Inspectah Deck – Dragon’s Breath

Voto: 3

Puntualmente, come una cattiva abitudine per la quale proviamo un po’ d’imbarazzo, tocca ribadire ciò che già sappiamo sulla carriera solista di Inspectah Deck, composta in realtà da un numero abbastanza contenuto di titoli (sei a partire da “Uncontrolled Substance” in più di un quarto di secolo). In questo caso, però, l’uscita in parallelo di “Czarface Meets Frankie Pulitzer”, fuori il prossimo 28 agosto, faceva sperare – o illudeva, per dirla in maniera meno imparziale – in un’operazione realizzata secondo logiche differenti, considerato un riscontro che fino a “Chamber No. 9”, pubblicato sette anni fa, non è mai stato proporzionale alla fama e alle potenzialità di Jason. Pur non volendo giungere a conclusioni anzitempo, è sufficiente un rapido sguardo alla tracklist e ai crediti di “Dragon’s Breath” per attenuare quella prima, ragionevole illusione: le tracce (intro compreso) sono diciannove, per una durata che oramai appare insolita, ben 67 minuti complessivi; oltre trenta partecipazioni al microfono, il rischio è quello di assumere le fattezze di un ipotetico contenitore, per quanto faccia piacere trovare Raekwon, Skyzoo, Ransom, Che Noir, Bahamadia e Cappadonna nella medesima scaletta; il grosso del beatmaking è nelle mani di PA. Dre, nato a Memphis e operativo a Sacramento, in California, figura che non manca di esperienze in curriculum (in particolare con RJ Payne), tuttavia non ci sembra un nome all’altezza del protagonista, membro tecnicamente tra i più dotati del Clan.

In alternativa, un indizio più eloquente possiamo forse trarlo dal primo singolo estratto, “Day In The Life”: la pasta Soul del sample è gradevole, ma priva del carattere che si addice alla penna affilata di Rebel INS (<<they thugging on screen, they seen no deep shit/my team fit, chopping off the profit of the sweet lick>>), aggiungendo poi alla formula un ritornello cantato di sciagurata piattezza. Si avverte, in sostanza, un’indeterminatezza che riscontreremo altre volte durante l’ascolto, confermando la prevedibile precarietà di una dimensione identitaria messa a dura prova, vuoi per gli spazi congestionati quanto per l’esigenza di tenere sempre vivo un richiamo al sound del Wu-Tang che, a dispetto delle note di stampa, rischia di essere il contentino offerto ai fan più stoici. Sul totale di cui sopra, registriamo infatti solo un paio di brani riconducibili alle origini del Nostro: “Shaolin Rebel 2”, prodotto da King Yohannes, ha un taglio chiaramente derivativo e, oltre alle spade citate da Siahlaw nel refrain, si traduce in una classica esibizione di forza (<<I ain’t never said I’m the greatest, but since you spoke it up/destiny’s child, say my name when the GOAT’s discussed>>); “Possession”, altrettanto rzariano nell’ispirazione, ospita Cappadonna e Blue Raspberry (qualche vocalizzo e basta), inserendo nel finale anche un estratto dal celebre intervento di Ol’ Dirty Bastard ai Grammy – validi entrambi, senza significativi entusiasmi.

L’altra presenza marchiata Wu è quella di Rae in “Never Fold”, composizione più noiosetta e mischione con un redivivo Sauce Money, Skyzoo e D.V. Alias Khryst per il coro (brutto!): il tasso lirico è apprezzabile, ma ancora una volta è difficile scorgere un’idea che, al di là della combinazione al microfono su atmosfere per lo più scure, indirizzi con precisione l’album. In mancanza di una visione che riesca a cogliere un numero maggiore di sfumature, non resta allora che accontentarsi delle prestazioni migliori: “H.E.C.T.O.R.”, unico episodio sprovvisto di featuring, rinverdisce il lato più gangsta dell’Ispettore (l’acronimo sta per hustle everyday, can’t trust or rely); il timbro cupo e notturno di “One Of One”, ennesima raccolta di strofe a tema criminoso, si addice alla formazione nel suo insieme; “Flight School”, autocelebrativa e grintosa (<<livest in the business, my style is on your wish list>>), è in scia alle promozioni di un elenco compilato più in base alle carenti infamie che per le lodi da tessere; ecco, “Cold Case” è invece un pezzo che soddisfa in pieno, strumentale pesa e Ransom che in seconda linea non sfigura mai; infine “Divine Protection”, qui Sa-Roc (soprattutto) e Che Noir danno l’impressione di non essere delle comprimarie, attirando buona parte delle attenzioni. Va da sé che il rovescio della medaglia sia dato appunto dalla modesta centralità del protagonista, intento a raccontarsi come <<the legend INS, bet you heard the tale>> in uno scenario poco favorevole alla dimostrazione pratica di tale status.

