Intervista a Gionni Gioielli (27/06/2023)

Ci siamo presi del tempo, prima di pubblicare quest’intervista. Un po’ perché sbobinarla e renderla leggibile è stato a dir poco ostico, dato che il tutto si è svolto – e non poteva essere altrimenti! – a Caorle in una tipica osteria, mangiando ottimi cicchetti di pesce e bevendo prima una bottiglia di vino e poi un’altra. Ma anche perché il progetto Make Rap Great Again, come oramai tutti sapete, stava entrando in una fase decisiva, quella finale, e tra i tanti temi toccati, spaziando tra le numerose pubblicazioni che Gioielli ha curato nel corso di questi cinque, intensissimi anni, è emerso anche quello…

Moro: riguardo alle nuove tecnologie, sembri sempre sul pezzo. Cosa ne pensi, ad esempio, delle intelligenze artificiali applicate al tuo mondo – personale, lavorativo, musicale?
Gionni Gioielli: io sono a favore delle intelligenze artificiali, se solo la gente le sapesse usare. Ad esempio, da quando c’è ChatGPT la uso anche per il mio lavoro coi videogiochi, rende più fluidi certi passaggi. Ma abbiamo usato l’intelligenza artificiale anche per la cover del disco di Tony Zeno (Luchino Visconti” – ndBra), al contrario di quella di “Stallone” con Gionni Grano che è stata disegnata da Mat Maic, un ragazzo davvero bravo. Dipende dalla situazione e dall’uso che ne fai.

M: quando ho intervistato Grano e Nex l’anno scorso, per l’uscita del terzo capitolo di Fratelli Freschi, siamo andati avanti mezz’ora a parlare dei film di Stallone. C’era già qualcosa in pentola?
GG: lui ha l’occhio un po’ cadente come Stallone, già questo li accomuna. Avevo visto questa foto di Sly e avevo pensato che doveva essere la cover di un disco MRGA. L’ho proposta a Elia, ma non l’ha voluta; in effetti, mi sono reso conto che non c’entrava un cazzo con questo progetto. Poi ho mandato una foto a Grano e gli ho detto inizio a fare i beat per il tuo prossimo disco! Così sono nati la gran parte dei dischi MRGA. Ho fatto così anche con Montenero (Ligera memories” – ndB): all’epoca non ci conoscevamo nemmeno molto bene, gli ho mandato la copertina, che poi Blo/B ha sistemato, e gli ho detto che gli mandavo i beat, perciò che iniziasse a scrivere…

