Apollo Brown and Skyzoo – Luxury Tax

Voto: 4/4,5

Andare alla ricerca di se stessi, trovare un modo coerente per vivere la propria personalità, inseguire i propri sogni, sono percorsi che possono regalare soddisfazioni immense. Ciascuno di loro, tuttavia, presenta un prezzo da pagare, spesso più alto di quanto si riterrebbe opportuno. Poco cambia, infatti, se le esigenze che nascono dentro di noi sono più materiali o spirituali: inevitabilmente, si finirà a dover pagare un costo reale o simbolico, in denaro o in fatiche mentali da sopportare, perché il mondo di oggi funziona così, per ogni azione rivolta all’indipendenza, per ogni cambio di direzione nella gestione della propria vita, esiste sempre una sovrattassa inclusa nel saldo finale. E spesso, quest’ultimo è più salato di quanto si riesca a realizzare nell’immediatezza.

Il concept alla base di “Luxury Tax” è proprio questo, visto e vissuto da un’ottica molto diversa dalla nostra ma con una relazione di fondo del tutto simile. Skyzoo e Apollo Brown ce l’hanno raccontato direttamente, offrendoci la preziosa opportunità di poter capire da quali idee nascesse il loro nuovo lavoro congiunto, sottraendolo con immediatezza dall’etichetta di seguito di “The Easy Truth“, uno dei migliori dischi che il 2016 abbia regalato al Rap. Sono tornati dieci anni dopo, scegliendo una (s)cadenza del tutto priva di casualità: se n’era parlato già un paio d’anni fa e, deciso che la pubblicazione sarebbe stata coincidente a quel decimo anniversario, con un disco capace di continuare a esplorare i concetti cari a uno scrittore di classe come Skyzoo, offrendo una visuale aggiornata rispetto al periodo trascorso. Nessuna nostalgia, dunque, ma solo l’idea che un gran progetto come “The Easy Truth” avrebbe senz’altro meritato un seguito. “Luxury Tax” si propone di replicare quello stesso successo underground; Sky e Apollo sono perfettamente consci del loro status all’interno dell’Hip-Hop e sanno benissimo che le loro abilità sono superiori alla norma, oltre che costituire in duo una formazione che lavora con cuore, serietà e sentimento. Ragione per la quale, durante quella stessa intervista, si percepiva perfettamente l’entusiasmo con cui attendevano di mostrare al mondo questa loro seconda opera.

I quattordici brani in scaletta, che comprendono una breve introduzione al significato del titolo, presentano infatti spezzoni del miglior materiale che entrambi i firmatari abbiano realizzato in carriera. Il rispettivo stile e il modo comune d’intendere la vita presentano una coerenza costante, traendo ispirazione a vicenda. La produzione di Apollo Brown porta chiaramente il suo timbro, a volte più incisivo e in altre circostanze completamente rinfrescato, mantenendo il movimento emozionale quale essenziale centro attorno al quale ruota tutto il resto. I loop mantengono stabile l’intensità, prendono nuova vita accostandosi con sintonia alle tematiche dei brani, incorniciano i racconti. Oltrepassando le sue stesse tendenze, per esempio aumentando i bpm e stendendo atmosfere meno rarefatte, più corpose nella pienezza del sound, Apollo dimostra di essere versatile nella stessa misura in cui mostra orgogliosamente il proprio marchio di fabbrica. La sua musica sa essere dolce e tosta allo stesso tempo, le batterie picchiano con decisione mentre una strumentazione che predilige cori, piano e archi lavora per creare il tessuto profondo del singolo pezzo. Gli immancabili sample vocali suggeriscono spesso la tematica del testo e tutto si fonde meravigliosamente, muovendosi all’unisono.

All’interno di tale contesto, la poetica di Skyzoo mantiene le già alte vette raggiunte in passato, offrendo liriche metaforicamente dense e complesse, un fattore determinante nella longevità di un ascolto che richiede diversi passaggi prima di poter cogliere anche solo le prime stratificazioni dei testi. Ogni barra sembra avere un significato intrinseco, un name drop perfettamente funzionale al tema, un racconto che proviene da lontano, che vede Bed Stuy sempre fissa sullo sfondo. L’utilizzo delle parole non è mai strutturato per finire forzatamente una rima o farla suonare semplicemente bene: tutto ha un collocamento e uno scopo preciso. Il fatto che Sky abbia deciso di scrivere seguendo una specifica direzione, soffermandosi sulle varie tappe del viaggio, suggerisce lo sviluppo tematico dell’album, osservando le dinamiche del concept da differenti postazioni per poi raccogliere le sue personali conclusioni. D’altro canto, approcciarsi al pubblico con la maturità dei quarant’anni offre un’esperienza del tutto differente: egli stesso sa di poter offrire una guida importante attraverso il proprio vissuto, aiutando qualcun altro ad accendere il motore e affrontare il proprio percorso. La fitta “Abundance” suggerisce l’idea in maniera più che pertinente: come evocato dalle prime linee del pezzo, è come mettersi in macchina la prima volta con una persona accanto a dirti che, pur nel mezzo di dubbi e difficoltà, andrà tutto bene, offrendo calore e rassicurazione, anche se poi il vero significato del brano risiede in un’abbondanza che non necessariamente deve ritenersi economica.