La stessa decisione di cedere le battute conclusive al progetto Czarface, lasciando supporre che “Czariana Grande” ed “Explicit Material” siano nate nelle sessioni del gruppo, finisce con l’alimentare quella sensazione di relativa incompiutezza, sebbene si tratti di una buona chiusura, con Inspectah Deck ed Esoteric parimenti efficaci. Discorso inverso per i rimanenti passaggi di un percorso che, specie nelle sue battute centrali, mostra spesso il fianco: così “The System”, che all’incremento d’introspezione fa corrispondere una produzione insipida e uno dei tanti bridge di scarso appeal. Diverse collaborazioni, in effetti, vengono spese per rendere alcuni momenti del disco più moderni e melodici, da “Up At Night” e “Day In The Life” a “Burgundy”, skip fin troppo facili e che fanno scendere verso il basso un piatto della bilancia contenente altresì “Lighter Fluid” e “Anointed”, piuttosto anonime nel contributo di PA. Dre e conseguentemente non invitanti a sufficienza quando Eto o 7xvethegenius si danno da fare per rispondere come si conviene alla chiamata.

Provando a tirare le somme, è evidente che si torni a una constatazione difficile da spiegare: dal 1999, quando Inspectah Deck – ottavo di dieci, contando anche Cappadonna – esordiva in chiave personale dopo i noti rinvii dovuti all’allagamento dello studio di RZA, in nessuna occasione i suoi lavori hanno raggiunto il livello che ci si attendeva. “Dragon’s Breath” avvalora questa tendenza e, considerate le 56 primavere compiute dall’artista lo scorso luglio, gli suggerisce di infondere energie nel prosieguo di Czarface, pronto ai blocchi di partenza e dotato di una vitalità non ancora prosciugata.

Tracklist

Inspectah Deck – Dragon’s Breath (Urban Icon Records/DNA Music Group/Hitmaker Distro 2026)

  1. Dragon’s Intro [Feat. M.O.W.E.]
  2. Never Fold [Feat. Raekwon, Sauce Money, Skyzoo and D.V. Alias Khryst]
  3. H.E.C.T.O.R.
  4. Lighter Fluid [Feat. Eto, Mickey Factz and RJ Payne]
  5. Shaolin Rebel 2 [Feat. Siahlaw]
  6. The System [Feat. L. Biz]
  7. Up At Night [Feat. Peedi Crakk and M.O.W.E.]
  8. Day In The Life [Feat. Baegod]
  9. One Of One [Feat. G4 Jag, KXNG Crooked, M.A.V.]
  10. Flight School [Feat. Chedda Bang]
  11. Burgundy [Feat. L. Biz]
  12. Cold Case [Feat. Ransom and Gripz]
  13. Divine Protection [Feat. Sa-Roc, Che Noir and Redddaz]
  14. Solitude [Feat. BVNGS, Flee Lord and Hus Kingpin]
  15. Anointed [Feat. 7xvethegenius, 40 B.A.R.R.S. and Bahamadia]
  16. Possession [Feat. Hell Fire, Cappadonna and Blue Raspberry]
  17. Funny Style [Feat. CEE Brown]
  18. Czariana Grande [Feat. Czarface]
  19. Explicit Material [Feat. Czarface]

Beatz

  • PA. Dre: 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17
  • King Yohannes: 5
  • Cashmere Brown: 10
  • 7L and Pat Vandyke: 18, 19