Jay-Z – Reasonable Doubt
Dopo aver esordito nel 1989 al fianco di Jaz (anche The Jaz, Big Jaz e Jaz-O) nel singolo “Hawaiian Sophie”, in realtà pronunciando non più di venti parole, all’allora diciannovenne Shawn Corey Carter occorsero altri sette anni per pubblicare “Reasonable Doubt”, disco solista che lanciò lui e il progetto Roc-A-Fella Records dritti nel firmamento dell’Hip-Hop. In quest’intervallo, oltre a farsi notare al fianco di Original Flavor, Big L e Big Daddy Kane, il rapper di Brooklyn si arrangiava come meglio poteva, cioè adeguandosi alle regole di una strada che ritroveremo in misura consistente nell’oretta comprensiva di bonus, peculiarità presto diluita, tra “…Vol. 1”, “Vol. 2…” e “Vol. 3…”, in funzione di un appeal più esteso, trovando solo in determinati episodi – “The Blueprint”, “The Black Album”, “4:44” – una quadratura pienamente soddisfacente. Non approfondiremo una storia che, a grandi linee, immaginiamo sia nota a tutti, tornando a quel 25 giugno 1996 è però inevitabile richiamare un contesto segnato da una competitività accesissima e da uno standard qualitativo che in concomitanza all’uscita di “Illmatic”, un paio d’anni prima, aveva fatto registrare una decisa impennata.
Non a caso, più che incrociarsi le traiettorie artistiche di Nas e Jay-Z finiranno col collidere, inducendo a inutili paragoni, polarizzazioni e scontri aperti a proposito dei quali oramai non occorre spendere molte parole; diremo qualcosa, invece, in merito al diverso impatto avuto da queste due opere sulla scena nel suo insieme: al netto dei gusti, se il debutto del primo ha fissato (molto in alto) un’asticella con la quale chiunque è stato costretto a confrontarsi, quello del secondo si è inserito con prepotenza in un filone già ingrossatosi, operazione di assoluto rilievo in primis per la carriera del Nostro, più smaliziata nonché consapevole dei meccanismi che regolano il gioco. Ciò non intacca lo spessore di un album che risalta per i suoi numerosi pregi, non ultimo quello di aver saputo dosare con grande intelligenza sia la componente hustla che un gusto musicale in media accessibile, con campioni prelevati da Ohio Players, Ahmad Jamal e Isaac Hayes; una ragionevole alternativa alla rude cupezza dei Mobb Deep o all’esplicita brutalità di Ghostface Killah (rimanendo così nella medesima finestra temporale).
“Reasonable Doubt” sboccia infatti dallo stesso humus tematico, virando tuttavia verso un racconto di ambizioni, successo e ostentazione. “Can’t Knock The Hustle”, con ritornello di Mary J. Blige e introduzione ispirata a “Scarface”, è subito esemplificativa di un registro che trova equilibri efficaci tra lo storytelling di Jigga (<<chrome socks beaming, through my peripheral I see you scheming/stop dreaming, I leave your body steaming/niggas is fiending, what’s the meaning?/I’m leaning on any nigga intervening with the sound of my money machining>>) e un’ampia fruibilità, formula corretta quel tanto che basta in un tratto che, tra l’ottima “D’Evils” prodotta da Dj Premier (<<for the love of money, son, I’m givin’ lead showers/stop screamin’, you know the demon said it’s best to die/and even if Jehovah witness, bet he’ll never testify>>), i trick linguistici di “22 Two’s” e la riuscita collaborazione con Memphis Bleek in “Coming Of Age” su una gemma di Clark Kent, chiarisce come nel repertorio di Jaÿ – questa la grafia originaria del titolo – ci fosse molto più che una scontata attitudine alla hit.
I risultati di vendita, comunque buoni, non a caso furono poca roba al cospetto di “All Eyez On Me”, “The Score” e “It Was Written”, dovendo attendere sei anni per la certificazione di platino – sulla scia di una celebrità cresciuta sempre più. “Brooklyn’s Finest”, brano che ospita un Notorious B.I.G. entrato nel pantheon delle star, oltre a fotografare un’eccellente intesa tra i due si inserisce bene nel clima di “Reasonable Doubt”; “Feelin’ It”, l’ultimo dei singoli estratti, sfrutta in pieno le note Jazz di “Pastures” e, complice la voce di Mecca, non casca nelle dinamiche più becere del mainstream; “Dead Presidents II”, versione diversa da quella della clip ma con identico beat di Ski che per il refrain pesca una linea dal remix di “The World Is Yours” di Nas, ha un taglio nostalgico che fa il paio con la dimensione più introspettiva delle liriche (<<murder is a tough thing to digest, it’s a slow process/and I ain’t got nothin’ but time/I had near brushes, not to mention/three shots, close range, never touched me, divine intervention>>); “Politics As Usual” entra nel dettaglio della vita di un dealer (<<my life is based on sacrifices, jewels like Isis/and fools that think I slip, you fuck around/you get your guys hit, they built me to be filthy>>), smorzando la tensione grazie al sample anni ‘80 di “Hurry Up This Way Again” dei The Stylistics: in ciascun caso, c’è poco o nulla da puntualizzare.
Che in sostanza è quanto potremmo dire delle tracce rimanenti, fatta forse eccezione per il remix di “Can’t Knock The Hustle”, in fin dei conti un riempitivo, e la strumentale di “Ain’t No Nigga” con Foxy Brown, troppo simile a quella di “It’s My Thing” degli EPMD per l’uso dell’iconica “Seven Minutes Of Funk” dei The Whole Darn Family. Inezie, appunto, a fronte di un’omogeneità stilistica impeccabile, raggiunta anzitutto grazie a una scrittura elegante, sobria, che non ha bisogno di strafare per andare a segno. Col senno di poi, sembra quasi che Jay-Z sapesse di poter cambiare il proprio giro d’affari attraverso “Reasonable Doubt”, passaggio gestito in maniera lucida, professionale, coerentemente a un profilo che, pur tra gli alti e i bassi di un percorso mai più tornato alla spontaneità di allora, è probabile mirasse fin da principio a una vetta scalata senza particolari difficoltà.
Tracklist
Jay-Z – Reasonable Doubt (Roc-A-Fella Records/Priority Records 1996)
- Can’t Knock The Hustle [Feat. Mary J. Blige]
- Politics As Usual
- Brooklyn’s Finest [Feat. The Notorious B.I.G.]
- Dead Presidents II
- Feelin’ It [Feat. Mecca]
- D’Evils
- 22 Two’s
- Can I Live
- Ain’t No Nigga [Feat. Foxxy Brown]
- Friend Or Foe
- Coming Of Age [Feat. Memphis Bleek]
- Cashmere Thoughts
- Bring It On [Feat. Big Jaz and Sauce Money]
- Regrets
- Can’t Knock The Hustle (Fool’s Paradise Remix – Bonus Track) [Feat. Meli’sa Morgan]
Beatz
- Knowbody with the co-production by Sean Cane and Dahoud: 1
- Ski: 2, 4, 5, 7
- Clark Kent with the co-production by Dame Dash: 3
- Dj Premier: 6, 10, 13
- Dj Irv/Irv Gotti: 8, 15
- Big Jaz: 9
- Clark Kent: 11, 12
- Peter Panic: 14
Bra
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