M: quando MRGA è nata, avevate idea di cosa sarebbe diventata?
GG: io vedo parecchia gente che sta cercando di mettere in piedi delle situazioni, ma che pensa troppo a tutto quello che bisogna fare. Noi siamo partiti senza aspettarci niente, anzi senza proprio nessun progetto. Non so se ti ricordi, ma “Young Bettino story” doveva essere il mio ultimo disco, invece è stato una svolta nel Rap italiano, perché era ciò che in quel momento non c’era. Non è che io sia particolarmente più bravo degli altri, qualcuno poteva farlo meglio di me: ma semplicemente non l’ha fatto. In quel momento, in quel preciso momento, come bei dischi erano usciti quello di Noyz e quello di Marsiglia, che però erano anche molto cantati, non c’erano le strofe, ce n’era solo qualcuna. Io invece ho fatto un disco pensando a Venerdì Rappa, quando da ragazzino ti facevi le cassettine e poi ti ascoltavi i freestyle di chi c’era lì. Dopo qualche secondo di Albertino che introduceva, partiva il beat e loro rappavano, senza ritornelli, senza niente; ed è così che volevo fosse “YBS”, perché è come io mi sono innamorato del Rap. Ma non avevo pensato che avrei fatto “YBS” e poi MRGA. La gente però ha iniziato a chiedermi i CD e non avevo nemmeno pensato di farli. Un mio amico in tre giorni mi ha messo in piedi il sito, ho fatto i pre-order dei CD e ho pensato di fare le magliette di Moana e Agnelli. Tramite un blog su Griselda (che all’epoca non conosceva nessuno), ho sentito Blo: anche lui aveva smesso di rappare, avevo dei beat avanzati e gli ho detto di venire in studio perché volevo farglieli ascoltare. L’idea iniziale era quella di fare come Kanye, cinque dischi in un mese. Ed è andata un po’ così, perché dopo “YBS” ci sono stati “MoMa”, “Anonima sequestri” e “Michele Alboreto”, che sono tutti dischi di nove tracce perché sette ci sembravano poche. Da qui abbiamo creato una scena che non c’era.
M: e avete tirato in mezzo tanti giovani…
GG: appunto, abbiamo riportato al centro dei giovani, che è la cosa più bella. Rollz, Armani, Gentle T, Zeno, Pessimo… A parte il fatto che li abbiamo tirati dentro, la cosa importante è che esistano. Esiste tutta questa scena, che se tu ricordi, perché anche tu hai una certa età, nel 2015 non c’era più un giovane che venisse fuori, la gente impazziva tutta per Mattak…
M: la cosa che a me è piaciuta parecchio, è stata che in parallelo avete anche dato linfa a chi si era un po’ perso per strada o si era messo diciamo in pensione, vedi lo stesso Giamma, Lil Pin o Montenero.
GG: infatti. Ad esempio Montenero, dopo che ha fatto “Ligera…”, si è sentito più attenzioni addosso, perché comunque MRGA è seguita, abbiamo creato una roba magari non enorme, ma c’è gente che segue tutte le nostre cose, che compra, che viene ai live, che ascolta, che sa tutte le canzoni, è proprio una fan base. Così per Pin, che non stava più rappando perché Kennedy aveva praticamente smesso di produrre, io avevo sempre dei beat diciamo avanzati e li avevo fatti sentire a Blo, che mi diceva che erano fighi, intanto continuavo a farne altri e appunto con Pin è nata così, quando gli ho detto io non sono Kennedy, ma sto producendo, ti va di provare? Per Grano, il primo album l’abbiamo prodotto io e Nex, poi abbiamo fatto il disco assieme io e lui con vari producer e ora il disco suo prodotto tutto da me. Al tempo stesso abbiamo i più giovani, Elia che neppure è più un ragazzino, gli abbiamo rimaneggiato un po’ il disco perché era più zarro, abbiamo cambiato delle batterie, le abbiamo rese MRGA, gli abbiamo dato un concept e loro hanno tirato fuori “Ragazzi per sempre”; abbiamo messo gli skit, che così rendi un disco riconoscibile, non si confonde con un altro che hai fatto. Di tanti artisti con una grossa discografia, a un certo punti i dischi si confondono, invece ogni disco che facciamo noi è ben riconoscibile.

M: è interessante questa cosa di ripescare gli assi dalla manica. Come appunto il Giamma, che ha sempre i suoi temi ma fa tutto con uno stile pazzesco…
GG: lui è migliorato tantissimo! Era sempre molto schematico, ma un giorno, mentre stava facendo “Cipriani”, io e Nex gli abbiamo detto di spostare un paio di rime e da lì ha iniziato a spaccare più di prima. E ora io e Nex ci guardiamo e diciamo: ma non potevamo farci i cazzi nostri?! Lui è una riscoperta pazzesca, oltre che essere mio fratello. Anche io sono migliorato tantissimo da quando ero giovane e da quando ho fatto “YBS”.

M: la dualità AdriaCosta/MRGA. Cosa senti più tuo, più nel sangue?
GG: sono la stessa cosa, anche se non lo sono. AdriaCosta è una cosa che fa parte di me, l’ho fondata con Nex appena maggiorenni e poi è entrato subito Grano. Le tempistiche nel decidere le cose erano molto più lente, perché eravamo in tre, ti impunti, scazzi, si vogliono fare le cose in una certa maniera. La differenza con MRGA è che qui decido tutto io! Ascolto gli altri, ma alla fine le decisioni le prendo io. Se c’è da fare un disco, lo programmo io. Se tu devi venire a fare un disco con MRGA, ne parliamo assieme, decidiamo assieme, ma alla fine decido io e poi si va veloci. Io ho questo modo di fare e mi piace così. Quando sei in MRGA, hai tutta la tua libertà, se hai da sottopormi un’altra idea, ne parliamo, ma se è solo un dubbio sono cazzi tuoi. Io odio la gente che non trova soluzioni, ma trova i problemi. E vale in tutto, nel lavoro come nella vita in generale.

M: parliamo di “Mediterraneo”. Che disco è?
GG: è un disco laid back, ma allo stesso tempo è sexy. Come “YBS”, l’ho fatto perché era la musica che volevo sentire in quel momento: per “Mediterraneo” ho fatto la stessa cosa. In Italia non c’è questa roba, allora la faccio io. Magari a qualcuno non piacerà perché non gli piace quel genere, io comunque sono uno che crede molto nel gusto musicale. C’è tanta roba di gente che rispetto, ma che non è il mio genere. “Mediterraneo” è esattamente il disco che voglio ascoltare in piena estate.

