Young Fathers – Dead

Voto: 3,5/4

Anticon, Scozia, Africa. Tre termini che all’apparenza non dimostrano nessuna particolare affinità, si scoprono i più idonei per descrivere questa strana creatura chiamata Young Fathers. Graham Hastings, Alloysius Massaquoi, Kayus Bankole. Tre ragazzi stanziati a Edimburgo, gli ultimi due indubbiamente di origini africane, sono i protagonisti dietro il quale si nascondono le ambizioni di rilancio nel giro dell’experimental Rap – perdonate il termine – della label losangelina. Lontani da qualsiasi tipo di classificazione, loro stessi si definiscono come una psychedelic Hip-Hop boy band, etichetta senz’altro azzeccata, ma a mio parere non sufficiente a racchiudere il sound affascinante e visionario del trio.

Per dare una vaga idea, potremmo definirli come un incrocio tra i Death Grips meno incazzati e la vena elettronica di El-P, se non fosse per l’aggiunta di quelle melodie cantate in maniera decisamente soft per essere affiancate a quei due e in grado di donare al disco una dimensione molto personale. Sì, anche con l’ultima furberia targata Kanye West si può percepire una certa somiglianza stilistica. I Young Fathers però non seguono il trend dettato da “Yeezus”, casomai è il contrario, visto che il loro esordio risale al 2011 con l’EP “Tape One”. Meglio, però, fermarsi qui con la lista dei riferimenti, il rischio sarebbe quello di inquadrarli in maniera superficiale prima ancora di aver ascoltato attentamente il loro primo lavoro ufficiale.

D’ora in avanti, sarà lo sfondo musicale a risucchiarci e a immergerci nelle atmosfere distorte di “Dead”, inizialmente con percussioni dai ritmi tribali (“No Way”, “War”), poi attraverso i rimandi all’R’n’B più astratto (“Low”, “Dip”), per concludere con il Gospel straziante di “Am I Not Your Boy”. A fine ascolto, capite, non può che prevalere una sensazione di totale turbamento interiore di fronte a così diverse contaminazioni e miscugli, paragonabile metaforicamente a un viaggio spaziale con a bordo una tribù indigena. Come dicevo in precedenza, nel mezzo del percorso trovano spazio i richiami al sound sperimentale di Mc Ride e Zach Hill con il trittico “Paying”, “Mmmh Mmmh” e “Hangman”. Non mancano brani danzerecci, è il caso di “Get Up”, anche se questa musica non si balla in un fumoso club di Glasgow, l’impressione è bensì di danzare attorno a un falò sperduto nel deserto. E poi il Rap; che dire? Frammenti schizoidi, voci lo-fi, parole che acquistano un senso solo una volta assimilato il sottofondo ipnotico. Come a dire, ah qualcuno stava cercando di dirmi qualcosa?

Un disco difficile, sì, la cui breve durata aiuta a concentrare il potenziale, allontanando il rischio di momenti di noia insito nell’attenzione che un’opera di questo stampo richiede. “Dead” è un puzzle dalle mille figure, difficile da comporre ma che, una volta concluso, vorresti smontare e riarmare ancora, ancora e ancora.

Tracklist

Young Fathers – Dead (Anticon Records/Big Dada Recordings 2014)

  1. No Way
  2. Low
  3. Just Another Bullet
  4. War
  5. Get Up
  6. Dip
  7. Paying
  8. Mmmh Mmmh
  9. Hangman
  10. Am I Not Your Boy
  11. I’ve Arrived

Beatz

All tracks produced by Young Fathers

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Gabriel

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