Fabri Fibra – Caos

Pubblicato poco dopo lo scoccare del 18 marzo, “Caos” è il decimo album di Fabri Fibra (gli ultimi otto dei quali sotto major) in vent’anni tondi di carriera solista. Alle 7.30, il Corriere della Sera ci solletica subito col virgolettato Fabri Fibra – le canne erano diventate un’ossessione: ho smesso; intorno a mezzogiorno, Il Fatto Quotidiano ha già le idee chiare, “Caos” è un album vero e sincero come pochi; alle 14.00, TGCom24 opta per un claim quasi cinematografico: FF è tornato ed è… “Caos”; Music FanPage, nel pomeriggio, ha invece stabilito che l’mc torna con “Caos” e fa pace con il suo passato. Ci fermiamo qui con gli esempi (ma potremmo proseguire a lungo), riportati solo per chiarire cosa comporti essere un personaggio pubblico che di lavoro fa il rapper: livello di analisi pari a zero, giudizi confezionati in un quarto d’ora e spunti sensazionalistici, da scoop di Novella 2000, preminenti rispetto all’approfondimento musicale. Non che i siti di settore siano necessariamente più prudenti, se c’è chi nelle 24 ore successive riesce a proporre ben tre articoli sull’uscita – puro e semplice groupismo; atteggiamento non meno irritante, poi, quello di chi scrive cose del tutto a caso, come Onda Rock che ci presenta un disco fieramente e dichiaratamente vecchia scuola, mentre Rockit evidenzia il flow travolgente del rapper.

Va da sé che la responsabilità non sia del diretto interessato, però siamo sempre lì: il tema Fabri Fibra viene alimentato da posizioni predeterminate (per dirne sia bene che male), il più delle volte indicando nel Nostro una penna corrosiva, capace di raccontare l’Itali(ett)a con particolare acume, fino a sbilanciarsi – ecco il punto che ci infastidisce maggiormente – in valutazioni tecniche nel migliore dei casi approssimative. Eppure l’equivoco lo scioglie lo stesso Tarducci: intervistato da Zoro, lo scorso 25 marzo, dopo aver interpretato “Dalla a alla z” – aggiungiamo: non una performance memorabile – ha definito il brano uno dei primi testi che ho scritto che avevano un senso; di fatto bollando Teste Mobili, Uomini di Mare e Basley Click come esperienze non soltanto immature (e ci può anche stare), bensì inconsistenti. Discorso che – ricordate? – fa un po’ il paio con quanto sosteneva qualche anno addietro Paola Zukar, sua manager. E mi viene in mente un altro parallelo: quando Fibra dice <<‘sti giornalisti per la scena Rap sono una piaga/che si eccitano per la rima colta e ricercata>> (“Brutto figlio di”, un testo che, per inventiva, fa cascare le braccia a terra), torna in sostanza al <<coi vostri testi ortodossi mi ci pulisco il culo>> di “Vip in trip”. Peccato che, salvo non averci capito nulla, nell’Hip-Hop le rime, gli incastri, il flow e la scrittura non sono aspetti marginali, di contorno.

Quindi: continuare a cercare, in questo come nei suoi altri dischi, il liricista che affondava la biro in un campionario infinito di figure retoriche (vedi <<potremmo, col tempo dovuto e col dovuto sdegno/rovinarci dandoci a un progetto indegno, in segno di sostegno/verso chi sfrutta al momento l’evento/eventualmente mettendoci zero impegno/ignorando i processi dei testi stessi>>), è tempo perso. E poteva bastare l’ascolto delle sue fiacche 64 bars per rendersene conto, o isolare quelle che – in teoria – dovrebbero rimetterne al centro l’attitudine più battagliera, con risultati altrettanto deludenti: <<neanche so fare più freestyle perché non trovo più le rime/canto solo i testi degli altri quando partecipo alle sfide>> (“Fumo erba”). Semmai, nelle diciassette tracce di questo presunto “Caos” è molto più semplice trovare canzoncine come “Sulla giostra”, con Neffa che ci mette il refrain e un beat un po’ Reggae, immancabili abbinamenti tra Rap e cassa dritta (“Stelle”, la cui solita critica sociale è di un qualunquismo imbarazzante), e vani tentativi di pseudo-cantautorato (“Nessuno”). Allo stesso modo, la formula prevede il ritornello con l’auto-tune di Lazza e la strofa di Madame (la titletrack), la voce di Ketama su un riff di chitarra (“Pronti al peggio”) e la posse coi colleghi più in vista (“Cocaine”, nella quale è Salmo a svettare con la punchline <<sputo veleno come parenti stretti, tu porta il paradenti/che qui la vita è un pugno in bocca a Facchinetti>>).

