Danny Brown – uknowhatimsayin¿

Voto: 4,5

Non è un caso che se ne stia lì con quello sguardo sibillino e compiaciuto, sporgendosi dall’angolo di quella quarta parete – che spesso ama mandare in frantumi – per osservare l’espressione sul nostro viso mentre ascoltiamo uknowhatimsayin¿. Non sto a girarci tanto intorno; anzi, ve lo dico proprio subito (tanto il voto l’avete già letto, no?): Danny Brown così non l’avete mai ascoltato. E questa – se ha senso la definizione, considerato il minutaggio non eccessivo – è la sua opera magna.

Se dopo Old la direzione cardinale da seguire non poteva che essere una, prevedere invece quale sarebbe stato il prosieguo del percorso una volta lasciatosi alle spalle “Atrocity Exhibition” era ben più ostico. Un po’ perché il buon Danny ha sempre dato l’impressione di essere un tizio piuttosto refrattario alla staticità; ma soprattutto perché a fare da lanternino questa volta c’era un certo Kamaal Ibn John Fareed, noto ai più come Q-Tip, che oltre a indossare i gradi da produttore esecutivo si è pure cimentato in prima persona dietro i pulsantoni dell’AKAI.

Due punti in origine separati da distanza siderale. Ma una retta che attraversi entrambi esiste, per quanto sia improbabile tracciarla. E la sua misura è data dalla sporcacciona Dirty Laundry, una roba fuori da ogni pronostico che, sarà anche scontato dirlo a giochi fatti, è il motivo per cui ascoltiamo i dischi di gente come Danny Brown e Q-Tip, mentre loro probabilmente non farebbero lo stesso con i nostri. Il beat schizofrenico si arpiona alla corteccia cerebrale prima che ce ne si possa rendere conto, convogliando una sconclusionata sequenza di quotables a base di squallide scappatelle, alcaloidi profumati e veri e propri panni sporchi (<<put your life on the line, hang ’em out to dry/tryna keep my hands clean, out here ridin’ dirty/shit get messy? Mop him up with the .30>>). L’arte di stare in equilibrio con un piede nella tomba e l’altro su una buccia di banana; difficile tradurla sulla tela meglio di così.

C’è però un secondo, grande pilastro che regge “uknowhatimsayin¿” e lo indirizza su un piano di astrazione delle forme più elevato rispetto alle voci già iscritte nel curriculum di Brown: è l’amalgama delle sue dottrine con l’eclettismo di JPEGMAFIA, un altro personaggio che fa Rap seguendo una grammatica che nessuno potrà mai decifrare completamente. Su questo asse nascono le andature sghembe di 3 Tearz, completata dai Run The Jewels (sontuosa la prova di Killer Mike), gentili a restituire il favore per la loro “Hey Kids (Bumaye)”, e Negro Spiritual, che chiama in causa altri due pesi massimi di casa Warp come Flying Lotus e Thundercat, mentre Peggy sfodera la sua migliore imitazione del Pharrell che intasava le chart nella decade del doppio zero. Detta così potrebbe sembrare un pastrugno senza capo né coda, ma vi lascio un pulsante play d’emergenza da premere proprio qui sotto, così potrete decidere da soli.

Sentita? Ecco, appunto. Certo, ogni tanto anche Danny Brown tratta la materia seguendo modalità più tradizionali, ma lo fa senza mai ripulire del tutto i contorni. Si ottengono in questo caso pezzi come Shine o Best Life, quest’ultima carica di un’attitudine insolitamente positiva che ognuno può fare sua, i quali costituiscono pure una sorta di entry level nella sua dimensione, senza però comprometterne le leggi fisiche che la regolano. Una cosa non da poco, considerati alcuni azzardi del passato.

Forse manca ancora un indizio per ottenere la proverbiale prova ma – in attesa di quello – i primi due sembrano suggerire che il signor Sewell abbia del tutto assimilato la lezione.

Tracklist

Danny Brown – uknowhatimsayin¿ (Warp Records 2019)

  1. Change Up
  2. Theme Song
  3. Dirty Laundry
  4. 3 Tearz [Feat. Run The Jewels]
  5. Belly Of The Beast [Feat. Obongjayar]
  6. Savage Nomad
  7. Best Life
  8. uknowhatimsayin¿ [Feat. Obongjayar]
  9. Negro Spiritual [Feat. JPEGMAFIA]
  10. Shine [Feat. Blood Orange]
  11. Combat

Beatz

  • Paul White: 1, 5, 8
  • Cartie Curt: 2
  • Q-Tip: 3, 7, 11
  • JPEGMAFIA: 4
  • Playa Haze: 6
  • Thundercat and Flying Lotus: 9
  • Standing On The Corner and Paul White: 10
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