Intervista a Suarez (28/10/2026)

Quando abbiamo intervistato Suarez, nell’aprile del 2022, era uscito da qualche settimana “Antieroe 3 – The Punisher”, capitolo che chiudeva la saga e conduceva il rapper romano in una nuova fase del suo percorso artistico. Avevamo approfittato dell’occasione per tracciare un excursus molto dettagliato sulla sua discografia, stavolta andiamo quindi dritti al punto e parliamo di “Pills”, il suo ultimo disco fuori per Tak Production…

Bra: “GDB Gatti de borgata” è il primo singolo tratto dall’album, pubblicato quasi due anni fa. La prima domanda te la faccio sulle tempistiche impiegate nella realizzazione di “Pills”, piuttosto lunghe: sono casuali o frutto di un processo creativo abbastanza intenso e in parte rinnovato?
Suarez: raramente ho chiuso un mio progetto in breve tempo, il disco precedente aveva avuto addirittura una gestazione di sette anni, tra il 2016 e il 2022, inframezzato da “Siberia” che probabilmente è stato l’unico progetto che ho iniziato e concluso in un solo anno. Per concludere “Pills”, ci sono voluti comunque tre/quattro anni, a fine 2022 avevo già iniziato a produrre alcuni beat e a buttare giù qualche testo. Il mio è un processo creativo particolare, scrivo i testi senza musica per poi cucire più o meno su misura i beat su ciò che ho scritto; sono anni che ho un approccio ossessivo con la scrittura, rielaboro, cancello, riscrivo, cestino, ricreo… Curando poi anche tutto il resto da solo, illustrazioni, grafiche… I tempi si allungano sempre coi miei lavori, quindi.
B: magari c’entra anche il fatto che, proprio in quest’intervallo, hai compiuto 40 anni… Senza snaturare la tua attitudine, quindi mischiando come sempre cinema, fumetti, cartoni animati, romanità assortita e via dicendo, penso si percepisca un tono più adulto nell’approccio alle liriche: è qualcosa che riconosci e che in qualche modo hai voluto assecondare, considerati – se prendiamo come riferimento “Suarez’s contempt” – i due decenni pieni di attività?
S: sono praticamente 42, tra l’altro… Sicuramente impatta, sì, ma probabilmente è quello che mi è successo attorno in questi ultimi quattro anni, a prescindere dal fatto che sono oramai entrato nel club dei vecchi per quanto riguarda il Rap italiano, ad aver determinato il tono del disco.

B: non è la prima volta che produci tutti i beat di un tuo progetto, però in questo caso hai deciso di adottare un taglio molto specifico e riconoscibile. In “Pills” c’è tanta west coast, un sound che richiama soprattutto un periodo a cavallo tra fine ‘90 e primi ‘00: spiegaci questa scelta, magari dandoci qualche indicazione più precisa per trovare un termine di riferimento con le uscite che ti hanno influenzato di più nel cercare una direzione per i suoni.
S: a livello di sound, avevo intenzione di cambiare un po’ proprio il modo di produrre. Sono sempre stato un grande fan delle produzioni un po’ west coast, co’ sti pianofortoni… Me ne erano uscite fuori un paio che mi convincevano e, una volta usate quelle, ho pensato di dare coerenza al suono dell’intero album, con qualche eccezione anche per non renderlo troppo ripetitivo. Non credo però di aver avuto uscite in particolare che mi hanno influenzato, di sicuro non recenti, probabilmente davanti alle macchine hanno influito più le mie fisse del lontano passato.

B: non passa inosservata neppure la dimensione dell’album, sedici tracce per quasi un’ora di durata. La tendenza, anche nell’underground, è quella di accorciare tempi e tracklist: hai contraddetto questa sorta di regola perché hai bisogno di spazi più ampi o per altri motivi?
S: semplicemente, di base non mi do nessuna regola, faccio i dischi come piacciono a me. Se poi la regola di oggi – e me ne sono accorto negli ultimi anni – è che le tracce debbano essere massimo sei/sette e durare ognuna non più di due minuti, allora ben venga che io faccia l’esatto contrario!
B: da ascoltatore, ritieni che tutti questi progetti da 25/30 minuti sottintendano una modesta quantità di cose da dire o siano semplicemente il frutto di una modalità di fruizione cambiata, troppo sbilanciata in funzione delle varie piattaforme digitali?
S: se la musica deve adattarsi a una piattaforma digitale, all’algoritmo di un social, o farsi limitare da imposizioni basate sulle leggi del mercato, per me parte già male, viene tutto snaturato in partenza e lo so benissimo che è comunque quello che fa la maggior parte della gente. La mia roba nasce in primis per me stesso, questa sarà sempre la mia cosa e ogni traccia, ogni disco, è una sorta di director’s cut, se poi non funziona nell’industria musicale di oggi va benissimo lo stesso.