Assodato che l’intento degli artisti non fosse la creazione di una diretta discendenza col loro primo lavoro in coppia, il punto di contatto è invece riscontrabile nel fatto che non vi siano passaggi a vuoto. Ogni brano ha un suo motivo d’interesse, sia nella comprensione testuale che nell’osservazione della costruzione del beat. Passaggi come “Keep It Close” funzionano assai bene, evidenziando un’intimità testuale perfettamente tradotta in musica dalla strumentale. “Detours” è rotonda e rilassante, le immagini sono costruite su ricordi reali, giusto per sottolineare l’essenza dell’uomo che non ha mai lasciato davvero Brooklyn e tutte le esperienze che quel luogo gli ha donato. Le evoluzioni ritmiche del flow prendono tutt’altra piega sopra l’eccellente estratto di tromba pensato per “Rose Tinted”, squisitamente adagiato su una rielaborazione del breakbeat di “Paid In Full”, mentre la sfida drumless lanciata da Apollo in “Scrape The Bowl” viene debitamente raccolta dalla versatilità di Zoo, creando un confronto tremendamente interessante tanto per le abilità del producer quanto del rapper.

Persino “The Blind Spot”, titolo che va in netto contrasto con la successiva “Under The Lights”, nel suo esprimere un inarrivabile punto d’altezza lirica, vista l’eccelsa combinazione di talenti coinvolti, non è una tronfia posse cut gettata lì a caso, ma corrisponde idoneamente alla tematica del disco: Elzhi con i suoi straordinari collegamenti concettuali, i giochi di assonanza che durano per tutta la strofa; Blu, intenso come sempre, che nel giro di poche righe sviscera una biografia artistica dolorosa, segnata dalla sensazione di essere stata messa da parte; Brown che preme forte sulla sonorità malinconica generando le emozioni di Sky e di altri due rappresentanti dalla maestosità verbale, uniti costituiscono un momento di rara bellezza. Infine, tra i sontuosi archi che accompagnano “The Rearview” toccando l’animo, arriva il momento in cui il viaggio si interrompe abbastanza a lungo da permettere di guardare nello specchietto e comprendere cosa si è lasciato indietro per raggiungere l’ambizione.

“Luxury Tax” è un album che centra perfettamente gli obiettivi preposti dai suoi firmatari, senza alcun bisogno di vivere all’ombra di “The Easy Truth”. Il suo grande valore risiede proprio nella capacità di raccontare ciò che è cambiato in questi dieci anni, mantenendo le caratteristiche che avevano reso quella collaborazione così speciale. Skyzoo e Apollo Brown hanno semplicemente continuato a essere loro stessi, portando un bagaglio più pesante, fatto di responsabilità e qualche cicatrice: il primo ha trasformato questo accumulo di vissuto in una scrittura ancora più stratificata, il secondo ha trovato nuove forme per accompagnarla senza perdere quella componente emotiva che rimane indiscutibilmente legata al suo modo di concepire i beat. Ci avevano chiesto se eravamo pronti ad ascoltare l’album dell’anno: la risposta non può che essere positiva.

Tracklist

Apollo Brown and Skyzoo – Luxury Tax (Escapism/First Generation Rich 2026)

  1. Soapbox Two
  2. Abundance
  3. Detours
  4. God Given
  5. Keep It Close
  6. Table Manners
  7. Learned Behavior
  8. Rose Tinted
  9. Scrape The Bowl
  10. No Discounts
  11. Hear Me Out
  12. The Blind Spot [Feat. Elzhi and Blu]
  13. Under The Lights
  14. The Rearview

Beats

All tracks produced by Apollo Brown

Scratch

  • Howj: 2
  • Beat Butcha: 3
  • Alex Williams: 7
  • DillyGotItBumpin: 10
  • Chrissianity: 11
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