M: si può dire sia una continuazione di “5 bambole…”, anche se il tessuto sonoro è diverso; prima pescavi in soundtrack italiane anni ’60/’70, qui la scelta è spesso di tutt’altro genere.
GG: è comunque un disco prodotto a metà, quindi c’è la parte di Hvgme, con quel gusto tra i ’70 e gli ’80, e la mia. Dovevo andare a completare le sonorità, diciamo. Ho scelto dei beat un po’ più veloci, andando a pescare anche cose del 2000 e del 2010, roba Lounge.

M: parlando invece degli argomenti, dei testi, diciamo che si tratta di figa, figa e figa… Lo fate volendo essere credibili o volendo raccontare una specie di film che potrebbe rappresentare eventi di vita vissuta?
GG: abbiamo una certa età e abbiamo certi tipi di esperienze. Io oramai ho la ragazza da dieci anni e lei adora quando faccio questo genere di musica. Anzi, aperta parentesi, lei è super fan del disco di Zeno e di “Festivalbars” – e non ascoltava Rap prima di conoscermi! Io vengo da qui, da Caorle, paese di mare, ho un certo background di storie di fighe da raccontare. Chiaramente, quando scrivi un testo non devi dire tutta la storia com’è andata, puoi prendere dei pezzi e mischiarli tra loro, prendi vari elementi per creare una cosa che funzioni. A me piace scrivere di queste robe, si era già capito in “5 bambole…”, appunto, dove però parlavo anche di più del Rap e dell’essere fighi.

M: secondo te “Mediterraneo” può raggiungere i risultati di “5 bambole…”, che è già considerato uno dei tuoi dischi migliori?
GG: a livello di riscontro, la risposta c’è. Dopo “YBS”, “5 bambole…” è il disco che ha venduto di più in MRGA. Ne avevamo fatte tante copie, perché l’avevamo stampato in una fabbrica, e facendo anche le varie colorazioni c’erano dei numeri minimi da ordinare. Ne abbiamo previste 400 copie per metterne in vendita 325. Abbiamo praticamente finito anche le altre e ne tira fuori qualcuna ogni tanto Tuff Kong. Ed è un disco che ho fatto in un paio di settimane, praticamente in freestyle.

M: e infatti nei dischi MRGA non si sentono forzature, scorre tutto con naturalezza e spontaneità. Hai tentato qualcosa di diverso in “#FREECRAXI”…
GG: sì, infatti, ho voluto fare qualcosa di più. Si usciva dalla pandemia, era scoppiata questa cazzo di guerra e mi sono sentito molto toccato, perciò ho voluto dire certe cose. Poi Tosses ha fatto dei beat pazzeschi! Ho realizzato un disco che mi soddisfa completamente, ma che non riascolto. Mi ero sforzato di fare quella cosa lì perché in quel momento volevo dare quel messaggio. La gente dice cazzo, Gioielli ha fatto un disco impegnato, anche se era quello che parlava sempre di figa, soldi e droga. In realtà io non mi drogo da vent’anni, oramai, e non parlo più di droga da parecchio, a parte qualche citazione qua e là. Se ascolti “Mersa Matruh” (da “Mediterraneo” – ndB), parliamo sì della tipa che si droga, cui guardo il culo mentre si alza per pippare, ma mica pippo io. E anche Montenero dice <<non fa per me ‘st’affaire della riga>> – lui penso non si sia nemmeno mai drogato. Siamo sempre molto realistici. Mi fanno un sacco ridere tutti questi rapper underground che magari mi piacciono e mi stanno pure simpatici, ma parlano ad esempio di vestiti e li ho visti quattro volte con sempre la stessa felpa…e basta!

M: ecco, proprio questo modo di porsi trova molto d’accordo me e gli altri componenti dello staff. Abbiamo quarant’anni passati, non ci serve sentire il ragazzino che ci spiega quanto sia dura la vita…
GG: perché poi, la maggior parte delle volte, li ascolti e dici ma di cosa cazzo stai parlando? Che cazzo di problemi hai? Io vengo sempre additato di non avere i contenuti seri. Poi però in un pezzo di “Mediterraneo” dico: <<smetti di drogarti che diventi stupido, gli stupidi non fanno i soldi>>. Io dico sempre delle cose, però senza farti la paternale. Scusa se non sono triste, scusami se nella vita ho lavorato, anche su me stesso, per raggiungere dei risultati in modo da essere oggi, a 44 anni, una persona soddisfatta, che non ha le paranoie su ogni stronzata.

