Semi Hendrix – Breakfast At Banksy’s

Voto: 4

SemiHendrix2015500Ras Kass sta letteralmente vivendo una seconda giovinezza. Una carriera promettente la sua, ma assai tribolata a causa delle major e di errori personali, ora resuscitata dalla provvidenziale firma con la Mello Music Group, cui è seguito un disco assemblato a quattro mani col peso massimo Apollo Brown e risultato tra i migliori prodotti posti in commercio lo scorso anno. Sull’onda di quel successo arriva oggi fresco di stampa il progetto Semi Hendrix, costituito appunto da John Austin IV al microfono e dal poliedrico talento di Jack Splash alle macchine e agli strumenti, un’unione che, per quanto il produttore in questione abbia collaborato con le alte sfere del mainstream, non mette in pericolo neanche per un secondo l’integrità artistica di quest’album, anzi, la relazione simbiotica costruita porterebbe addirittura a pensare che i due registrino insieme da sempre.

Gli ingredienti del disco sono essenziali, ma determinanti per il suo successo: bordate di Funk massiccio che prendono a sportellate a destra e a manca, nonché l’abilità dei testi nel mantenere impeccabile la stabilità nel sottile equilibrio tra l’irriverenza e la coscienza, un esercizio che pure il passato di Ras Kass dimostra essere pienamente nelle sue corde. La parola chiave è una: spaziare. Lo sa fare molto bene Jack Splash, che si addentra nelle ultime quattro decadi di black music compiendo scelte musicali che tornano agli albori del sampling della golden era insaporendo di blaxploitation episodi quali la titletrack, chiaramente ispirata dai lavori di Isaac Hayes, come pure creando veri e propri revival da afro e basettoni attraverso gli effetti wah-wah e le squisite trombe funkeggianti di “I.T.” e “Gotta Get A Grip”, per poi cambiare corsia e passeggiare giusto per un momento negli anni ottanta, distinguibili attraverso i cowbell di “Loogies”, terminando con un richiamo alla west coast dei tempi d’oro rappresentato da “Jheri Curl Juice”, un Funk massiccio alla Parliament parente stretto del primo Ice Cube. Il tutto senza lasciare da parte l’elemento più prezioso, una psichedelia rintracciabile un po’ dovunque e miscelata a tecniche di sampling che utilizzano filtri atti a sporcare per bene linee di basso e batterie, facendo gracchiare i campioni in parecchi pezzi. La produzione si esalta anche quando si tratta di toccare il moderno. L’abbinamento tra trombe sintetizzate e la fantastica voce di Cee-Lo Green è ciò che spedisce in orbita “Sex Pistol”, “M.A.S.H.” è una spettacolare dimostrazione dell’abilità di Splash nel guidare corsi di taglio e cucito di sampling, ed “Heartbreak”, anche se magari un po’ troppo pulita nel suono (perlomeno per i gusti del sottoscritto) è melodica ed estiva, fornendo una consona variante all’interno del quadro complessivo.

La stessa versatilità è rintracciabile nel lavoro lirico, davvero di prima qualità. Ras Kass possiede un’ampiezza tematica comune a pochi suoi colleghi, può passare da un argomento all’altro anche all’interno dello stesso pezzo senza dare l’impressione che salti di palo in frasca a casaccio, mentre i collegamenti metrici e figurativi sostengono la continuità concettuale delle varie tracce. I giochi di parole e le punchline sono quanto di più vizioso si possa reperire, i testi trasudano divertimento e cazzeggio nella stessa quantità in cui riescono a proporre argomentazioni più impegnate e ricorsi storico/sociali di rilevante importanza, oltre a trattare i sentimenti da un punto di vista più maturo. Ras mischia citazioni astrologiche ad allusioni sessuali nel medesimo pezzo cavalcando alla grande il magico ticchettio proposto dal compare (la meravigliosa “Waterboarding Tinkerbell”), sfodera strofe ricolme di gustosi colpi bassi che vanno a braccetto con il cinismo (“Breakfast At Banksy’s”), gestisce versi privi di ritornelli apparentemente infiniti che vedono presenziare al microfono pure Jack Splash, il quale pur non possedendo lo stesso quantitativo di talento offre una serie di prestazioni apprezzabili, proponendosi con un’attitudine genericamente cazzara e distinguendosi per la dizione molto chiara anche nei passaggi più stretti.

Nell’ambito di una prestazione vocale complessivamente ottima, Ras Kass cala l’asso in una manciata di mani, sopperendo a qualche beat saltuariamente non esaltante aiutando la continuità del disco. E’ sagace nel chiudere l’ultima parte di “Stone Cold Hustler” – baciata in fronte da un Raheem DeVaughn dal range vocale illimitato – con una disquisizione sulla schiavitù nera, rende “Niggnorance” spettacolare offrendo chicche lessicali di prima fascia (basta prestare attenzione a come vengono storpiati alcuni termini inserendovi la parola coon – legata al significato del pezzo – all’inizio, mantenendone intatta l’assonanza) ed un’autoironia tagliente (<<They say if you wanna hide somethin’ from black people put it in a book/that’s the last place that they wanna look>>), ed emoziona non poco – complice anche l’avvolgente cantato di Jessica – nella splendida chiusura rappresentata da “Can’t Give Up Now”, che ripercorre i dolori di una vita artistica difficile evidenziandone ogni differente stato d’animo attraversato. Se poi si pensa ad “Heartbreak” e al suo modo equilibrato di descrivere un rapporto terminato, s’intuisce come il rapper possa aver finalmente trovato un minimo di serenità interiore, anche se è bene tenere sempre acceso il sacro fuoco della battaglia e in questo caso “Jesus Pressed Mute” (dove beat e concept lirico sono da U-R-L-O) interviene a dissipare ogni possibile dubbio rimettendo in carreggiata il versante polemico di un personaggio che non ha mai avuto paura di prendere posizioni estreme su argomenti scottanti.

Un disco perfetto per chi ama la storia della black music e non teme di lasciarsi abbracciare da influenze nuove, Jack Splash dimostra di essere il produttore perfetto per rendere giustizia all’immenso talento di un Ras Kass che ripaga con gli interessi chi ha avuto fiducia in lui per tutti questi anni, attendendo un’esplosione tardiva ma assolutamente meritata.

Tracklist

Semi Hendrix – Breakfast At Banksy’s (Mello Music Group 2015)

  1. Intro
  2. Breakfast At Banksy’s [Feat. Coast Contra and 4Rax]
  3. I.T.
  4. Think About It [Feat. Brothers Voodoo]
  5. Sex Pistol [Feat. Cee-Lo]
  6. Loogies
  7. Waterboarding Tinkerbell
  8. Heartbreak [Feat. Teedra Moses]
  9. Stone Cold Hustler [Feat. Raheem DeVaughn]
  10. Niggnorance
  11. Don’t Hurt My Feelings
  12. M.A.S.H. [Feat. Kurupt]
  13. Jheri Curl Juice
  14. Jesus Pressed Mute
  15. Trunk Rock [Feat. Montego Meli]
  16. Gotta Get A Grip [Feat. Alice Russell and Wrekonize]
  17. Semi Hendrix – #4081
  18. Can’t Give Up Now [Feat. Jessica]

Beatz

All tracks produced by Jack Splash

The following two tabs change content below.

Related posts

oceanwisdomchaos93.jpg
LushlifeCSLSXRitualize.jpg
IllBillSeptagram.jpg