Apathy – Weekend At The Cape

Voto: 3,5

Apathy2015500Un anno fa, all’approssimarsi del clima estivo, Apathy aveva dato alle stampe “Connecticut Casual”, un album ricco di riferimenti logistici locali e svolto su atmosfere e temi marcatamente territoriali, che viveva sul costante parallelo creato dal contrasto nato dalla duplice modalità d’osservazione dell’ambiente e dei suoi personaggi. La chiarezza dei colori del mare, del cielo privo di nuvole, delle costose imbarcazioni lì presenti accostate in contrasto all’oscurità data dalla sensazione di abbandono di alcuni luoghi vicini, dalle cospirazioni perpetrate, dalle vicende tristi di cui oramai tutti si sono colpevolmente dimenticati. Tredici mesi dopo il caldo è tornato e Chad Bromley sente che non ha sviscerato completamente quella tematica estiva, decidendo di dare alla luce altri dieci pezzi che vanno a costituire un seguito rintracciabile tanto nei testi quanto nelle immagini, dato il mood grafico del tutto simile scelto per disegnarne la copertina.

“Weekend At The Cape”, che esce contemporaneamente alla raccolta antologica (48 pezzi tra inediti e featuring!) “The Black Lodge”, ritrova un Apathy di efficienza intatta, il percorso di maturazione partito dallo studio degli antenati della vecchia scuola e dalla volontà di dare il proprio accorato contributo scrivendo piccole ma significative pagine del grande libro dell’Hip-Hop si è elevato strada facendo sempre più, abbinandosi a una creatività rintracciabile sia nella costruzione delle barre che nelle argomentazioni trattate, una versatilità che ha contraddistinto l’artista sin dalle sue prime uscite. Non è facoltà di tutti riuscire ad intrattenere col medesimo magnetismo sia che si propongano battle rap conditi da irriverenze e gustosi colpi bassi o che si propenda per la narrazione usufruendo di una capacità descrittiva che consente di approfondire determinati argomenti con originalità, lasciando saltuariamente da parte il machismo per fermarsi e guardare dentro sé.

All’interno dell’EP è reperibile una piccola dose di tutte queste peculiarità, allacciate tramite il minimo comune denominatore dello scenario fisso, il Connecticut. Uno dei pezzi che più riflettono l’ambiente circostante è di certo “Ride Forever”, che dipinge uno scenario un tempo piacevole ma oggi abbandonato, ricolmo di ricordi lontani che riaccendono precisi sentimenti fino a evocare un desiderio di fuga, un testo altamente descrittivo che si abbina in maniera ideale all’unica produzione estranea ad Apathy, nella quale Smoke The World è abile a costruire un’atmosfera malinconica e decadente. La maturazione è rappresentata da episodi quali “The Pendulum Swings”, una traccia molto personale che vede Apathy e Blacastan allinearsi perfettamente a livello concettuale, ricordando vecchi episodi dolorosi nel frattempo alleggeriti da eventi più fausti, una profondità riflessiva poi riproposta nel singolo “How To Breathe Underwater”, una delle tracce che costituiscono il ponte tematico con “Connecticut Casual”, rievocando immagini subacquee dettate dalla fantasia ben supportate anche da uno dei numerosi ospiti presenti (la maggior parte locali, una tendenza che Apathy conferma da sempre), quel Suave-Ski chiamato a collaborare in tre dei dieci pezzi in scaletta e che si dimostra all’altezza del compito più tecnicamente che non tematicamente.

Sono difatti apprezzabili i suoi intrecci di sillabe e le barre multilinee che racchiudono più rime al loro interno, ben abbinandosi alla dolcezza ispirata dal beat del pezzo sopra menzionato (nel quale pure Jus Cuz fa il suo), anche se nel complesso i suoi riferimenti prima o dopo cadono inequivocabilmente nell’allusione sessuale esplicita, un aspetto che “Crew” espone in primo piano. Los Angeles è invece la casa di Locksmith e Wild Card, nominati a parte non solo per la differente provenienza geografica, ma perché prendono “Block Island Sound” e la fanno a pezzi in modo spettacolare, utilizzando un flow ad alta velocità che nel particolare caso del secondo evidenzia una dizione pazzesca e un’ironia tagliente (<<…anyway I got problems and my issues are frightening/spit vicious for a livin and my rhythm’s enticing/do I wanna a blowjob? These bitches are sykin/and they keep giving head like the victims of Isis>>: booooom!!!), per quella che si rivela essere una felice intuizione produttiva che campiona il tema di “Fraggle Rock” (uno show dei Muppets inedito in Italia). Il lavoro di Apathy alle macchine è come al solito di livello molto gradevole, gli elementi utilizzati navigano tra sample vocali melodici (la già menzionata “How To Breathe Underwater”), il sempre apprezzabile Soul polveroso (la prima parte di “New England Royalty”, la bonus track “Warfare”), arpe poste in loop modificandone saltuariamente il tempo (“Somethin For The Bitches”) e suoni piacevolmente corrosivi (“Summer Of Sin”).

“Weekend At The Cape”, pur non offrendo molto di nuovo vista la sua natura di espansione rispetto a un concetto già trattato, è un prodotto molto ben realizzato e offerto a un costo adatto per ciò che propone (poco più di undici dollari), una piccola chicca per chi è affezionato ad Apathy nonché ennesimo lavoro di qualità per un artista che non tradisce davvero mai.

Tracklist

Apathy – Weekend At The Cape (Dirty Version Records 2015)

  1. Troubled Waters
  2. New England Royalty
  3. Summer Of Sin
  4. Somethin For The Bitches [Feat. Suave-Ski and Prince Royal]
  5. Crew [Feat. Suave-Ski]
  6. How To Breathe Underwater [Feat. Suave-Ski and Jus Cuz]
  7. Block Island Sound [Feat. Locksmith and Wild Card]
  8. The Pendulum Swings [Feat. Blacastan]
  9. Ride Forever
  10. Warfare (Bonus Track)

Beatz

All tracks produced by Apathy except track #9 by Smoke The World

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