El Michels Affair and Black Thought – Glorious Game

Voto: 4/4,5

La passione per il groove, quello più caldo e avvolgente. Il forte legame con la tradizione, da non intendere in chiave nostalgica. La classe, anzitutto. Individuare dei potenziali ponti di collegamento tra gli El Michels Affair e Black Thought non richiede particolari sforzi, pur se fin qui le rispettive storie artistiche abbiano fatto registrare traiettorie distinte: l’istrionico collettivo di Leon Michels, in attività da quasi vent’anni, si è sempre mosso sul confine tra Soul, Funk e Hip-Hop, misurandosi con un archivio stuzzicante quanto quello del Wu-Tang Clan o ibridando quest’energia in progetti dal timbro più identitario; l’mc e co-fondatore dei The Roots, sulla cui longeva e straordinaria carriera non riteniamo di dover aggiungere più di un accenno, vanta un’esperienza pressoché unica nell’ambito del Rap eseguito assieme a musicisti di spessore. “Glorious Game”, fuori lo scorso aprile per la Big Crown Records dello stesso Michels, è dunque il risultato di una collaborazione che poggia su fondamenta solide e ben piantate, esprimendo una naturalezza che si rivelerà asse portante dell’intera operazione.

“Grateful”, primo singolo estratto con tre mesi d’anticipo sul rilascio dell’album, è subito il segnale di una realizzazione articolata, che non si accomoda nella facile (auto)citazione e, al contrario, lascia avvertire precise peculiarità: dalla voce Ragga/Dancehall utilizzata per il refrain (è la notissima “Ting-A-Ling” di Shabba Ranks) alla dominante di cassa e rullante, passando per le due strofe che raccontano di una società che sta assumendo i contorni di una giungla minacciosa (<<due to circumstances, there’s no more chances/we was raised by wolves, grizzly bears and panthers/it’s wild, I’m surprised we ain’t grown no antlers/the whole house is fucked like Jo Jo Dancers>>), band e rapper sembrano essere alla ricerca di una formula confermata qualche settimana dopo da “That Girl”. A un incipit da brano Reggae segue una composizione parecchio minimale, screziata da suoni isolati, rapidi, e un malinconico coro femminile che fa il paio con i dolorosi ricordi di un amore giovanile (<<her beauty truly a treasure, her laughter was a song/no way I could ever be right if lovin’ her was wrong>>).

Insomma, con la visionaria clip della titletrack, appena scoccato marzo, la direzione presa è chiara: “Glorious Game” sarà per certi versi il negativo – nel senso fotografico del termine – di “Cheat Codes”, nato sempre nel periodo pandemico e colmo dell’eclettismo di Danger Mouse. L’ensemble capitanato dal polistrumentista Michels asciuga infatti la produzione e riconduce Tarik alla linearità dell’Hip-Hop, un percorso sobrio, le cui rotonde geometrie (il fulcro è dato da basso, tastiera e batteria) assumono una pasta volutamente scura, densa, lavorando le sezioni melodiche come farebbe un beatmaker. Processo evidente, volendo fare degli esempi, nell’ordinata scansione di “I Would Never”, con linee vocali spezzate e una programmazione che evoca dei tagli di un sample, e in “I’m Still Somehow”, che al morbido arpeggio di chitarra abbina lo scoppiettio di un vinile e un campione pitchato da “Both Sides Now” di Joni Mitchell; aggiungiamo che in quest’ultima ogni parola, enunciata con tono solenne, ha il peso di un macigno (<<bein’ a black man’s been a job/look at the loved ones I have lost/give me a CAT scan, I can’t stand/when the drug starts wearin’ off>>).

A proposito di Black Thought: è già pronto a pubblicare “Streams Of Thought Vol. 4”, tutto su beat di 14KT, consolidando un’andatura che – in vista dei 52 anni da compiere a ottobre – non sarebbe esagerato ritenere straordinaria. Qui, impegnato in una scaletta a sua volta sfrondata da qualsivoglia orpello (rappa solo lui e nove dei dodici brani non toccano i tre minuti di durata), sfila il cappuccio della biro per appuntare riflessioni, stralci di racconti e riferimenti alla sua Philadelphia con immutata maestria, sfoggiando una scrittura che è nel pieno della sua rigogliosa maturità. L’ispirazione è alta tanto nel puro biografismo di “The Weather” (<<it’s understood that South Philly was a marvel, I’d never be one to argue/the cracks in the pavement, front steps made of marble/the smell of Pine-Sol, my grandmother kept ‘em clean, y’all/the vestibule’s a section of floor behind the screen door>>), che gli El Michels Affair movimentano con diverse variazioni di tempo, e della conclusiva “Alter Ego” (<<I perfected imperfection, I’ve dealt with debt collection/all my demons, I respect them, I’m a breathin’ intersection/on the crux of my redemption, not to mention reinspired/lookin’ out for me and mine since I told my alter ego goodbye>>), quanto nei minuziosi reportage dall’ennesima periferia cittadina (<<you gotta keep the fear in check like it’s verified/some boys took their respect and some’ll never try/they said you never raised your voice and never ride/and they ain’t never lied>>“Hollow Way”).

Ma è altrettanto vero che la bellezza cristallina di “Protocol”, “Alone” e “Miracle” parli da sé, senza dover fornire troppe spiegazioni: l’Hip-Hop tocca quota mezzo secolo e Black Thought ne è un esponente di rilievo dai primi anni novanta, veterano, custode, ispiratore, leggenda. Titoli vantati anche grazie a un disco adulto, poco chiassoso, quale “Glorious Game”.

Tracklist

El Michels Affair and Black Thought – Glorious Game (Big Crown Records 2023)

  1. Grateful
  2. Glorious Game [Feat. Kirby]
  3. I’m Still Somehow
  4. Hollow Way
  5. Protocol [Feat. Son Little]
  6. The Weather
  7. That Girl
  8. I Would Never
  9. Alone
  10. Miracle
  11. Glorious Game (Reprise)
  12. Alter Ego [Feat. Brainstory]

Beatz

All tracks produced by El Michels Affair except track #2 with the additional production by Brainstory and #6 with the additional production by Paul Castelluzzo

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