B: prima elencavamo alcune delle tue passioni più note, “Nel mio mondo” è in sostanza una piccola rivendicazione di quel mix <<di dischi potenti, cinema, libri e fumetti/da dove scrivo, rielaboro, esprimo concetti>>; ci sono, invece, dei temi a proposito dei quali ti senti meno in grado di scrivere?
S: prima di quest’album ti avrei detto che magari non mi ci vedo a scrivere un pezzo d’amore, invece mi è uscito fuori anche quello… Quindi direi di no, penso di non avere problemi a parlare di qualsiasi cosa, purché sia qualcosa che conosco, un tema sul quale posso e sento di dire la mia. Anche perché non mi piace dire cazzate, né ho mai provato a creare un personaggio davanti al microfono diverso da quello che mi ritrovo davanti lo specchio quando mi alzo ogni mattina.

B: tenendo conto di questa come di altre scalette, una cosa che non ti mette certamente in difficoltà è collaborare con altri rapper. Più che per far numero, però, s’intuisce un legame di fondo con chi prende parte al disco: supponendo che il processo non sia mai lo stesso, immagini i featuring già quando pensi a un nuovo brano da scrivere o elabori le idee proprio a partire da un confronto diretto con chi viene di volta in volta coinvolto?
S: tutti i miei featuring, anche a ‘sto giro, sono amici da sempre e persone cui voglio un bene gigantesco. Gente che si fa un pezzetto di strada insieme a me, durante il viaggio che parte dalla prima e si conclude alla sedicesima traccia. Anche qui si sviluppa tutto con estrema naturalezza, ad esempio un giorno Rak mi dice mi sto risparando “Dragon Ball Z” dal primo episodio e qualche ora dopo io gli ho detto facciamo un pezzo a tema dove ci alterniamo e a una certa ci uniamo come con la Potara fusion della serie, sovrapponiamo le voci come Vegetto (che è il risultato della fusione Vegeta/Kakarotto); oppure, per “Cronokillaz”, Danno mi disse che aveva scritto una strofa che era un po’ la parte seconda di “Il tempo che è passato”, che avevamo fatto addirittura nel 2015, e da lì è nato lo spunto. Ogni collaborazione ha un po’ la sua piccola storia, sempre.

B: più nello specifico, sembra quasi che le partecipazioni al microfono di “Pills” fotografino in certa misura la rete di contatti e di intese che hai costruito negli anni, considerato anche che sono tutte circoscritte al Rap romano; è così?
S: si, ma non la chiamerei mai rete di contatti, per me è riduttivo anche chiamarli amici. Non c’è una collaborazione di questo disco che non sia con una persona con cui non ho condiviso confidenze, viaggi, cene, trasferte. Siamo una famiglia.

B: tanto per chiarire come vanno determinate dinamiche, in media a quanti progetti lavori nello stesso periodo e quanti effettivamente vedono la luce?
S: guarda, posso dirti che, almeno come intenzione, allo stato attuale sono coinvolto in più di quattro progetti in contemporanea, ma non posso assolutamente dire nulla né se riusciremo a realizzarli davvero – parlo al plurale perché non si tratta solo di progetti solisti. Ci sono alcuni lavori che nascono in precisi momenti per poi realizzarsi chissà quando; ad esempio con Grezzo si parlava di “Siberia” nel 2010, già avevamo il titolo, poi l’abbiamo fatto e rilasciato nel 2019…

B: oltre a ospitare Dj Drugo, Dj Stile, Dj Ceffo e Dj Craim, in “Shadowbanned” ti ascoltiamo per la prima volta anche ai piatti. In passato, parlando del disegno, ci avevi detto di essere un autodidatta praticamente in tutto, per lo scratch possiamo supporre ti abbiano comunque fatto da guida figure di una certa caratura; in generale, vorremmo però sapere se in questa sorta di autarchia si nasconda il riflesso più profondo del tuo carattere, la voglia di farcela anzitutto da soli e con le proprie forze.
S: sicuramente è nella mia indole, rientra nel volermela cavare da solo in tutto e per tutto, oltre a quella mission impossible di voler imparare a fare tutto. Sia Drugo che Ceffo mi hanno fatto smanettare più volte coi loro giradischi in passato, anche con Stile ogni tanto abbiamo nerdato, è successo che poi mi so’ messo lì da solo e, al di là di spararmi anche un po’ di dj set in qualche serata, sempre con la massima umiltà e il rispetto per chi è veramente un dj e ci si dedica da sempre, volevo divertirmi anche nel provare a scratchare almeno una volta. Comunque, prima di lasciarli veramente sulla traccia li ho fatti sentire a tutti, anche a Craim e Gengis, ho pensato che per una cosa del genere fosse meglio chiedere il permesso, ecco.

