Busta Rhymes and J Dilla – Dillagence II

Voto: 4

Il tempo è tiranno per definizione, ma sa pure come custodire determinate relazioni. La connessione tra Busta Rhymes e il compianto J Dilla ne è la testimonianza più concreta e, di fatto, non si è mai spenta, nonostante i vent’anni trascorsi dalla dipartita del talentuoso James Yancey; come può un disco del genere coprire tutta questa distanza temporale? Semplice: Busta avrà pure attraversato periodi maggiormente calati nel mainstream, ma ha saputo conservare quello spirito collettivo che aveva congiunto chiunque fosse transitato nell’orbita Soulquarians. In particolare, l’intesa con Dilla si era già perfezionata trent’anni orsono grazie agli interventi realizzati all’epoca dei primi due dischi solisti firmati dall’istrionico mc, presupposto capace di ravvivare la curiosità verso i contenuti di questo nuovo progetto. Il quale, al contrario dei noti trionfalismi del rapper, è arrivato senza fruire d’iniziative clamorose, in forma di tributo nei confronti di un collaboratore con cui era altresì nato un solido rapporto d’amicizia. Il fatto che Busta abbia gelosamente custodito ben trecento (!) beat che Dilla gli aveva fornito è sintomatico del particolare tipo di legame esistito e della sensibilità che circonda l’operazione, uscita solo quando ritenuto opportuno e lasciando a queste registrazioni la possibilità di rifiorire dopo aver attraversato una lunga marinatura.

Con la fondamentale benedizione di Ma Dukes, incaricata di aprire e chiudere l’album con siparietti sentimentali e malinconici nei confronti del figlio prematuramente scomparso, e la supervisione architettonica di Karriem Riggins, “Dillagence II” – seguito dell’omonimo mixtape che Busta Rhymes aveva posto in circolazione nel 2007 – si propone il compito di rigenerare i beat quantizzati di Dilla inserendoli in un contesto che nel frattempo ha vissuto numerose mutazioni, riuscendoci in maniera assolutamente adeguata. Il feeling delle strumentali non sa affatto di nostalgia, a parte qualche momento sparso nel quale si possono chiudere gli occhi e viaggiare verso la metà degli anni duemila, ed è sorprendente rendersi conto di come, al di là dei minimi interventi di Riggins, il comparto riesca a suonare così perfettamente attuale. Sarà perché lo stile ritmico volutamente irregolare con cui il producer ha creato il suo marchio di fabbrica ha lasciato un’impronta tutt’oggi seguita, ma il risultato finale riesce a fondere adeguatamente quel particolare sapore coi canoni della modernità nonché con lo stile che Busta Rhymes ha assunto nel tempo, come evidenzia una gestione volta a convocare collaborazioni di richiamo e caricare i brani di partecipazioni cantate.

Il tutto sfocia in un ottimo compromesso, dato che Bussa Buss è sempre stato uno tra gli mc’s più originali di sempre grazie al suo caotico e incontenibile modo di proporsi e ha ormai residenza fissa presso il top della gamma nonostante le cadute di stile che ne hanno delineato tratti troppo spinti verso Pop e R’n’B. Un’equazione del genere, pensata partendo dal presupposto di utilizzare composizioni dotate di una fortissima identità Hip-Hop, poteva quindi funzionare molto facilmente, almeno sulla carta; la grande notizia è che, una volta affrontate le varie prove d’ascolto, tutto gira in effetti molto bene. Sopra a beat che si possono serenamente dividere tra l’eccellente e il molto buono, l’ex Leaders Of The New School evoluisce dimostrando uno stato di forma molto più fresco delle sue 54 primavere, mostrando un’intatta capacità di affrontare vorticose spirali liriche senza perdere fiato, nonché rispettando i beat di Dilla grazie alla scelta di non affrontare velocità iperboliche, lasciando piuttosto che la respirazione compia il suo naturale percorso. E’ un Busta Rhymes con meno dinamite addosso, che però continua a non temere – dimostrandolo coi fatti – il confronto con nessun altro rapper abbia residenza sulla faccia della Terra.

I momenti migliori del progetto sono quelli contraddistinti dalla fusione più grezza tra un flow letteralmente incontenibile e i ripetuti assaggi retrò capaci di lasciare quel tipico retrogusto del Soul tradizionalmente legato alla Motor City. Tra questi, va senza esitazione inserito il singolo “SPAZZZ”, un piccolo capolavoro di tecnica lirica ove Busta inspira ed espira l’essenza del beat di Dilla, completo di golosi switch dovuti alla fondamentale collaborazione di Black Milk e Kev Brown, figure più che pertinenti nell’attinenza alla scuola produttiva che aveva cresciuto lo stesso Yancey. In coincidenza di questi passaggi, la sensazione di cosa sarebbe potuta essere una collaborazione più estesa e diretta tra i due amici diviene una gradevole realtà, continuamente alimentata da episodi di altissima qualità come “Love & War”, deliziosa nell’accostare la ritmica storpia, i tifoni lirici dell’attore principale e le capacità lessicali di un vellutato Talib Kweli in un contesto nel quale il cantato di C.S. Armstrong diviene immediatamente un valore aggiunto. Armstrong che risulta invece meno efficace in occasione di “Drugs”, dove i vocalizzi sono superflui all’interno di un beat peso, ma la capacità del rapper di creare un testo in grado di trarre in inganno riguardo al reale significato del brano è il valore aggiunto in grado di elevare il pezzo.