M: in effetti ci sono molti rapper che stanno parlando di depressione. Penso all’ultimo di Marsiglia o di Egreen…
GG: sono pesanti entrambi, ma li terrei separati da altre cose. Mattak e Marracash hanno fatto due dischi nei quali raccontano alla gente il fatto di essere andati dallo psicologo, in pratica. Sembra quasi che abbiano pagato lo psicologo per essere ascoltati e adesso si fanno pagare per essere ascoltati e recuperare i soldi dello psicologo… Nicholas ha vissuto veramente un periodo di merda e capisco che quel disco sia stato uno sfogo. Un disco che ho ascoltato e nel quale l’ho riconosciuto tantissimo, perché in quel periodo lo sentivo spesso. Oggi ci sentiamo meno. Io gli voglio sempre e comunque bene, lui credo mi voglia sempre e comunque bene. “Bellissimo” e “Nicolás” sono due dischi che ho ascoltato una volta e ho apprezzato, ma che non sono la mia roba. Marsiglia ha fatto un disco che ho ascoltato per un giorno e mezzo quando è uscito (e per me un giorno e mezzo è tantissimo per un disco di Rap italiano), lo reputo un grandissimo disco ma lo riascolterò a ottobre. Comunque sono proprio da mettere su due posizioni diverse rispetto a quelli di Mattak e Marra. Come anche Kaos: vuoi parlar male di Kaos? E’ indiscutibile il massimo rispetto nei suoi confronti, fa parte del patrimonio musicale italiano, ma io non mi sono mai rivisto in tutta quella negatività, in tutto questo essere sempre preso male.

M: andando un po’ indietro negli anni, in cosa è cambiato l’Hip-Hop rispetto a prima?
GG: il bello del Rap attuale è che ora ognuno fa la propria roba, ognuno porta il proprio tassello, una cosa che secondo me non c’era negli anni ’90. Questa cosa non è ancora ben sviluppata in Italia, ma sta crescendo: il fatto che ci siano vari generi di Rap. Una volta c’era un suono unico, poi c’è stata la spaccatura tra la vecchia e la nuova scuola: sono usciti Club Dogo, TruceKlan, Inoki, in piccolo anche Micromala, Co’ Sang, One Mic… All’epoca c’era stato anche poco rispetto da parte della vecchia scuola verso noi della nuova. Io ero stato persino bannato dal forum di Dj Gruff, perché dicevano che parlavamo di cocaina… Bro’, se vuoi te la vendo. C’era questa visione che la cocaina non esisteva, che le puttane non esistevano, che eravamo tutti nei centri sociali, brutti, sudati, con i pantaloni larghi e sporchi e che si poteva parlare solo di quello. No pare, io andavo al Muretto (una delle storiche discoteche di Jesolo – ndMoro) a divertirmi fino alle 7.00 di mattina. Noi raccontiamo altre cose e non è che perché tu non le hai vissute, allora non esistono. Se mi stai rompendo i coglioni e mi dici che faccio Rap che non ha contenuti, sei tu che stai sbagliando. Prima di tutto, il Rap è party. Quest’anno il Rap ne fa cinquanta, è nato quando Kool Herc ha fatto la prima festa e non ha messo nessun disco Rap, perché il Rap manco esisteva. E non dovete rompermi i coglioni!

M: fin dai tempi di Micromala, avete avuto un riscontro importante nel Triveneto, pur appunto venendo da una realtà locale. Ora sembra che tutti debbano andare a Milano per poter far qualcosa nel mondo del Rap…
GG: la gente dice che a Milano è facile, in realtà non è così, soprattutto se fai un genere come il nostro. Noi non facciamo i numeri della Trap, ad esempio è stato difficile trovare un posto per fare una data a Milano. I gestori dei locali sono scottati, avendo avuto serate con gente che aveva mezzo milione di ascolti mensili su Spotify ma hanno portato cinquanta persone sotto al palco, perché gli ascolti sono dopati. C’è gente che ha questi numeri ma che non fa live o va solo ai festival. Noi con trentamila ascolti mensili siamo un rischio, ma alla fine abbiamo trovato una data e qualcuno che ci ha creduto, abbiamo fatto sold-out da seicento persone. Al primo giro di date che abbiamo fatto in Italia, è stato difficile trovare chi ci desse fiducia. Poi sono andate bene e ora ci stanno chiamando, ma io non ci voglio più andare.

