Ghostface Killah – Ghostface Killahs

Voto: 3/3,5

Odio ripetermi; ma, neppure un anno fa, scrivevo“The Lost Tapes” ribadisce un trend che Ghostface Killah ha oramai scolpito nella pietra: la durata (da “Apollo Kids” in avanti) non supera la soglia dei quaranta minuti, i contributi esterni abbondano, alle macchine c’è una sola regia e il sound è ricchissimo di Soul. Premessa che calza appunto come un guanto al quattordicesimo disco solista di un infaticabile Dennis Coles (chiamato a spegnere le fatidiche cinquanta candeline il prossimo maggio): “Ghostface Killahs” raggiunge i trentatré primi, coinvolge una decina di amici più o meno stretti (l’assenza di Raekwon viene colmata da Method Man, Inspectah Deck, Cappadonna e Masta Killa) e accredita il solo Danny Caiazzo – anche lui originario di Staten Island – alla produzione.

Con un pizzico di malignità, potremmo quindi insinuare che l’operazione manchi in origine di novità, ricalcando una formula che – nella sua prolificità – l’mc ha spremuto fino all’ultima goccia; il che magari è vero, tuttavia siamo al cospetto di un artista che di per sé non appare mai sciatto o fuori forma. Come da copione, a prescindere dalla scenografia di seconda mano, Ghost si fa trovare preparato e indossa il proprio costume senza impaccio, interpretando con la serietà di sempre il ruolo che più gli si addice: quello del gangster. “Ghostface Killahs” è infatti un progetto sostanzialmente circoscritto al tema criminale, declinato nella classica sequela di autocelebrazioni e storytelling inzuppati per intero in un immaginario che attinge anzitutto dal cinema blaxploitation e dalle numerose figure (stereotipi, se preferite) che ne affollano i rocamboleschi plot.

Forse non a caso, Tony fissa su pellicola il filo conduttore dell’album in un trittico di video che delimita con precisione il perimetro della tracklist, prima capeggiando un violento commando armato durante una rapina (“Conditioning”: <<so cold, making you stutter/I-I-I c-c-c-can’t believe Ghost is still gutter!>>), poi smaltendo la tensione dell’impresa in una pacatissima festicciola tra pochi intimi (“Party Over Here”), infine regolando conti ancora aperti e distribuendo nuove minacce (“Pistol Smoke”: <<cops, sirens, paparazzis over hot bodies/headshots in the Maserati/don’t wrap that nigga, no Polo sheets/keep it discrete, I told that nigga he’d be dead in a week>>). A prescindere dalla corrispondenza non così fedele tra clip e contenuto lirico, tolta la seconda (beat incolore) abbiamo subito tra le mani due brani pienamente nelle corde di GFK, entrambi adatti a soddisfare i fan suoi e del Wu-Tang Clan.

I quali non rimarranno affatto delusi dalla solida doppietta iniziale che il Nostro affronta col sostegno dei compagni di crew: “Me Denny & Darryl”, su un efficace giro di archi e sample vocale, con Johnny Blaze che posiziona rime all’interno del verso sfoggiando un’eleganza che non manifesta segnali di cedimento (<<make ‘em sing, this is not Sopranos, y’all don’t make a scene/making cream, how I make it up without the Maybelline?>>); “Burner To Burner”, armata di un’aspra chitarra elettrica, col padrone di casa che in quanto a cattiveria supera sia Deck che Cappa (<<Ghost got a gambling habit, I burn bookies/smack so many promoters out here, they scared to book me>>). Peccato il giochino non riesca invece in “Waffles And Ice Cream”, sorta di (fiacco) omaggio alla “Ice Cream” di Rae.

Ancora, un braccio della bilancia pende grazie al gustoso Funk di “New World”, arricchito dal falsetto di Eamon, e al clima meno teso di “Flex”; l’altro, però, deve fare i conti con la ridotta varietà del concept, a lungo andare ridondante, e un’ulteriore manciata di episodi impalpabili (“Fly Everything”, “The Chase”, “Soursop”), tali anche per la modesta personalità di Danny Caiazzo, che – come nel recente “Chamber No. 9” – alterna buone intuizioni a soluzioni fin troppo derivative, prive di quei colpi di genio che spesso garantiscono longevità all’insieme. In fondo, nulla di diverso da quanto lasciava presagire l’artwork bruttarello: rimanendo nel decennio in corso, non siamo certo ai livelli di “Twelve Reasons To Die” e “Sour Soul”, ciononostante non ne farà le spese una storia discografica che – per dimensioni e valore – è un’assoluta rarità.

Esaurite dunque le chiacchiere, ascoltate “Ghostface Killahs” e decidete che posizione assegnargli in questo lungo elenco di uscite.

Tracklist

Ghostface Killah – Ghostface Killahs (Music Generation Corp. 2019)

  1. Killah Intro
  2. Me Denny & Darryl [Feat. Method Man and Cappadonna]
  3. Burner To Burner [Feat. Inspectah Deck and Cappadonna]
  4. Flex [Feat. Harley]
  5. News Report (Skit)
  6. Conditioning
  7. Fly Everything [Feat. Sun God and Shawn Wigs]
  8. Party Over Here
  9. Pistol Smoke [Feat. Solomon Childs]
  10. Revolution (Skit)
  11. New World [Feat. Eamon]
  12. Waffles And Ice Cream [Feat. Cappadonna]
  13. The Chase [Feat. Sun God]
  14. Soursop [Feat. Masta Killa, Harley and Solomon Childs]

Beatz

All tracks produced by Danny Caiazzo except tracks #1, #2, #5, #8, #10, #12 and #13 with the additional production by Remedy Ross, Josh Gannet, Shawn Wigs, Toure and Shroom

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