Kanye West – The College Dropout

Voto: 4,5

Devo ammettere che scrivere una recensione di “The College Dropout” ora sia forse una delle cose più inutili che abbia mai fatto. Quindi, prendete queste righe come un interessante (?) resoconto dell’impatto avuto sulla scena a distanza di dieci anni dalla sua pubblicazione, il 10 febbraio per essere precisi, e in quale modo il giovane Kanye West sia inevitabilmente cambiato dai suoi esordi, nonostante menta sapendo di mentire e sostenendo di essere rimasto the same kid from Chicago. D’altronde, è chiaro che qualcosa sia andato storto se prima intitolavi un brano “Jesus Walks” e dopo ti autoproclami “Yeezus”, se prima campionavi prevalentemente Curtis Mayfield e compagnia e ora abusi di synth, se prima collaboravi con Just Blaze e adesso con Hudson Mohawke, col dovuto rispetto per il ragazzone scozzese.

Non dico che il tempo si sarebbe dovuto fermare in casa West, anzi ritengo l’innovazione un passo necessario in qualsiasi percorso artistico degno di questo nome; anche in maniera clamorosa, come nel caso dello stesso “Yeezus” di cui ho quantomeno apprezzato la svolta inattesa e il voler sperimentare nuovi orizzonti – per quanto lontani dall’Hip-Hop più puritano. Purtroppo, nel dizionario westiano (non esiste ancora?) innovazione non fa rima con miglioramento; insomma, tutto questo per dire che: il Kanye West di “The College Dropout” è senza dubbio il più bello, incredibile, simpatico e tanti altri aggettivi che a lui piaceranno. Ma andiamo ancora con calma; il ruolo di produttore nella Roc-A-Fella cominciava a stargli stretto, ogni brano con di fianco il suo nome diventava automaticamente una hit, sia di artisti Rap (e qui la lista è lunga, ma è bene ricordare “Izzo (H.O.V.A.)” di Jay-Z e “Get By” di Talib Kweli) che non (prendiamo “You Don’t Know My Name” di Alicia Keys).

Oramai non bastava più una semplice menzione nei crediti, West ambiva a ritagliarsi il suo spazio che, francamente, meritava. E, come nelle grandi storie, da predestinato o più maliziosamente perché per Kanye le cose si fanno in grande o non si fanno, è arrivato il colpo di scena: incidente in macchina nell’ottobre 2002 al ritorno da una lunga giornata in studio. Il nostro, però, non ha nessuna intenzione di mollare e, dopo un lungo periodo di convalescenza, registra il primo singolo, “Through The Wire”, con la mascella ancora fasciata da far quasi tenerezza. E’ fatta, successo planetario, il resto della storia lo conosciamo tutti. A noi il contorno tragico interessa fino a un certo punto, soprattutto quando l’album in questione si dimostra un concentrato di rara bellezza. A partire dalle produzioni, l’estro compositivo dell’autore si manifesta in un progressivo susseguirsi di calorosi sample Soul (“Spaceship”, “Slow Jamz”) e inserti orchestrali ben studiati (“Never Let Me Down”, “The New Workout Plan”). Nessuna novità sotto quest’aspetto, considerando, ancora una volta, quanto fatto in precedenza, la curiosità riguardava in quale modo una figura come la sua si sarebbe inserita in un contesto all’epoca soffocato dagli stereotipi di certo gangsta Rap. Di come un bamboccione con indosso polo Ralph Lauren e zainetto Louis Vuitton riuscisse a emergere tra collanone d’oro e pistole. Ma lì dove non arriva l’apparenza ci pensa la creatività.

E quella dietro “The College Dropout” si riflette nelle liriche di un West mai così ispirato, in grado di affrontare argomenti quali religione, famiglia, materialismo e vita quotidiana attorno a un concept che si svolge nell’arco di un anno scolastico. Tutto è al suo posto, persino la scaletta alterna in maniera impeccabile brani, passatemi il termine, scanzonati, vedi l’ultraspaziale “Get Em High” assieme ai due ottimi Talib Kweli e Common, o ancora la bella “Breathe In Breathe Out”, a momenti più introspettivi come “Family Business” e il racconto dei suoi inizi nella conclusiva “Last Call”. Con ogni probabilità, se lo ascoltassi oggi per la prima volta resterei meno impressionato, non solo per l’allora giovane età dell’mc, ma prima ancora per com’è cambiato il modo di concepire il Rap; il che però non m’impedisce di riconoscere che ogni nuovo ascolto di “The College Dropout” me ne fa scoprire nuove sfumature.

Un personaggio chiacchierato, in grado di costruire il suo successo anche grazie al continuo interesse dei media nei suoi atteggiamenti scomodi, ma Kanye West non è solo questo ed è un vero peccato che i detrattori non riescano a distinguere la celebrità da ciò che realmente dovrebbe emergere, ovvero la musica.

Tracklist

Kanye West – The College Dropout (Roc-A-Fella Records 2004)

  1. Intro
  2. We Don’t Care
  3. Graduation Day
  4. All Falls Down [Feat. Syleena Johnson]
  5. I’ll Fly Away
  6. Spaceship [Feat. GLC and Consequence]
  7. Jesus Walks
  8. Never Let Me Down [Feat. Jay-Z and J. Ivy]
  9. Get Em High [Feat. Talib Kweli and Common]
  10. Workout Plan
  11. The New Workout Plan
  12. Slow Jamz [Feat. Twista and Jamie Foxx]
  13. Breathe In Breathe Out [Feat. Ludacris]
  14. School Spirit Skit 1
  15. School Spirit
  16. School Spirit Skit 2
  17. Lil Jimmy Skit
  18. Two Words [Feat. Mos Def, Freeway and The Harlem Boys Choir]
  19. Through The Wire
  20. Family Business
  21. Last Call

Beatz

All tracks produced by Kanye West except tracks #13 co-produced by Brian “All Day” Miller and #21 co-produced by Evidence and with the additional production by Porse

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Gabriel

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