Karlino Princip e Bill Cartier – 100K

Peccato. Peccato perché Karlino Princip, rapper della Kiazza Mob, realtà attivissima nel sottobosco italiano, è forte, senza se e senza ma. Un po’ troppo legato, forse, a un particolare suono – comune, tra l’altro, e trasversale a tutta la Penisola – dell’Hip Hop; ma nessuno può metterne in dubbio le capacità liriche e le possibilità strettamente vocali, tecniche. Peccato perché Bill Cartier, produttore già apprezzato in particolare per “Legno” – sia 1 che 2 – in collaborazione con Superfluido, crew vicina appunto al mondo Kiazza, ha un gusto inconfondibile e ancora in divenire, tutto da scoprire. Peccato, dicevamo, ma la sensazione che si prova ascoltando “100K” – e abbiamo voluto attendere qualche settimana in più, per schiarirci le idee – è quella di un déjà vu: una ripetizione, un senso di rimando a imprecisate cose, però già sentite. Che poi è un difetto diffuso, intendiamoci.

A mancare, forse, è un’identità musicale propria, una direzione meno derivativa di liriche e beat, che pure sono apprezzabili. Insomma, tra Karlino e Bill c’è stata sicuramente sintonia, ma – ahinoi – la scintilla non è scattata del tutto. La nota positiva, che emerge in controluce, come anticipato è data dalle qualità di entrambi, che nei pezzi più riusciti tuonano forte a ricordarci che sì, si ascoltano i dischi e non gli artisti, ma dietro i dischi c’è spesso un Artista. Con il suo mondo e i suoi momenti no, che plasma la propria opera, anche quando questa non rispecchia in toto il suo lavoro: <<siamo cani di una favola antica/suoni strani, sento nomi su una tavola ouija/sono in stato di grazia ma mi è costato fatica/il Diavolo mi ha donato lei, in cambio gli ho dato la vita>> (“No subtitles”) e <<giuro sto godendo/scusa il contrattempo, le lancette che girano a vuoto/non mi aspettare per cena, mangio una cosa al volo/non vi raggiungo stasera, sento ‘sta cosa e volo>> (“Machu Picchu”). Le parole vanno a segno.

“100K” è dunque un tentativo riuscito in parte – peccato, di nuovo. In quella parte riuscita, c’è tuttavia dell’oro. C’è il mondo folle di due ragazzi di oggi. C’è un Rap che imprime immagini ad alta definizione/deformazione, che prendono a schiaffi perché attinte direttamente dalla realtà, brutale e poetica. C’è l’abulia di una generazione, l’inerzia e l’indolenza, la dipendenza e l’autocomprensione. C’è la fusione comunque riuscita tra voce e musica. E, tra quel senso di l’ha già fatto qualcuno e l’ho sentito da un’altra parte, c’è “Cult”. Che è davvero tanta roba. <<Culto della personalità scissa/lungo l’asse della vita, ma si accorcia l’ascissa/circondato da brutti ceffi che fumano hashisha/sale il grado alcolemico, mi si oscura la vista/fame, fame, fame, fame, mi si allaga la lingua/cola un rivolo di bava sulla spalla sinistra/cento spiriti animati intonano “Kali nifta”/sacrifici umani, 100K, culto animista/m’importa poco, niente che si capisca/…/non sarò certo l’ennesimo nome dentro l’ennesima lista/vedi me, vedi l’oscuro piano che si realizza/pensa ad altro prima che il male diventi una fissa>>.

Poco o niente che si capisca, pensa ad altro, prima che il male diventi una fissa. Karlino docet. In un disco che poteva apparire più rotondo e definito, ecco brillare qualcosa di una luce potente e ammaliante. Punte di neo-surrealismo e di lirismo profondo, citazionismo e genuinità Hip-Hop, a sprazzi. “100K” è un inizio? Sarebbe un peccato non aggiustarne il tiro, con un secondo capitolo magari strutturato meglio. Bona pax a entrambi e ancora grazie per “Cult”, traccione che vale l’intero lotto.

Non conta bene o male, ma che se ne parli
(Oscar Wilde, parafrasato)

Tracklist

Karlino Princip e Bill Cartier – 100K (No label 2023)

  1. Mamma mia
  2. Cento kappa
  3. Assets
  4. In faccia [Feat. Gentle T]
  5. Where’s the love?
  6. No subtitles
  7. Machu Picchu [Feat. Pepe Nocciola]
  8. Cult
  9. Gate
  10. Milano

Beatz

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