ltd

Scratch

All scratches by D-Styles