La forza della congiunzione Soulquarians viene altresì mantenuta dalla significativa partecipazione di Common in “What We Got In Common”, molto più di un gioco di parole, con l’asso di Chicago e Jon Batiste che svettano entrambi sopra un duplice beat; sorprendenti, poi, alcune collaborazioni mainstream che vedono Busta formare una coppia d’assalto con Ludacris e le capacità vocali di Anderson .Paak nella rocciosa “Kingpin (Knock Your Head Off)”, passo tra i più attuali per come suoni. Inconsueta, inoltre, la comparsata di Lil Wayne su “Talk Ya Shit”, la quale coglie l’attenzione non tanto per una qualità lirica come sempre non equivalente alla relativa pubblicità, bensì per il carattere inedito dell’abbinamento tra Carter e Dilla, al di là del fatto che Busta riduca da sé la traccia in polvere. Non a caso, è più che sufficiente una “Back Pain, Chest Pain, Head Pain” per confermare chi sia a comandare le operazioni, merito di una voluttuosa capacità nella gestione del flow, presenza da cartoon e un’ottima strumentale che, visto il genio di Dilla, suona perfettamente adattata ai nostri tempi.

Lontano dall’essere un’operazione nostalgia, l’album è altresì ricco di momenti volutamente tesi alla modernità, rivolgendosi tanto agli incroci del Rap con le tendenze più luccicanti quanto a momenti nei quali spicca una forte matrice R’n’B. E’ probabilmente questa la parte che stuzzicherà meno chi vada alla ricerca di prove più robuste e tradizionali, nonostante l’assemblamento complessivo della scaletta sia logico e funzionale agli scopi prefissi. “This Woman”, brano tanto più significativo per la partecipazione postuma di D’Angelo, pur non essendo tra i preferibili va letto quale omaggio nel quale Busta sottolinea il suo essere presente oggi per ricordare non una, ma due figure cardine di quelle passate stagioni; “Royalty” è facilmente evitabile nel suo essere melensa, tuttavia offre una doppia dimostrazione del concetto di eredità artistica ospitando i figli del rapper; “Wait 4 U”, invece, fa semplicemente storcere il naso, con quell’aria sbruffona da hit di facile presa.

Oltre a fornire una prova chiara di cosa sia una vera collaborazione tra Busta Rhymes e J Dilla, “Dillagence II” si rivela in grado di restituire immediata credibilità a un artista a volte troppo autoindulgente nell’enormità della fama accumulata, agendo in un contesto musicale autentico e attualizzato con effetti forse imprevedibili. Un lascito importante, che dona opportuna collocazione a tutti quei beat rimasti nel cassetto per decenni, dando luogo a una realizzazione tra le più interessanti di questo 2026.

Tracklist

Busta Rhymes and J Dilla – Dillagence II (The Conglomerate Inc. 2026)

  1. Ma Dukes Speaks Again
  2. How The Boss Will Deliver
  3. Entry [Feat. La Reezy]
  4. SPAZZZ
  5. Back Pain, Chest Pain, Head Pain
  6. Royalty [Feat. Cie Smith and TRILLIAN]
  7. This Woman [Feat. D’Angelo]
  8. Shoo
  9. Drugs [Feat. C.S. Armstrong]
  10. The Story Of The Old Man
  11. Run Em Down [Feat. WATCH THE DUCK]
  12. Lay Down [Feat. T3]
  13. Wait 4 U [Feat. Big Sean and Honey Bxby]
  14. Kingpin (Knock Ya Head Off) [Feat. Anderson .Paak and Ludacris]
  15. How You Want It
  16. Love & War [Feat. C.S. Armstrong and Talib Kweli]
  17. Talk Ya Shit [Feat. Lil Wayne]
  18. What We Got In Common [Feat. Common and Jon Batiste]
  19. Ma Dukes & Dilla’s Closing Words

Beatz

  • J Dilla: 1, 2, 3, 5, 7, 8, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 19
  • J Dilla, Black Milk and Kev Brown: 4
  • J Dilla and The Kount: 6
  • Karriem Riggins: 9
  • J Dilla and Karriem Riggins: 18
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