Tragedy Khadafi & Recognize Ali – The Past The Present And The Future

Voto: 3/3,5

Tra i numerosi accostamenti di rapper che hanno avuto luogo in questi anni, la connessione Tragedy Khadafi/Recognize Ali è tra quelle che, per affinità attitudinali, fornisce maggior senso. L’uno navigato veterano del Queensbridge, l’altro sbarcato negli Stati Uniti partendo dal natio Ghana, entrambi condividono un’aspra esperienza che ne ha formato personalità e modo di affrontare l’esistenza in modo concettualmente abbinabile, permettendo di estrarre tutta la grinta necessaria per crearsi, in tempi differenti, un proprio percorso. Percy Chapman IV non ha certo bisogno di particolari presentazioni: se si ascoltava Rap alla fine degli anni ottanta lo si ricorda quale giovane prodigio della Juice Crew di Marley Marl, in possesso di un raro talento per mettere assieme rime e infilarsi nei guai con la giustizia, creando un’influenza che ha toccato innumerevoli artisti di New York e lanciando dei nomi divenuti oggi celebrità. Dietro a ogni aspirante piccolo rapper di zona, Nas compreso, c’è l’ingombrante aura di Intelligent Hoodlum. Nii Ayitey Ajin Adamafio risulta senz’altro in quest’elenco, facendo emergere il semplice concept sorretto da “The Past The Present And The Future“, ovvero un figurativo passaggio di testimone da una generazione all’altra, mantenendo lo stesso senso etico che ha permesso a quest’ultimo di erigere una rispettabile carriera solista, unitamente a quello che rimane oggi il picco della sua offerta, vale a dire la doppia sortita coi Dueling Experts in compagnia di Verbal Kent.

Esaurita la nota introduttiva, veniamo al dunque. Il loro, ci è sembrato un prodotto coerente, in grado di rispettare le attese dal punto di vista della sua stretta collocazione underground, i cui contenuti si sono rivelati essere certamente intuibili; e se sulla compatibilità di coppia dubbi non ce n’erano, la maggior concentrazione è andata dunque verso la realizzazione complessiva del lavoro. Tragedy, che da solista continua a registrare nel quasi completo anonimato, offre una prova esente da particolari segni di declino, le tematiche sono bene o male quelle di sempre, il metodo espressivo pure, ma rimane un piacevole intarsiatore di rime con esperienza da vendere; Ali tende a non uscire dai soliti percorsi, probabilmente ha compreso di essersi adeguatamente inserito nella particolare nicchia contraddistinta da una certa grinta agonistica e agisce di conseguenza, senza apportare significative evoluzioni a uno stile che fa dell’aggressione e della costanza i propri capisaldi, accettando dunque il costo di suonare a volte ripetitivo. Non è molta, infatti, la variabilità delle sue citazioni, che vanno dalla battaglia sul campo alle più disparate metafore militari, rispecchiando in pieno quel parallelo inscenato anni fa tra Queensbridge e Medio Oriente tanto caro al collega.

Affidato a un lotto di beatmaker semi-sconosciuto, il comparto produttivo garantisce scorrevolezza nel percorso, nonostante sia evidente la mancanza di quel tocco di esperienza e fantasia necessario a elevare con decisione le risultanze finali, pensando forse eccessivamente a non uscire da canoni predeterminati e troppo poco a osare con maggior creatività. Laddove K Sluggah fornisce i tre beat che spiccano con netta chiarezza sugli altri, ci attendevamo qualcosa in più da Hobgoblin, che proprio di recente aveva ben impressionato sui dischi di Vinnie Paz, mentre gli altri quattro nominativi coinvolti eseguono il compitino alla lettera, senza mai offrire sorprendenti tocchi di personalità. Ci teniamo a sottolineare ciò in risposta a chi ha scritto parole osannanti nei confronti del disco solo per la rappresentazione underground che porta fieramente in saccoccia, lasciando tuttavia da parte l’importanza della sua esecuzione, la quale – a nostra opinione – si riassume semplicemente in una serie di beat che non lasciano propriamente il segno, abbinati a una gamma lirica complessiva che, nella sua apprezzabilità, non offre a sua volta passaggi degni di una qualsiasi straordinarietà.

