Aleaka, Gentle T e Zeboh – Ridi pagliaccio
Avete presente l’estate in Salento? Lu sule, lu mare, lu ientu… Ecco, non secondo Gentle T, Zeboh e – in trasferta – Aleaka, fuori con “Ridi pagliaccio” a inizio agosto, periodo che associamo appunto a ombrelloni, asciugamani stesi sulla sabbia, bagni di sole e aperitivi a prezzi insensati. I due rapper della crew Kiazza Mob, già sintonici per le varie esperienze comuni (non ultimo un buon featuring in “La visione di Pantaleo”), rovesciano il cliché con un progetto che ha scenografie e temperature di segno decisamente opposto, un racconto – mai didascalico – scritto dietro le quinte, lontano dalle bolge stagionali e dai divertimenti a misura di turista. Qualche birra fresca, un lavoro spesso precario, discorsi da baretto: nella cornice tematica delle dieci tracce (più un paio di bonus nella versione fisica) si riconosce uno spazio circoscritto, quasi intimo, raffigurazione di un sud Italia che vive tra le pieghe di fenomeni oramai conclamati e consequenziali, dallo spopolamento dei centri più periferici a un progressivo invecchiamento demografico.
Lungi dal voler entrare in analisi sociologiche e spiegoni da talk show, come detto, i Nostri esprimono il loro punto di vista, condito da disagio, diffidenza e tanta tenacia, suggerendo scorci, ambienti, scenari quotidiani (<<vengo dal nulla, sud della Puglia/non c’è una strada senza una buca/serve lattuga, serve burbuka/sotto questo sole esco col burqa>> – “Southside boulevard”); una geografia solo in parte fisica, trattandosi di una condizione, un vero e proprio stato dell’essere, assimilabile a quello di numerosi coetanei di Salvatore e Flavio. Per questa ragione, nel loro caso, la risposta è il Rap (<<sto dove il lavoro a volte devi inventarlo/diventi metallo, suonaci nel party più bello/nord, sud, centro/ci ascoltano in cento e non fanno uno sbaglio>> – “Kiazza for the culture”), strumento attraverso il quale realizzare ambizioni forse semplici (<<voglio solo che la pompi da quel finestrino/anche se non sto viaggiando su quel beat estivo>> – “Addiction”), non paragonabili ai sogni di chi è alla ricerca forsennata di popolarità, tuttavia caratterizzate da una dignità che nel business della musica è merce rara.
Di fianco a ciò, non meno rilevante, l’ottima intesa tra due voci diverse, la scrittura precisa e ben scandita di Gentle T, lo stile istintivo ed espressivo di Zeboh, mc’s capaci, che negli ultimi anni si sono fatti oggettivamente il mazzo e, se la pecunia ancora latita, di meriti ne hanno messi a referto svariati (<<questi rapper senza neanche troppi sforzi li umilio/senza quei contratti delle major da un milli/non mi aspetto la riconoscenza da un figlio/io ti do i puntini, sai a chi spetta unirli>> – la titletrack). Mentre il primo contribuiva all’exploit di Make Rap Great Again e Payback Records, entrando oggi nel raggio di Gold Leaves Academy, il secondo agiva più nell’ombra, lasciandosi dietro piccole kiazze ben marcate; nell’album si dividono gli spazi col righello, una strofa ciascuno in ogni brano salvo l’ultimo, “Micidiale”, nel quale l’alternanza è più fitta. Analoga altresì l’energia impiegata proprio per rivendicare l’impegno costante (<<da dieci anni in giro per l’Italia, fantasma/chi si accorge solo adesso ascolta e c’ha l’asma/…/rappo al sangue, ascoltano i vegani e son d’accordo/sempre a mille, aspetto il giorno che riposerò da morto>> – “Un 18 Wheeler a Lecce”) e la mancata gratificazione che ne sarebbe dovuta derivare.
Un’aria di complicità, di complementarità, che si respira sia nei rapporti di forza tra Gentle T e Zeboh che in quelli tra liriche e strumentali. Aleaka ha un timbro riconoscibile, che si è consolidato – opinione del sottoscritto – soprattutto in scia a “The almighty birds”, lavorando i synth quasi come fossero dei sample e con linee di basso e batteria sempre curatissime. Un Hip-Hop senza particolari ibridazioni ma personale, moderatamente moderno, distante quanto basta dal sound che i due pugliesi sembravano prediligere; fatto sta che la somma delle parti è gustosa, armonica, cristallina fin dall’introduttiva “Il dado è tratto”, con cassa e rullante a dettare il passo di un’operazione robusta, dalle atmosfere tese (“Come disse Pertini”) ed elaborate – ché la sottrazione, in verità, ha rotto un po’ il cazzo. Coerente, poi, la selezione dei featuring, ambedue pescati nella medesima generazione dei protagonisti: su Toni Zeno non ci dilunghiamo, ne abbiamo tessuto le lodi più volte (anche di recente) e qui lascia un’altra prestazione maiuscola, di Brattini, torinese come Aleaka, ci piace invece segnalare l’eccellente contributo per “Zero”, che non a caso è tra gli episodi migliori della mezz’ora abbondante.
Il valore di “Ridi pagliaccio” – da oggi disponibile il nuovo drop con CD e, per la seconda volta, vinile – è proporzionale alle abilità di questi tre artisti, infallibili e infaticabili (<<questi fanno un disco all’anno come contentino/io sto a cinque con due tocchi tipo stop e tiro>>) quando si tratta di fare le cose per bene nell’underground.
Tracklist
Aleaka, Gentle T e Zeboh – Ridi pagliaccio (Gold Leaves Academy 2025)
- Il dado è tratto
- Southside boulevard [Feat. Toni Zeno]
- Addiction
- Ridi pagliaccio
- Un 18 Wheeler a Lecce
- Kiazza for the culture
- Zero [Feat. Brattini]
- Zack e Cody
- Come disse Pertini
- Micidiale
Beatz
Tutte le produzioni di Aleaka tranne la traccia #2 co-prodotta da Fid Mella
Bra
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