Alex Antonov – FREI

Quello di Alex Antonov è un disco difficile. Non a livello concettuale – in quel caso sarebbe un pregio – ma dal punto di vista più elementare possibile: molto spesso, non si capisce assolutamente quale sia il tema, il messaggio o, più banalmente, il contenuto dei pezzi. Chiariamo: apprezzo moltissimo i dischi in cui viene solleticato il pensiero, l’interpretazione, dove nei testi ci sono vari livelli di lettura o rimandi simbolici, ma non trovo gusto nel – semplicemente – non capire cosa mi stia dicendo il brano in questione a causa di una scrittura così ermetica.

C’è da dire, in ogni caso, che “FREI” non si uniforma alla massa informe delle produzioni indipendenti di tanti mc’s esordienti, impantanati tra imitazioni pedisseque e autobiografismo d’accatto. L’estro anticonformista – si parla di anticonformismo sincero, non certe scelte di costume che si vedono di tanto in tanto – è ammirevole e gratificante, come è evidente sin dalla tracklist, ricolma di titoli enigmatici e allusivi. Il piglio campagnolo, poi (vedi “Il digestivo dei Caruggi” o <<io rappresento la gente della contea del belin, mea>>), è assolutamente da accogliere a braccia aperte, in una scena in cui sembra che i modelli di rapper possano essere soltanto quei tre o quattro, oramai ingessati in imitazioni di facciata, senza lasciare spazio alla personalità individuale.

Insomma, sembra che uno dei versi di “Affresco”, uno dei pezzi più riusciti, vada preso alla lettera: <<so io che vuol dire ‘sta merda/fatti la tua idea>>. Certo, una volta superato lo step dell’impatto tecnico ci si trova di fronte alle difficoltà di cui si parlava, ma non si può affatto dire che il primo ascolto delle liriche di Alex Antonov lasci indifferenti. Dal punto di vista della tecnica fonetica, infatti, il risultato è strabiliante: lo studio dell’incastro lessicale è accurato e porta a un continuo flusso di suono quasi ipnotico. Soltanto per fare un esempio: <<tipo donna nel periodo post-parto, cosparso/guardo “Lost” calmo, con in mano un toast caldo>>. Ecco, questa ostilità del disco nel voler rivelare all’ascoltatore il senso di una parte delle tracce risulta tanto più fastidiosa se pensiamo che, quando si riesce a intravedere un filo logico o un barlume di messaggio, le emozioni sono garantite: andate ad ascoltare “Bambino”, che, oltre ad avere un beat da urlo, è uno dei pezzi più emotivamente coinvolgenti dell’album, o il flusso di coscienza di “Affresco” e la paranoia claustrofobica di “Psicologia telefonica”.

Un ultimo appunto: Alex Antonov merita un plauso per la scelta radicale di rimare soltanto su beat alla vecchia maniera, con un sample essenziale e un giro di batteria bello spesso, arrangiati senza troppe pretese, ma mai in mancanza di una certa attenzione ai dettagli. Insomma, la qualità c’è ed è tanta: la tecnica è esteticamente ineccepibile (averne di emergenti che scrivono così!), le produzioni sono un vero e proprio nirvana per chi ama i ritmi della vecchia scuola, la personalità è originale, bizzarra e insolita, la capacità di scrivere in maniera spiritosa è pari a quella di rovistare tra le emozioni. Basterebbe un accurato lavoro di ripulitura della scrittura, uno sforzo nella direzione della chiarezza, e avremmo tra le mani una promessa che sarebbe doveroso tenere d’occhio.

Tracklist

Alex Antonov – FREI (La Blatta Produssioni 2010)

  1. Granito/a
  2. U ruggiu
  3. Concetto di flow [Feat. Fat MC]
  4. Il cosiddetto resto
  5. Come da tavole a Villatalla
  6. Lanzichenecchi
  7. Occhiali da sole
  8. Feudalesimo [Feat. Esse, X-Jobba e Naesh]
  9. La transumanza
  10. La solidità dello stipite
  11. Psicologia telefonica
  12. La fontana di Bachin [Feat. Janeosa]
  13. Affresco
  14. Il digestivo dei Caruggi
  15. Elle
  16. S.I.R. (Sempre in ritardo) [Feat. Fat MC]
  17. Il settimo secondo
  18. Bambino

Beatz

Tutte le produzioni di Roggy Luciano tranne le tracce #1, #3, #11, #13 e #16 di Erma

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