B: il 30 ottobre presenti ufficialmente “Pills” qui a Roma, al Brancaleone, con un po’ di ospiti e il Welcome 2 The Jungle; cosa puoi anticiparci sulla serata e state programmando anche altre date promozionali?
S: sì, il 30 mi sparo la performance più lunga e sicuramente più impegnativa della mia vita, contavo stasera ventisei pezzi in scaletta tra le tracce nuove, vecchi classici, una marea di ospiti oltre a quelli annunciati e versioni alternative di altre cose. Per ulteriori date vediamo cosa esce, contemporaneamente a “Pills” sono ancora in tour con Danno e Dj Craim, mi troverete anche lì in gran parte degli eventi.

B: domanda bella, prima di farti quella brutta. Da cultore e da collezionista – per quanto sia difficile e spesso inutile stilare delle classifiche – quali sono i fumetti e gli anime del tuo personalissimo podio?
S: non so se riguardo i fumetti sia giusto distinguere tra americani e manga, nel caso ti dico fumetto americano “Preacher” di Garth Ennis e Steve Dillon, manga ti metto “Akira” di Katsuhiro Ōtomo e “ Ashita no Jō” di Tetsuya Chiba; anime, invece, per non parlare sempre dei soliti mi piace come stanno adattando “Le bizzarre avventure di JoJo”, anche se sono un po’ indietro con gli episodi ma ho visto che sono arrivati a “Stell Ball Run” e prima o poi mi rimetterò a paro.

B: ora ecco quella brutta… Considerato quanto ci hai raccontato, l’ampiezza del percorso fatto e la tua naturale predisposizione a vivere l’Hip-Hop da una posizione precisa, l’underground, pensi di aver ricevuto quanto meritavi in termini di soddisfazione, rispetto, riconoscenza e via a seguire?
S: mah, non lo so. Tante volte dipende da che prospettiva guardiamo qualcosa e questa in particolare. Se penso a quando ero un rompicoglioni sconosciuto e volevo approcciarmi alla musica da che ero già invorticato dalla cultura Hip-Hop, mai avrei immaginato e sperato di riuscire a fare anche solo la metà della metà di ciò che realizzato. Ma, anno dopo anno, qui cambia tutto e io rifarei ogni cosa esattamente come l’ho fatta e come continuerò a farla: quando penso che avrei potuto – e magari potrei ancora – raccogliere di più, è perché vedo che in maniera un po’ randomica ogni tanto qualcuno decide di far esplodere il primo stronzo senza né arte né parte, che forse manco gli frega davvero di fare quello che fa se non con l’obiettivo di guadagnarci in soldi e notorietà. Il concetto di notorietà, poi, è ancora più strano oggi, si può diventare noti con un video scemo che per qualche motivo diventa virale, siamo nell’era dei social, dove gente a caso diventa rapper, chi era rapper diventa influencer e io… Io non c’entro niente con questa roba, non lo so, ho capito solo che chi ha i mezzi, i fondi, le strategie e il team giusto alle spalle, può diventare quello che vuole o che vogliono quelli che stanno investendo in quella persona. Io non mi lamento di dove sono arrivato oggi, non ho nulla da dimostrare se non a me stesso e sarà sempre così, fino al giorno in cui deciderò di fermarmi, nessuno può contestarmi nulla e credo di essere sempre stato estremamente coerente. Soprattutto, so di avere il rispetto della gente che mi conosce e questa è la cosa più importante in primis.

B: chiusura di rito, per noi. Se c’è qualcosa che volevi dire ma che non ti ho chiesto durante l’intervista, prenditi pure lo spazio che vuoi.
S: no, vi ringrazio intanto per le domande e lo spazio. Spero di continuare a concepire della musica sempre migliore, utile come lo è per me, perché punto sempre a evolvermi sia come persona che come artista, finché non sarò vecchio e del tutto rincoglionito…
B: grazie a te!