Ciò che stiamo cercando di dire è che, indipendentemente dai gusti, “Caos” sia un titolo parecchio programmatico: musicalmente è alla portata di chiunque, il personaggio Fabri Fibra, sempre in bilico tra improvvisi ritorni del Mr. Simpatia e introspezioni a tratti ridondanti (specie quando fa riferimento a una scena di cui è elemento a sé da tempo immemore), oramai è una figura sdoganata, nazionalpopolare, e le sue posizioni rientrano in una sorta di satira che, a parere di chi scrive, non va mai oltre una grottesca rappresentazione della realtà. Tanto che c’è chi arriva a segnalare con stupore il ricorso agli scratch per “Demo nello stereo” e la scelta di campionare Miles Davis in “Noia” – come se un dj ai piatti e un sample Jazz non facessero parte della grammatica base dell’Hip-Hop. Non ci sembra dunque un paradosso che, tra le diciassette tracce, le più efficaci siano proprio quelle che si arrendono al loro fine di potenziali tormentoni: l’estratto video “Propaganda”, con Colapesce e Dimartino che fanno benissimo quanto gli viene richiesto di fare, e “Liberi”, brano intimista (con la Michielin che firma anche la strumentale) e dal taglio apertamente radiofonico, un cliché – il rapper si confessa al microfono (<<essere se stessi è sempre più difficile/c’è sempre un modello vincente da seguire/provo a lasciare un messaggio che passi in mezzo/tra la voglia di vincere e la paura di fallire>>), la voce femminile tra le due strofe, il pianoforte – pronto a figurare tra i prossimi singoli dell’album.

Infine, se vogliamo parlare di piccole eccezioni (e mi accodo a quanto segnalato da tanti), si fa presto a indicare “Noia” e l’“Outro”: la prima perché tratta di depressione con parole che – anche grazie a Marracash – vanno a bersaglio, la seconda perché, finalmente, appare spontanea, diretta, un flusso di coscienza che non calca la mano sui toni esasperati cui Fabri Fibra ci ha abituato e sceglie la semplicità anche sul versante dei suoni. Certo, se questa è la quota Hip-Hop non possiamo che sottoscrivere un’opinione generale che vuole “Caos” distante da ogni tipo di trend: è vero, non cogliamo similitudini con quanto accade al di fuori dei confini nazionali perché il suo trend è quello, molto più italiano, di condurre il Rap nella musica Pop – operazione che ha in FF un oggettivo precursore.

E allora forse l’errore è nostro; forse il Corriere, Il Fatto, Onda Rock e magari qualche bravo conduttore televisivo sono più a loro agio con delle rime baciate a fine verso – schema a-b a-b? – e un sound ibrido, facile facile, per tutti i palati e per tutte le stagioni. Un “Caos” ordinato, rassicurante e innocuo, ecco…

Tracklist

Fabri Fibra – Caos (Sony Music Italy 2022)

  1. Intro
  2. GoodFellas [Feat. Rose Villain]
  3. Brutto figlio di
  4. Sulla giostra [Feat. Neffa]
  5. Stelle [Feat. Maurizio Carucci]
  6. Propaganda [Feat. Colapesce e Dimartino]
  7. Caos [Feat. Lazza e Madame]
  8. Pronti al peggio [Feat. Ketama126]
  9. Fumo erba
  10. Demo nello stereo
  11. El Diablo
  12. Amici o nemici
  13. Cocaine [Feat. Guè e Salmo]
  14. Noia [Feat. Marracash]
  15. Nessuno
  16. Liberi [Feat. Francesca Michielin]
  17. Outro

Beatz

  • 2nd Roof e Kermit: 1
  • Sixpm: 2
  • 2nd Roof: 3, 11, 12
  • Neffa: 4
  • Dardust: 5
  • Zef e Marz: 6
  • Low Kidd: 7
  • Big Fish: 8
  • Strage: 9
  • Zef e 2nd Roof: 10
  • 2nd Roof e BretBeats: 13
  • Ketama126: 14
  • D-Ross e Star-T-Uffo: 15
  • Francesca Michielin: 16
  • T&O e 2nd Roof: 17

Scratch

  • Dj Double S: 10