Czarface – Czarface Meets Ghostface

Voto: 4 –

Nonostante le vette di un ancor oggi memorabile capitolo introduttivo non siano mai state del tutto eguagliate dalla pur copiosa produzione quinquennale a esso succeduta, possiamo sostenere in tutta tranquillità che, all’interno di un panorama underground per lo più invischiato in una qualità soltanto media, il marchio Czarface sia rimasto ben impresso grazie all’indiscutibile carica di energia portata verso l’equazione più logica del vecchio boom bap statunitense, la quale coniuga beat ad alta percentuale lipidica a liriche in grado di affettare come uno stuolo di sciabole, in questo caso facendosi ispirare da argomentazioni di comune interesse per il background tanto degli artisti stessi quanto dei loro fan più attempati, attuando una piacevole navigazione tra fumettistica e citazioni culturali retrò.

Non sarà stata una progressione di tipo matematico, certo, inutile negare di aver assistito a qualche perdonabile incidente durante un percorso in ogni caso rivelatosi generalmente ben al di sopra del soddisfacente, ciononostante è altrettanto inutile tentare di celare un quantitativo costantemente alto d’entusiasmo ogni qualvolta viene preparato il terreno per una nuova avventura discografica del collettivo formato da Esoteric e Ispectah Deck, in unione al team sonoro composto da 7L, Jeremy Page e Todd Spadafore, un’attesa arricchita dalla decisione che ha accomunato le ultime due uscite con l’allargamento della collaborazione a favore di un terzo ospite.

Il ritorno di Ghostface Killah in questo ring virtuale (l’aveva già calcato in occasione di “Savagedly Attacked”) porta i suoi ovvi benefici pur non costituendo il solo motivo degli entusiasmi innescati da “Czarface Meets Ghostface“, disco che per molteplici ragioni permette all’operazione Czar di ritornare a guardare in alto sfruttando nuovi dinamismi e incontrando la necessità di rinfrescare l’offerta in maniera consona, sebbene i concetti portanti siano esattamente quelli di sempre. Il contributo di Tony Starks, figura più che adatta a spaziare in ambiti che congiungono supereroi illustrati e campioni del microfono, restituisce al progetto una verve lirica apparentemente perduta sotto i colpi della delusione provata per “Czarface Meets Metal Face“, un effetto evidentemente benefico pure per la resa motivazionale degli altri due mc’s, perlomeno a giudicare dalla maggior vitalità complessiva delle rispettive prestazioni del Rebel I.N.S. e di Seamus Ryan.

Altrettanto inoppugnabile è la sopraggiunta maturazione nell’allestimento di un comparto musicale che partiva già da ottimi livelli al di là del pallore della prova precedente a questa, inquadrando le idee in maniera più ordinata e dando l’impressione di aver correttamente trovato la direzione verso la quale spingere i suoni; un traguardo che il passato aveva permesso di raggiungere solo in parte. Gli Czar-Keys sono difatti determinanti nell’individuare con efficacia i nuovi sviluppi di un’ossatura volutamente classica, sottoponendola a una costruzione nella quale un’alta percentuale di loop e bassi sono generati dalla profondità del suono del sintetizzatore, mentre i sample svolgono sì il loro ruolo ciclico all’interno dei pezzi, ma forniscono al contempo anche quella necessaria variabile in grado di impreziosirne la resa finale, creando passi memorabili anche nel giro di sole due barre o virando del tutto inaspettatamente – non una novità rispetto agli album precedenti, però con effetti di tutt’altra consistenza. Ciò, unito a una perfetta sintesi nella stesura della scaletta finale, rende di conseguenza impossibile reperire un beat che non sia in grado di entusiasmare.

