Danny Brown – The Hybrid

Voto: 4 + | Reviewed by agent.org

Qui da noi non si sente ancora parlare molto di Danny Brown, eppure da un po’ di tempo questo gran bel ragazzo di Detroit senza i due incisivi superiori e la pettinatura a dir poco discutibile sta catalizzando l’attenzione generale della scena Hip-Hop, sopra e sottoterra. Danny Brown mette infatti d’accordo un po’ tutti, anche personaggi distanti come possono essere Aesop Rock e 50 Cent, El-P e Tony Yayo (con cui ha lavorato per l’orribile “Hawaiian Snow”), e ugualmente lo stesso Brown si definisce un estimatore dei personaggi sopraccitati, sentendosi affine per tematiche alla G-Unit, definendosi tanto fan di E-40 e Lil B quanto di Dizzee Rascal e della Def Jux, parlando anche di Aesop Rock come il lyricist of lyricists e indicando “The Cold Vein” dei Cannibal Ox quale un capolavoro. Insomma, Danny Brown è senza dubbio un personaggio aperto, senza pregiudizi e che, soprattutto, tende a ribadire di avere come scopo l’intento più nobile che si può perseguire attraverso la musica, ovvero il mero intrattenimento.

Devo dire che ai primi ascolti di “The Hybrid” mi sono chiesto il perché di tanto entusiasmo nei confronti di Danny: a prima vista mi si presentava il classico stereotipo del rapper, tutto strada, donne, droghe e voglia di far soldi. Eppure, c’era qualcosa di diverso, una voce e un flow fuori dal comune (soprattutto considerati gli standard dei nuovi mc’s) che molti definiscono figli di Ol’ Dirty Bastard, un aspetto scanzonato che si riflette anche nei testi, ricchi di geniali punchline, spesso farcite di volgarità, racconti tossici, riferimenti sessuali più che espliciti (l’espressione gettin’ brain è tra le più ricorrenti del disco) e stralci di comica misoginia. Per la maggior parte di “The Hybrid”, Brown sputa un po’ di aria fresca su una serie di argomenti oramai abusati da chiunque, ma intrattenendo con una personalità che pagliacci morti in partenza tipo Lil’ Wayne o Lil’ Generico non avranno mai.

Questo è Danny Brown, qualcuno potrà pur dire che non è nulla di nuovo e io gli darò ragione, ma il ragazzo fa il Rap con una semplicità che è propria solo dei grandi, ha delle capacità intrattenitive che sono sconfinate e riesce a non annoiare pur essendo spesso ripetitivo. Se dovessi usare una parola che non utilizzo spesso, direi che spacca. Spacca anche perché “The Hybrid”, con tutto che non sia affatto curato nei minimi dettagli e abbia un forte sapore di mixtape, musicalmente parlando contiene dei veri e propri gioiellini, anche perché il Nostro, che sembrerà pure un cazzone, ha un certo gusto in fatto di beat (andate a sentire “Contra” con Elzhi!). L’apertura con “Greatest Rapper Ever” è indubbiamente una forte dichiarazione di sicurezza nei propri mezzi, la convinzione di poter essere la next best thing del Rap, “Need Another Drink” è una storia da club con un beat che è un chiaro riferimento alla Detroit Techno, “New Era”, con il bel beat di Nick Speed, parla di come l’attaccamento alla propria città si manifesti anche nell’indossare l’Old English D nel blue New Era.

Pezzi forti sono anche “Exotic” (indovinate di che si parla…) con il divertente beat di Danny! Swain, la chiara ispirazione Wu-Tang di “Re Up” (sì, inizia proprio con <<Used to get domed up by crackheads/and still got my balls licked by pretty bitches>>), la bellissima “Shootin Moves” (a parer mio la prova migliore), la raffinatissima “The Na Na Song” e la rockeggiante “White Stripes”, che a dispetto del nome è costruita su un campione degli Wham. Ma se finora ho dato l’idea di parlare di uno stronzo senza idee e interessi che non siano fumare erba e farselo succhiare da qualsiasi cosa si muova, sappiate che D.B. sa anche discutere, in modo ironico e non, di altri argomenti che vanno da classiche cose rappuse come gli amici persi (“I’m Out”), la mancanza di prospettive (“Nowhere 2 Go”), fino a robe serie quali la difficoltà di essere ragazze madri (“Juno”), il welfare (“Thank God”) e la crescente dipendenza da pillole in America con conseguente prescrizione di medicinali per curare qualsiasi cosa (“Generation Rx”).

Certo, chi cerca grossi concetti, lezioni di vita, modi per risolvere la crisi finanziaria internazionale e campagne per la sicurezza stradale non troverà pane per i suoi denti; ma, dico io, ne avete veramente bisogno? E fatevi una risata…

Tracklist

Danny Brown – The Hybrid (Rappers I Know 2010)

  1. Greatest Rapper Ever
  2. Need Another Drink
  3. New Era
  4. Exotic
  5. I’m Out
  6. Re Up
  7. Nowhere 2 Go
  8. Shootin Moves
  9. The Na Na Song
  10. Guitar Solo
  11. White Stripes
  12. Juno
  13. Thank God
  14. Drinks On Me
  15. Generation Rx
  16. S.O.S.

Beatz

  • Quelle: 1, 6, 10, 11, 14
  • Mainframe: 2
  • Nick Speed: 3
  • Danny! Swain: 4, 9
  • Chuck Inglish: 5
  • Denmark Vessey: 7
  • Frank Dukes: 8
  • Mosel: 12, 13
  • 14KT: 15
  • Slopfunkdust: 16
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