Neffa – Canerandagio – parte 2

La buttavamo un po’ lì, commentando “Canerandagio – parte 1”, quando ipotizzavamo che il disco avrebbe avuto una parte 2 prima dell’Universo Neffa del 5 novembre: va da sé che si trattava di una previsione fin troppo scontata, desumibile dal titolo stesso del progetto. A distanza di quattro mesi e mezzo, l’operazione può dirsi quindi ultimata (se in via definitiva o meno, è un vaticinio cui ci sottraiamo volentieri) grazie a una seconda metà in larga parte speculare all’altra, ovvero costituita da dieci brani, diversi featuring (sette a fronte dei precedenti quattordici, comunque una percentuale rilevante) e l’intera produzione nelle mani del solo Pellino; tra molte similitudini e qualche lieve differenza, la chiusura del cerchio è data allora da un’uscita per la quale non possono che valere le medesime premesse già fatte – e che pertanto non ripeteremo. Idem per la genesi dell’opera: tra interviste e social, Neffa ha fornito indicazioni esaustive e non è necessario speculare oltre.

Similitudini e differenze, dicevamo: atteniamoci a queste, partendo dalle prime. Il connubio tra Hip-Hop e Pop/Urban, di per sé logico se pensiamo al percorso compiuto dal Nostro in oltre due decadi, per gusto personale si conferma tra i punti di minore efficacia del doppio album; qui è la quota costituita da “Inquinare” con Coez e “Lunarossa” con Mahmood a far slittare il tutto verso atmosfere prevedibili, episodi in ambo i casi orecchiabili non più del giusto, sentimentali, malinconici, tuttavia decentrati rispetto all’atteso ritorno del guaglione sulla traccia – che è il motivo per cui abbiamo schiacciato il tasto play, giusto? Parimenti, di qualche collaborazione avremmo fatto serenamente a meno e persiste la sensazione che, in certa misura, le selezioni non abbiano risposto a criteri di affinità artistica: in “Domani”, com’è sua abitudine, Nayt (Sony anche lui) si prende maledettamente sul serio e intinge la penna in un’introspezione da pensieri della Smemoranda (<<dico che nessuno sa davvero chi siamo/…/non accetto il dolore, sono solo un viziato>>), “Unocomeme” ridà invece vita all’esperienza fallimentare dei Due di Picche con J-Ax, che immaginavamo – o speravamo – morta e sepolta, triste parentesi in merito alla quale non intendiamo spendere una riga in più.

Di segno inverso, ma sempre tra le costanti, il sound proposto da Neffa e arricchito in una sola occasione (“Inquinare”) da contributi esterni per basso e piano. Il beatmaking è senza dubbio l’elemento di maggior pregio nel computo globale, il tratto che definisce meglio le potenzialità – non del tutto espresse – di “Canerandagio”: una strumentale tonda e potente come quella di “Burnout”, ad esempio, è un’oggettiva gemma, non a caso la traccia è tra le più riuscite assieme a “Santosubito/Rubik”, che anticipava la pubblicazione nel pieno dell’estate con un registro prima Funk e poi lo-fi. In generale, sebbene la cartella dei beat risalga a un intervallo presumibilmente esteso, l’impressione, forse la suggestione, è che a livello di registrazioni e volumi si sia fatto addirittura un passettino avanti. E’ altresì stabile, infine, il tema cardine che, pur con sfumature variabili, sembra caratterizzare entrambe le scalette: una riflessione in senso lato sul trascorrere del tempo (<<tempus fugit, senti ‘sti lupi/ti volti e non vedi più ballotta e groupies>> - “Burnout”), suggerendo sia rivendicazioni che possibili bilanci (<<solo sul ring tu lo vedi chi vale/le rivalse cercano un rivale/…/fischio d’inizio, mo’ non si scherza/vecchia gloria o giovanе promessa>> – “Domani”).