In un contesto all’interno del quale Esoteric e Deck perseguono con successo l’obiettivo di concretizzare un tasso lirico d’alta qualità, gareggiando attivamente su schemi metrici dove la composizione multisillabica è un requisito minimo, Ghost risulta essere un complemento opportunamente vivace pur non apparendo nella totalità delle tracce, assecondando una conformazione nella suddivisione delle strofe che riesce a offrire una giusta dose d’imprevedibilità. “Face Off” introduce al meglio la figura nel panorama Czarface, proponendo un flow pimpante e un wordplay micidiale (<<ayy, yo it’s Czar vs Ghost, we about to face off>> sembrerebbe una linea molto semplice, tuttavia se la scomponete…) sopra un beat più che adatto a fornire consistenti dolori cervicali in soli tre minuti di svolgimento; “Super Soldier Serum” – stratosferica composizione d’intonazione interstellare – lo vede rubare lo show a mani basse, sfoderando una strofa sostenuta dalle numerose citazioni tecnologico/futuristiche e dalla corretta fusione di ciascuna barra attraverso l’accomunamento dei concetti; “Morning Ritual”, musicalmente più pulita rispetto ad altre situazioni, pone infine l’accento sulla relativa bravura nel seguire l’assegnazione di un tema specifico riempiendo coerentemente un foglio bianco, cospargendolo con l’usuale pepe del suo ricco immaginario sprezzante e machista.

La fusione delle differenti peculiarità dei tre rapper genera un allineamento ottimale tra gli stessi per merito della sapiente gestione dei modelli metrici e delle cadenze, ideali per fondersi tanto a un’estetica prettamente segnata dalla golden age insita in pezzi come il superlativo singolo “Mongolian Beef” e l’intrigante “Powers And Stuff” (adorabili sia l’interazione tra i due sample che la probabile estrazione tramite il mitico SP-1200), quanto a elaborazioni musicali più complesse come “Iron Claw”, sorretta da una sezione ritmica elaborata, che accoglie uno degli strumenti con cui il collettivo ha già offerto pezzi di notevole spessore in passato: l’organo.

La versatilità del tessuto portante dell’operazione non manca di emergere nemmeno quando la porzione fissa della crew gestisce la faccenda per conto proprio. “Czarrcade ’87” – esplicito omaggio al wrestling della WWF – vede difatti Esoteric e Deck distribuirsi vicendevolmente rapidi passaggi di microfono senza pause o ritornelli, tenendo una ritmica impeccabile per tutto il dipanamento di un brano dominato da basso e batteria; “Listen To The Color” rappresenta invece un concetto oramai irrinunciabile per il sound del gruppo, ovvero lo switch di beat a ogni nuova strofa, un episodio che spazia tra gustose interazioni tra archi, synth e sample che paiono provenire da un horror nipponico, col solo neo di una seconda frazione che non c’entra nulla col tempo generico della traccia, scelta che trova Esoteric non a proprio agio perché forzato a rallentare così eccessivamente il Rap.

Pur denotando l’esistenza di qualche pezzo dove tende a spiccare la maggior naturalezza nel flow di un Deck come sempre ispiratissimo quando si tratta di indossare il costume del supereroe (è il caso di “Masked Superstars”) o nel quale la differenza nella resa dei giochi di parole risulta più accentuata rispetto alla media (<<how I’m workin’ the beat, I’m like a housing cop>>; <<the flow stayin’ wetter than your chick box>> è robetta che eleva l’Ispettore al quadrato, capita invece che Eso getti letteralmente via qualche linea come <<you’re you, I’m me, you’re trash, I’m king>>), la chimica tra i due co-protagonisti lirici rimane fortemente coesa, fissandosi tra gli elementi primari per la riuscita di un disco che prende con forza la saga Hip-Hop più conosciuta degli ultimi anni e la spedisce ancora in orbita.

Tracklist

Czarface – Czarface Meets Ghostface (Silver Age 2019)

  1. Back At Ringside
  2. Face Off
  3. Iron Claw
  4. Czarrcade ’87
  5. Powers And Stuff
  6. Masked Superstars
  7. Morning Ritual
  8. Super Soldier Serum
  9. The King Heard Voices
  10. Listen To The Color
  11. Mongolian Beef
  12. (Post Credits Scene)

Beatz

All tracks produced by The Czar-Keys

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