Your Old Droog – It Wasn’t Even Close

Voto: 4 + +

Mach-Hommy, Tha God Fahim, (Lil) Eto, Daniel Son, Al.divino, Recognize Ali, Knowledge The Pirate, Your Old Droog… Il terzetto formato da Westside Gunn, Conway e Benny non lo contiamo neppure, avendo già superato lo scoglio del semi-anonimato grazie alla fitta serie di uscite con le quali ha ingrossato in tempi record il catalogo Griselda. C’è una nuova genìa di rapper, non necessariamente di primissimo pelo, che sta alimentando il mercato underground con progetti dal carattere molto ruvido, intagliati a colpi di martello e scalpello sopra spartiti minimali, glabri, grezzi nel senso migliore del termine; hanno in comune il medesimo background (spesso esplicitato tra omaggi e citazioni), la passione per i grandi liricisti della golden age e del decennio successivo, un’attitudine squisitamente Hip-Hop, ma non esasperata da atteggiamenti nostalgici né ortodossi.

Prendiamo Your Old Droog, artista di origini ucraine e cresciuto a Brooklyn: sulla scena da circa un lustro, al suo esordio – con l’eponimo EP, in gran parte co-prodotto assieme a EL RTNC, rilasciato prima su Soundcloud e poi in formato fisico – è riuscito a richiamare paragoni altisonanti, tanto che più di qualcuno ha sospettato si trattasse addirittura di un alter ego di Nas! E’ chiaro che, a prescindere dall’appropriatezza dei paralleli, la riflessione di fondo attiene alla qualità del Rap che il Nostro ha proseguito a snocciolare con ottimi risultati in “Kinison”, “Packs” e nei diversi featuring sopraggiunti (Apollo Brown‎, Masta Ace, i Gangrene e Termanology ne ‎hanno subito fiutato il talento), perché quel legame con la tradizione segnalato nel capoverso precedente si sostanzia appunto in una prova al microfono di grande spessore, in opposizione a tutto ciò che nel frattempo abbiamo imparato a definire lol, trash, emo, cloud e via dicendo. Facciamo un esempio concreto: “The Cheese”/”Under The Train (Transporting)”.

La clip (doppia), diffusa tre giorni dopo la pubblicazione di “It Wasn’t Even Close”, sebbene non estratta da quest’ultimo ne ricalca in toto l’approccio asciutto, sgombro da protagonismi o eccentricità. Your Old Droog incastra rime (qui sotto l’occhio esperto di un conducente d’eccellenza: Pharoahe Monch), le dispone con cura sul taccuino e modella il morbido flow tra piccole pause e punchline; che è grosso modo quanto fa nel suo ultimo disco, realizzato sotto la produzione esecutiva di Mach-Hommy e arricchito da partecipazioni di assoluto rilievo – DOOM, Roc Marciano, Evidence. Ecco, forse è proprio nei confronti del Dumile che potremmo cogliere le analogie più sottili di una scrittura che trabocca di riferimenti alla cultura popolare, sovente con tratti pungenti – aggiungiamo che i beat di “Funeral March” e “Chasing Ghosts” troverebbero spazio in un qualsiasi volume delle “Special Herbs”.

A proposito della componente musicale, l’impatto con “It Wasn’t Even Close” è di quelli che non passano certo inosservati. All’autocelebrazione, alla visionarietà e al sarcasmo, l’mc abbina una gustosa selezione di strumentali, prediligendo registri cupi e composizioni talvolta dissonanti; il più impegnato è Sadhu Gold (altrove Sadhugold.), già apprezzato in “Supreme Blientele”: nell’introduttiva “Gyros” mette a dura prova i woofer dell’impianto stereo mentre Y.O.D. si dedica al self-endorsement (<<and nobody wanna hear your new shit, like spoilers/rather listen to Old Droog, number one with a bullet/like Warren Moon on the Oilers, yo!>>), in “Ugly Truth” sgancia una mina che non faticheremmo a credere recuperata da un vecchio hard disk degli anni novanta, nell’interludio “Haunted House Beat” indossa i panni di un esperto ipnotizzatore – insomma, il ragazzo merita di essere seguito con particolare attenzione.

Seguono in ordine sparso: l’organo senza batteria di “RST”, gentilmente offerto da V Don all’ermetismo di Your Old Droog, DOOM e Mach-Hommy; lo sguardo gelido di “World’s About To End” e il clima asfissiante di “Funeral March”; l’andatura ubriaca di “Babushka”, accentuata dagli ottoni che Tha God Fahim ha pescato chissà dove; i giochi di parole (<<don’t trip if they lame, ain’t gotta disappear/don’t diss, appear just as quick as they came/while I’m kicking back, checking my Chase app/it’s clicking, money in my name like A$AP>>) e i numerosi accenni riguardanti Eddie Murphy che abbondano in “Bubble Hill”; la bruta filosofia di “Tried By 13” (<<all to bow in my presence, I’m sovereign/these clowns servicing, ya’ll providence/I should spit on you, put hands on ‘em/but I don’t want that dirt on my mittens, you know what?>>), resa ancora più spigolosa dall’incessante sample di corde.

Se non si fosse capito, la raffinatezza, il politicamente corretto e la profondità di pensiero sono qualità da ricercare altrove. “It Wasn’t Even Close” premia invece il Rap nella sua cruda visceralità, negando all’ascoltatore qualsiasi tipo di confort; e a noi piace per questa ragione. <<I heard your little songs/said: eh, your rhymes needs more garlic>>.

Tracklist

Your Old Droog – It Wasn’t Even Close (No label 2019)

  1. Gyros
  2. RST [Feat. DOOM and Mach-Hommy]
  3. Tried By 13 (Vaclav Havel)
  4. Bubble Hill
  5. World’s About To End
  6. Babushka
  7. Funeral March (The Dirge) [Feat. Mach-Hommy]
  8. Devil Springs
  9. Smores [Feat. Lil Ugly Mane and Wiki]
  10. Ugly Truth (HOMMO Mix)
  11. Chasing Ghosts [Feat. Roc Marciano]
  12. Haunted House Beat (Not A House Beat)
  13. 90 From The Line

Beatz

  • Sadhu Gold: 1, 9, 10, 12, 13
  • V Don: 2
  • Theravada: 3
  • Daringer: 4
  • Evidence: 5
  • Tha God Fahim: 6
  • Nephew Hesh: 7
  • Mono En Stereo: 8
  • Ohbliv: 11

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