Roc Marciano – Marcielago

Voto: 4

Col trascorrere del tempo, a posteriori, ricollocare il passato attraverso un’attenta lettura del presente è un’operazione inevitabile, un’esigenza quasi naturale. In ambito musicale, ciò può tradursi nell’individuazione di quei dischi capaci di segnare una rottura, un punto di svolta dal quale germina un insieme di titoli accomunati dai medesimi presupposti stilistici. Facendo riferimento all’Hip-Hop underground della costa orientale, è quindi il momento di rendere i dovuti meriti a una coppia di uscite che, tra le altre ma forse più di altre, hanno sicuramente contribuito a dare un indirizzo al decennio appena conclusosi: mi riferisco al seminale “UN Or U Out” (2004) e a “Marcberg” (2010), il primo a firma The UN, crew di Long Island in cui militava Roc Marciano, autore del secondo e nume tutelare di quella nicchia che si è raccolta attorno alla più stoica ortodossia, tranciando di netto ogni possibile canale di comunicazione con la scena meglio esposta ai riflettori.

“Marcielago” sboccia soprattutto in scia a “Reloaded” e “Marci Beaucoup”, pietre angolari di una carriera ondivaga (prima di approdare all’autoproduzione marchiata Merci Enterprises, il Nostro ha pubblicato per Fat Beats, Decon e Man Bites Dog) e tuttavia inflessibile nelle modalità realizzative: quest’ultimo – come i precedenti – è un titolo che non concede appigli all’ascoltatore, chiamato a entrare in sintonia con un progetto del tutto privo di alleggerimenti e compromessi. <<This game is meant for a select few, man, everybody is not for everybody…>> declama la buonanima di Prodigy nell’intro – “Select Few”, appunto – di un album volutamente ostico, perimetrato da un intreccio di strumentali ipnotiche, voce graffiata e pagine strappate da una sceneggiatura senza fine; distanziarsi dai più recenti “Kaos” (con Dj Muggs) e “Behold A Dark Horse” non era dunque nei piani dell’mc originario di Hempstead – grazie a Dio, rispondiamo noi in coro.

C’è un’intera scuola di (gangsta) rapper gravitanti nell’area metropolitana di New York che, esplicitandolo o meno, da quest’intransigenza ha attinto spesso a piene mani; non a caso, a un paio di loro viene offerta l’occasione di affiancare Roc Marciano lì nel centro della tracklist, mi riferisco a Knowledge The Pirate, coinvolto nella minacciosissima “Tom Chambers”, e all’immancabile Westside Gunn in “Boosie Fade”, che inscriviamo subito tra gli highlight di “Marcielago” per il tocco di sarcasmo del padrone di casa: <<don’t waste your time rhyming and quit your day job/I’m in the Bahamas ‘till I came back the same shade as Akon>> – deliziosa la rima basata sulla precisa assonanza delle vocali. Non che ci fosse bisogno di un aiutino dall’esterno, come “Choosin Fees” dimostra a pochi minuti dallo start indirizzando la trama verso il più classico racconto ispirato alla blaxploitation: <<if you get pinched, don’t dare mention my name/can’t be the weakest link in the chain/…/I fixed the mistakes you just stick to the plate/and we can pay to have our sins erased>>.

Per l’ottava volta in dieci anni, la costante è data infatti da un immaginario apertamente cinematografico, foraggiato con successo da una scrittura di grande qualità – e questa è la principale differenza tra Roc e la maggior parte dei suoi epigoni. Che lui sia un paroliere sopraffino non lo scopriamo certo durante questi cinquanta minuti, utili però per mettere ancora una volta in evidenza le finezze di uno stile che alla ricerca terminologica abbina un flow sofisticato, che non di rado spezza il verso nel mezzo (l’ottima “Richard Gear”: <<I’m not to be taken lightly, I’m a silent killer/do me a solid, come suck what’s behind the zipper/I steer the ship, ma, I’m the skipper/I don’t fish, I’m more Guy Fisher but just a bit richer>>). A un orecchio poco abituato il suo incedere risulterà magari monocorde, piatto; in realtà, a prescindere dal contenuto abbastanza circolare degli storytelling, la portata ha una fitta densità di sfumature, tali da rendere quasi tangibile la tensione di un brano come “Ephesians”, solo sulla carta affine a numerosi altri: <<works to serve or two burning the food/fumes from the German Lug’s it ain’t perfume/…/hoe, you could choose to be a walking snooze/I bare my soul like I wrote this nude/…/the hate gave the motor fuel/niggas ain’t got a molecule of cool in their vein to trade pool>>.

Infine, quale ulteriore punto a favore segnaliamo la gestione pressoché monocratica di “Marcielago”, prodotto in percentuali bulgare dallo stesso Marciano. Non che Animoss e The Alchemist siano due collaboratori sgraditi (al contrario!), eppure – per gusto personale – le prove più convincenti dell’mc sono a tutt’oggi quelle che ha realizzato sdoppiandosi tra microfono e campionatore. Così nelle quindici tracce in esame, come di consueto scarnite attraverso una metodica attività di sottrazione: incidendo la componente melodica con una lama arrugginita (“I.G.W.T”), atrofizzando la sezione ritmica (“Bomb Shelter”) e recuperando groove Soul che non necessitano di particolari ricami (la sorprendente “God Loves You”).

La somma delle parti non può che essere solida come lo è l’intero percorso solista di Rakeem Calief Myer, in arte Roc Marciano, giunto alla soglia dei quarantadue anni dopo un filotto di centri da record olimpionico. Occorre aggiungere altro?

Tracklist

Roc Marciano – Marcielago (Merci Enterprises 2019)

  1. Select Few
  2. Molly Ringwald
  3. Choosin Fees
  4. Richard Gear
  5. Ephesians [Feat. KA]
  6. Tom Chambers [Feat. Knowledge The Pirate]
  7. I.G.W.T
  8. Puff Daddy [Feat. Cook$]
  9. Boosie Fade [Feat. Westside Gunn]
  10. Bomb Shelter [Feat. Willie The Kid]
  11. Saw
  12. SAYLAVI
  13. God Loves You [Feat. Cook$]
  14. Joe Jackson
  15. Legacy

Beatz

  • Roc Marciano: 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15
  • Animoss: 2, 12
  • The Alchemist: 11

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