Heltah Skeltah – Magnum Force

Voto: 3 +

E chi se lo dimentica “Nocturnal”? Il primo album di Ruck & Rock sotto il nome Heltah Skeltah era una mina pazzesca. Potente, grezzo, cattivo; con dei pezzi che sono entrati in men che non si dica nella storia dell’Hip-Hop. Uscire con un album d’esordio così, acclamato dalla critica, dal pubblico e oggettivamente figo, genera però un ovvio problema: quelli successivi o riescono a spostare l’asticella un po’ più in alto, o a mantenersi alla medesima altezza, altrimenti una caduta dolorosa è altamente probabile ed è meglio essere sicuri di avere le forze necessarie per riprendersi diversi album dopo (ciao Nas, ciao Jay-Z).

L’apertura di “Magnum Force”, con “Worldwide (Rock The World)”, è decisamente tiepida e non rassicura affatto che le prime parole pronunciate siano <<just like the last album, only better>>; come quando un ristorante cambia gestione e ti spiega che è tutto uguale a prima, solo migliorato, però prima era un giapponese e ora una piadineria… Strano, perché il singolo “I Ain’t Havin That” non è niente male e sembra prepararci a un “Nocturnal” semplicemente meno cupo e più danzereccio, magari con più collaborazioni in lista.

Nel secondo disco degli Heltah Skeltah i featuring sono infatti una lunga sfilza, come se ci dispiacesse ascoltare solo Sean Price e Rock o come se da soli loro due non bastassero: peccato che se qui c’è qualcosa da compensare non è tanto la componente lirica, quanto quella strumentale. La grande differenza tra il primo progetto degli Heltah e i successivi sta proprio nell’assenza dei suoni cupi, di quei beat basso + batteria + sample assassino che ci facevano camminare in una Brooklyn buia, in una metropolitana deserta e pericolosa… In poche parole, mancano del tutto i Beatminerz – ma perché? Cos’è successo coi Beatminerz? – e, più in generale, cos’è questo trionfo di violini e tastierine? Ci sono dei pezzi in cui il beat sembra semplicemente sbagliato, come in “Brownsville II Long Beach” e “Black Fonzerelliz”, o un episodio dal ritornello R’n’B (“Chicka Woo”) che secondo me pochi anni prima i due non si sarebbero mai sognati di attribuirsi.

Riconosciamo lo stile originale del gruppo in “Gunz ‘N Onez (Iz U Wit Me)”, che vede una rapida comparsata di Method Man – peccato per la brevità dell’intervento: l’accoppiata Wu-Tang Clan e Boot Camp Click suona sempre bene. E, già menzionato, anche l’estratto “I Ain’t Havin That” merita un ascolto ad alto volume: la voce di Redman campionata che intensifica il ritornello, il basso di “Hot Sex” degli A.T.C.Q. e flow spessi rendono questa traccia la hit che poi è effettivamente diventata.

Scelta azzardata, invece, quella di “Perfect Jab” con un ping-pong tra Rock e Supreme, che firmano anche la produzione: qui sopra ci sarebbe stato benissimo Sean P e senza di lui la traccia diventa piatta, monotona, un’occasione sprecata per un pezzo che sarebbe stato certo più nel carattere degli Heltah Skeltah. Ancora, “Magnum Force” si conclude con due tracce che non dispiacciono da un lato e non convincono del tutto dall’altro: “Hold Your Head Up”, bella e introspettiva, e “Gang’s All Here”, che è la posse cut che non poteva proprio mancare in un disco targato Duck Down. La si apprezza e non mancano le belle rime (manca invece un beat di pari livello, ma abbiamo capito che qui non è una novità), però è inevitabile chiedersi: quante volte si può ascoltare una traccia di quasi dieci minuti?!

In conclusione, “Magnum Force” è forse uno dei rari casi in cui un libro (in questo caso un disco) può essere giudicato dalla copertina (l’avete vista, no?). A oltre vent’anni di distanza dalla sua uscita, non si riesce a parlar male del tutto di un disco così; è vero però che Sean Price (R.I.P.) ha avuto varie uscite imperdibili negli anni successivi e che dopo “Nocturnal” chiunque si sarebbe aspettato un disco allo stesso livello e soprattutto delle produzioni all’altezza, che non snaturassero il duo e il loro inconfondibile sound. Da recuperare per completezza, quindi, ma da non ascoltare più di un paio di volte.

Tracklist

Heltah Skeltah – Magnum Force (Duck Down Music/Priority Records 1998)

  1. Worldwide (Rock The World)
  2. Call Of The Wild
  3. Gunz ‘N Onez (Iz U Wit Me) [Feat. Method Man]
  4. Perfect Jab [Feat. Supreme]
  5. Call Tyrone (Skit)
  6. Chicka Woo
  7. I Ain’t Havin That [Feat. Doc Holiday and Starang Wonduh]
  8. 2 Keys (Skit)
  9. Brownsville II Long Beach [Feat. Tha Dogg Pound]
  10. 2 Keys II
  11. Magnum Force [Feat. Ruste Juxx and The Representativz]
  12. 2 Keys III
  13. Sean Wigginz
  14. Forget Me Knots
  15. Black Fonzirelliz
  16. Do The Knowledge
  17. MFC Lawz [Feat. Doc Holiday, Napolean, Storm and Young Noble]
  18. Hold Your Head Up
  19. Gang’s All Here [Feat. Boot Camp Clik and MFC]

Beatz

  • Self: 1, 2
  • Smoke: 3, 19
  • Rock and Supreme: 4
  • NOD and Punch: 6
  • Cuzin Bawb and Starang Wonduh: 7
  • Daz Dillinger: 9
  • Grand Daddy I.U.: 11, 14
  • NOD: 13, 18
  • Mike Caren: 15
  • Justin Trugman: 17
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