M: hai fatto parecchie date in giro per l’Italia, sia qui in zona ma anche a Roma e Milano. Come sono andate? Hai trovato riscontro e coinvolgimento rispetto a quello che fate?
GG: ci sono state due belle serate qui in zona, entrambe a San Donà di Piave, dove ho fatto un dj set con roba classica Hip-Hop ma che non senti sempre e altra roba un po’ diversa, però ho visto che la gente si è pigliata bene. Sempre in zona, c’è stata la serata al birrificio dei Bond Brothers dove c’è stato un gran live, proprio una bella situazione con tanta gente presa bene. A Milano abbiamo fatto seicento persone che hanno rappato barra per barra per due ore. Poi abbiamo fatto Bologna, Roma, Andria, Torino con sempre almeno cento/centocinquanta persone che sapevano tutte le strofe e stavano lì dall’inizio alla fine. Non è che inizi il live con un tot di persone e dopo tre quarti d’ora ne hai trenta sotto al palco: tutti lì dall’inizio alla fine. La gente mi chiude tutte le barre, è proprio partecipe al live. Quando hai il ritornello è facile, ma chiudere proprio le strofe non è così semplice. Ad esempio a Roma c’era un gruppetto di fan di Gentle T che sapeva anche il pezzo che abbiamo fatto di “Bar sport”. Un altro esempio è Pin: sempre a Roma, il Danno non lo conosceva ed è venuto da me a chiedermi chi cazzo fosse quel mostro…

M: veniamo al presente. Quindi MRGA chiude?
GG: facciamo un live il 1° settembre a Lecco, il 6 a Roma, forse a fine settembre a Cagliari; poi io chiudo. MRGA chiude. Di solito avevo sempre due o tre progetti in lavorazione, in questo momento non ho nulla e non ho più niente da voler fare. Volevo fare un disco MRGA dove ci saremmo stati principalmente io, Rollz e Armani, in modo da poterlo portare live più agevolmente, senza dover fare sempre queste scalette folli. Ma non è fattibile, quindi a un certo punto ho deciso che non valeva la pena fare un altro disco mio, che in questo momento avrei voglia di fare ma allo stesso tempo non ho voglia di fare. Sono rimasto un po’ deluso da alcune cose legate a certe persone e sono proprio stanco. Penso che ora sia giusto che ognuno prenda la sua strada, per vedere dove porta. Ho comunque ottimi rapporti con tutti, non fraintendetemi.

M: penso sia anche una cosa naturale, cioè che da una realtà poi ne possano nascere delle altre. Vedi Stakanov Boys e Santa Sede, ad esempio.
GG: hai visto la serie sul Wu-Tang Clan? Loro sono durati cinque anni, quello era il contratto che gli aveva fatto RZA. Ho visto delle cose, in quella serie, nelle quali mi ritrovo. Ad esempio qualcuno che ha iniziato a pensare di farsi i cazzi suoi (e ci sta), sono felicissimo che ogni ragazzo lo possa fare, anzi sono stato il primo a spingere ognuno di loro a fare la propria cosa. Il 31 agosto sono cinque anni che è uscito “YBS”, appunto…
M: vuoi fare il buon padre di famiglia?
GG: sì, in questo momento voglio che tutti prendano la loro strada e facciano la loro esperienza. Abbiamo comunque fatto parecchio! Al momento non voglio proprio pensare a quello che accadrà, poi magari torniamo tra sei mesi, un anno, chi lo sa? Se dovessi tornare, lo farei con un mio disco solista o con uno che potremmo portare ai live, non incasinato come “Festivalbars” dove eravamo in tanti, fatto da tre rapper con almeno due presenti in tutti i pezzi, quindi che si possa suonare bene alle serate. Un merito che mi prendo, è quello di aver creato un roster di rapper pazzeschi: ognuno ha la sua personalità e il suo stile, non puoi confonderli. Sono riuscito a definire questa personalità forte che ha davvero ognuno di loro.

…la seconda bottiglia di vino è oramai finita, meglio andare a mangiare una pasta coi rovinassi e chiudere l’intervista. Grazie a Matteo per la disponibilità e per l’intenso viaggio che ci ha fatto fare con Make Rap Great Again e che proprio domani si concluderà con “The greaters”. E chissà che un giorno, quando più ce n’è bisogno, l’avventura non riprenda esattamente da dove si era interrotta…

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