Parlavamo bene di K Sluggah non a caso, perché a lui è affidata la convincente partenza delle operazioni: il suo contributo su “Selected Few” offre quell’aria di misticità perfetta per introdurre al primo vero pezzo dell’album, nel quale Khadafi si erige a eroe di quartiere per contrastare quella che è sempre stata, a tutti gli effetti, una grave dimenticanza degli addetti ai lavori nel ritrarre la storia del Rap locale, nonostante il focus sia limitato alla demolizione dei più fortunati ma incapaci. Purtroppo, a meno che non si ingranino marce liriche particolarmente alte, divertirsi a setacciare gli scarsi sparsi in giro per gli Stati Uniti diventa un esercizio tendenzialmente sterile, ma se non altro il brano offre l’energia che “Will Be Free” non fa neppure sfiorare in apertura, rappresentando una pessima scelta di scaletta per demerito del suo noioso loop Soul (semi)drumless che di certo non fa favori alla metrica, qui costretta a rallentare troppo, dell’altrimenti infiammabile Recognize Ali. Sluggah offre il bis di lì a poco, “Black Cocaine” è infatti un agglomerato potente e assai coinvolgente, un beat massiccio da headnod immediato, nonostante i sample vocali del ritornello non siano propriamente ben piazzati (quello di U-God è terribile per come cozza col tempo del brano!); “Diplomats”, infine, è un’altra bomba di sezione ritmica e archi opportunamente sezionati, il testo resta fisso sui canoni prefissati, spargendo violenza verbale e tenendo alto il livello di coesistenza tra i rapper, tant’è che il passo è tra quelli che si ricordano più volentieri.

Diverse divengono le opinioni quando si analizzano tracce come “Everything”, per la quale Hobgoblin indovina la porzione di coro vocale introduttiva per poi svolgere il beat con un altro estratto dalla stessa fonte, tuttavia molto meno appagante, pasticciando peraltro col taglio del pianoforte; l’aspra critica governativa del testo, pienamente nelle corde di entrambi i rapper apertamente schierati contro l’attuale politica estera americana, regala finalmente qualcosa di differente dalle solite similitudini di guerriglia, nonché dai confronti con gli scarsi che a volte dominano i concetti argomentativi. “The Most Real” piazza una batteria molto gustosa, il loop di piano sa però di naftalina, lo si metta in uno qualunque dei dischi di Vinnie Paz (non a caso qui presente) e la differenza non si percepisce nemmeno, sminuendo parte del fascino della strofa di Tragedy, che si ascolta sempre volentieri quando tesse trame incentrate sulla durissima vita del quartiere popolare, con tutto l’orgoglio che possiede. “Gone Tomorrow”, prodotta da Vago, altro non è che una fotocopia di un qualsiasi beat di Apollo Brown (tipologia e taglio degli elementi sono inequivocabili), Ransom e il suo delizioso incedere salvano la situazione spargendo pura classe tra le pulsazioni ritmiche, per il resto nulla di nuovo sotto il Sole – anzi, il riciclo di alcuni termini fa intuire che il cuore del disco abbia in parte già esaurito le sue idee.

Raramente, dunque, funziona tutto, più facile è apprezzare un aspetto del brano e svalutare l’altro, come nel caso di “Loot Thirsty”, musicalmente avara di sostanziosa polpa. Poi: “King Kong” è una delle prove testuali più intense, ma musicalmente meno significative; “Elevation” è pesante, gli archi campionati non sono particolarmente entusiasmanti, capita di sentire Ali forzare qualche barra chiedendo troppo al fiato; “Old & New Legends” riconduce in porto il senso del titolo, chiudendo almeno con eleganza. Pur coniugando due realtà perfettamente coesistenti tra loro, “The Past The Present And The Future” pare quindi un disco destinato molto più a passare nel dimenticatoio una volta avuta la sua occasione d’ascolto, che non a definire un legendary status il cui solco, in questo caso, rimane troppo in superficie.

Tracklist

Tragedy Khadafi & Recognize Ali – The Past The Present And The Future (Greenfield Music 2025)

  1. Will Be Free
  2. Select Few
  3. The Most Real [Feat. Vinnie Paz]
  4. Loot Thirsty
  5. Black Cocaine [Feat. Trife Diesel]
  6. Everything
  7. Cold
  8. Gone Tomorrow [Feat. Ransom]
  9. Diplomats
  10. Elevation
  11. King Kong
  12. Kuwait Regulate [Feat. Flash]
  13. Old & New Legends [Feat. Lukey Cage]

Beatz

  • El Maryacho: 1
  • K Sluggah: 2, 5, 9
  • Hobgoblin: 3, 6, 7, 10, 11
  • Twelve Bit: 4, 12
  • Vago: 8
  • Dredi Beats: 13

Scratch

  • Dj Tray: 5
  • Swab: 7
The following two tabs change content below.

Mistadave

Ultimi post di Mistadave (vedi tutti)