Toni Zeno e Gionni Gioielli – Luchino Visconti

Eppur si muove… Prendiamo in prestito questa celebre frase, attribuita a un Galileo Galilei che in tutta probabilità non la pronunciò mai, per dire che sì, nonostante le infinite difficoltà che ben conosciamo, l’underground italiano è vivo e si muove. Merito – se ne facciano una ragione i rosiconi – anche (e forse soprattutto) di molti signori coinvolti in questo “Luchino Visconti”: se non fosse stato convocato in “Pray for Italy”, non avremmo conosciuto Toni Zeno aka Zeno TDM, rapper messinese del collettivo Rina Niura, avremmo quindi rischiato di perderci gli EP “Codice a barre” e “Solve et coagula” (rispettivamente con Il Torsolo e Aleaka), più di tutto, però, non sarebbe scoccata quella scintilla che – passando ancora per le partecipazioni in “Ragazzi per sempre”, “Villains” e “#FREECRAXI” – ha determinato l’ennesima scommessa dei laboratori MRGA su un artista giovane, lontano dalla celebrità e, lo sottolineiamo con sincero piacere, cresciuto in una scena periferica, per geografia ma altresì per rilevanza e riscontro. E, se l’abbiamo già detto, perdonateci la ridondanza: ciò che Gionni Gioielli sta facendo (con Blo/B e Fabio Zito) è significativo in primis per questo motivo, perché proietta un fascio di luce dove non tutti hanno voglia di puntare lo sguardo.

Poi c’è la musica, certo. E quella parla da sé; specie quando indole e descrizioni sono un biglietto da visita che non espone ambiguità di sorta (<<su una sdraio mangio misto mare, sembro incastonato/’sto degrado è tutto ciò che odiamo, è il nostro santuario/me ne sbatto un cazzo se finisce in radio/il tuo mc di strada a casa mia può fare un disco orario>>), con un atteggiamento altrettanto esplicito in merito alla convinzione nei mezzi di cui si dispone (<<se ‘sta cosa è tipo calcio, sono Baggio/chiuso in attivo il bilancio, ora rilancio/…/ora che ad ogni pezzo zitti, cerchiano la bocca/non cerco più la svolta, babbo, sono io la svolta>>) – in ambo i casi si tratta di “Gruppo di famiglia in un interno”. E se l’asticella vi sembra sia collocata un po’ troppo in alto, giacché moneta sonante e views sappiamo che piovono altrove, non cascate nell’errore di dare a ogni parola il suo significato letterale: nel gioco del Rap è lecito dire tutto e il suo contrario, a patto che lo si sappia fare.

E’ il caso di Toni. Qui in una prova di qualità, apprezzabile sotto il profilo tecnico come nel felice equilibrio tra autocelebrazione e istantanee scattate dall’interno di un ambiente che, pur se ostile, si rivela un’efficace fonte d’ispirazione per la narrativa dell’mc classe ‘95. Le immagini proposte sono infatti squarci che non lasciano indifferenti, come in “Ludwig von Wittelsbach” (<<incapaci a fare il male perché è stato il male a farci/figli non desiderati, masticati tra lе fauci/e, scemo, non vengo dal basso, sto salendo dall’Infеrno/fiori col filo di ferro, in busta un contrappasso eterno/vedo che ti sei abbassato perché vuoi alzare il livello/mi misuro con il peggio, tu col cazzo ed il righello>>) o nell’inflessibilità di “Senso” (<<noi come le api dentro un alveare, campa per lavorare/polline millefiori, miele, pappa reale/il regno animale a ruota ci vende per nеcessarie/fintantoché c’è un prezzo da pagarе/…/stare nel fango è dignità, io qua non lo nascondo/nato tra le formiche, non s’invidia il posto al porco>>). Sganciandosi da retorica e luoghi comuni, il Nostro conduce l’ascoltatore tra asprezze, contraddizioni e aspirazioni che restituiscono compiutamente il clima dal quale origina ogni racconto dall’album; il resto, come detto, è carattere, spocchia e scarsa diplomazia.

Pane quotidiano, per il plotone medagliato MRGA – tanto più quando Gioielli amplifica la crudezza della produzione con un deciso reintegro della componente ritmica. Notevole, ad esempio, la composizione di “Parondi”, con un delizioso sample di archi che solo dopo la prima strofa viene puntellato dalla programmazione di cassa e rullante, un crescendo ben gestito che prepara il terreno alla robusta “Rivista cinema”, l’immancabile posse track in compagnia di Elia, Gionni e Blo. Non che Antonio abbiamo bisogno di supporto, con barre dritte come <<tempo fa ho letto che un uomo deve riflettere il vuoto/ed immedesimarsi per evitare il giudizio in vita/io negli ultimi tre mesi non ho scritto un verso buono/per calarmi un po’ nei panni dei tuoi preferiti in Ita>> (“La caduta degli dei”) e <<qua Zeno è il nome del tipo che in un minuto ha chiarito/che sei fottuto, finito, quando rimo sputo e benedico>> (“La terra trema”).

Facciamola facile: “Luchino Visconti” è, in ordine di tempo, l’ultimo centro pieno per Make Rap Great Again, la cui strategia consistente nell’alternare titolari e nuovi ingressi – senza intaccare di una virgola il proprio manifesto – ne sta decretando i meritati apprezzamenti. A colpire, quindi, è la numerosità di frecce presenti in una faretra che, a ogni colpo scoccato, sembra addirittura ingrossarsi; e se questo non è un risultato straordinario, considerando anche l’assoluta indipendenza di una realtà articolatasi attorno all’appassionato dinamismo del trio di cui sopra, allora ditemi voi cosa sia.

Tracklist

Toni Zeno e Gionni Gioielli – Luchino Visconti (Make Rap Great Again 2022)

  1. Gruppo di famiglia in un interno
  2. La terra trema
  3. Ludwig von Wittelsbach
  4. Balastri [Feat. Gionni Gioielli]
  5. Arturo e Raimondo [Feat. RollzRois]
  6. Parondi
  7. Rivista cinema [Feat. EliaPhoks, Gionni Gioielli e Blo/B]
  8. L’innocente [Feat. Armani Doc]
  9. Senso
  10. La caduta degli dei
  11. Le notti bianche (CD bonus track)

Beatz

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