A questo proposito, venendo alle differenze che riteniamo di aver colto durante l’ascolto, la prima riguarda appunto la prova al microfono del protagonista. Più a fuoco, più scattante, più godibile; l’anagrafica del Chico Snef influisce sulla voce, è naturale, ciononostante non nascondiamo di aver provato un pizzico di euforia di fronte agli incastri di “Show” (<<non è flow, è surrealismo mo’, cubismo/c’ho ‘ste frasi, sulle basi ci dipingono/l’hai visto a “Chi l’ha visto?”, no?/Se esistono in un disco e poi spariscono>>) come di “Santosubito/Rubik” (<<messo alle strette come i leggings/compravo 501 taglia 5-4 per il fit baggy/minaccia pioggia, come Franco/di rime sopra un beat e fidati/’sto vecchio freak qui tiene banco>>). Di conseguenza, il confronto coi colleghi non si traduce nella sottolineatura dei diversi stati di forma e, al contrario, tanto “Biancoenero” con Jake La Furia (portatore sano di barre!) quanto la cupa “Addio” con Salmo si segnalano in positivo nel conteggio complessivo. Ci sarebbe piaciuto dire altrettanto di “Deidellolimpo”, senonché la réunion con Kaos fatica a ristabilire la chimica di una volta e le rispettive strofe declinano il riferimento mitologico in maniera divergente. Ulteriore, piccola novità: Dj Double S è in squadra con un paio di code scratchate e ne siamo felici.

L’ovvia conclusione è la seguente: limando i cinquantasei minuti totali, spostando questo e togliendo quello, rinunciando a qualche interprete, ammorbidendo una manciata di spigoli, poteva venirne fuori un disco più solido e uniforme. Ma è una scorciatoia di ragionamento che non ci trova interessati: “Canerandagio” è un’avventura imperfetta, magari incompiuta, che sulla carta avevamo immaginato diversa e ha la tendenza a far dire di sé tutto e il suo contrario (Sentireascoltare.com deve avere un’abilità fuori dal comune per intuire influenze da Cypress Hill, Company Flow e Roc Marciano…); d’altronde è il risultato di un processo a suo modo unico, viziato in origine dal bisogno di dover recuperare confidenza sia con un linguaggio, il Rap, che con l’articolato carrozzone che ne governa i meccanismi. E dunque è andata in sostanza come poteva andare, semmai il tassello che davvero manca è quel randagismo sottinteso, la capacità di sapersi sporcare le mani, affondarle nell’underground e pescarne il valore sottoesposto, approccio che avrebbe richiesto una quantità inferiore di calcolo, specie nella gestione degli ospiti.

Ventisei anni dopo “Chicopisco”, cinquantotto anni compiuti il prossimo ottobre, Neffa si è ripreso i riflettori della scena Hip-Hop italiana; questo è un dato di fatto, a prescindere dalle singole opinioni di ciascuno su “Canerandagio – parte 2” e “…parte 1”. Come accennato, in parallelo ha anche chiarito numerosi aspetti relativi alla loro realizzazione, tranne quanto segue: è tornato per restare o per andare di nuovo via? La domanda è al momento priva di risposta e apre a considerazioni sulle quali non ci dilunghiamo, sperando però di capire presto se si è trattato di un giro bonus di giostra o di qualcosa in più.

Tracklist

Neffa – Canerandagio – parte 2 (Sony Music Entertainment Italy/Dischi Numero Uno 2025)

  1. Show
  2. Biancoenero [Feat. Jake La Furia]
  3. Domani [Feat. Nayt]
  4. Inquinare [Feat. Coez]
  5. Burnout
  6. Deidellolimpo [Feat. Kaos]
  7. Santosubito/Rubik
  8. Unocomeme [Feat. J-Ax]
  9. Lunarossa [Feat. Mahmood]
  10. Addio [Feat. Salmo]

Beatz

Tutte le produzioni di Neffa

Scratch

Tutti gli scratch di Dj Double S