Santa Sede – Santa Sede

Scuola, wave, tendenza. Datele il nome che preferite: c’è una direttrice – ecco un altro sinonimo – nell’Hip-Hop italiano, alternativa sia al profluvio di ibridazioni col Pop che a un atteggiamento di pura nostalgia verso la scena di metà anni novanta. E’ minoritaria, sì; ha le sue ridondanze; si pone dichiaratamente in continuità all’underground statunitense; e in questo frangente sembra sia molto attiva. Con prove di notevole qualità, caratterizzate da una spiccata predilezione per l’intrattenimento (in antitesi a biografismi e discutibili paralleli col cantautorato), sonorità prive di compromessi e un linguaggio per soli iniziati. La crew Santa Sede rientra a pieno titolo nell’insieme: RollzRois (oramai una colonna di Make Rap Great Again), Less Torrance, Davide Bates (facciamo la conoscenza di entrambi proprio nei featuring rilasciati per il collettivo garofanato) e Lord Lamont (così per numerosità degli interventi), quattro mc’s – i primi due impegnati anche alle macchine – che esprimono una visione artistica netta, intransigente, che non contempla mezze misure.

Il loro primo – nonché omonimo – disco comincia non a caso in medias res, saltando a pié pari i preamboli: in “Montecarlo nights” (con annesso video), tra una punchline e l’altra è Rollz a fissare le coordinate di un’uscita che intende giocare a carte scoperte – <<sono Jimmy Conway con in cuffia Conway The Machine>>. Ovvero l’immaginario, i racconti e il registro poco amichevole sono quelli, non si scappa; un filone, però, all’interno del quale il gruppo si cala con la necessaria efficacia, mostrando una solida intesa al microfono (vari gli abbinamenti, dai tre brani solisti a quelli in coppia o in trio, fino all’unico nel quale la formazione è al completo, “Atto di fede”) e un gusto musicale definito, marcato, originale quanto basta. In “Rosarossa”, ad esempio, il sample di clarino – che fa un po’ il paio con quello di “Ombre cinesi” in “Make money like war” – dà una spinta insolita, con accenti da balera romagnola (suggestione da non prendere affatto alla lettera…), agli scambi di rime tra Rollz e Less, intenti a elargire gentilezze (<<la tua tipa che è arrapata, chiusa in stanza suda/vuole che la indosso sopra al cazzo come un’armatura>>). E sempre loro, in “One eyed jacks”, arricchiscono il campionario di cortesie (<<‘sto rapper troia s’inarca finché c’ha il mal di schiena/non capisco se vuoi farmi brutto o farmi pena/il tuo manager ti riempie di promesse, credici/io conto solo sul mio gruppo ed MS13>>) su un’elegante produzione dal taglio Jazz, innescando un contrasto davvero gustoso.

Una raffinata ignoranza, se mi concedete l’ossimoro. “Santa Sede” ne è colmo e di certo Bates e Lamont non intendono far calare l’asticella: in “DeVito e Conway”, su due beat differenti ma di pari ruvidezza, il primo attinge da arte e moda (<<la mia squadra Murakami contro a delle croste/polo Ralph, no Lacoste>>), mentre il secondo ribadisce il più classico dei focus (<<se chiedi quanti ne ho persi, dico quanti ne ho fatti/il problema è che due terzi non li ho ancora contati>>). Un approccio completato da un gioco di squadra che la posse “Atto di fede” – quattro strofe, nessun ritornello – sintetizza bene nelle barre <<conta la grana in tasca, ma anche quanta strada fatta/chi è con me non spara a salve e mi difende a spada tratta>>. Perciò, risparmiandovi cascate di citazioni, è appunto sull’unità d’intenti e sulla chimica che il quartetto erige le proprie fondamenta, muovendosi in sincrono e in una direzione che non dà spazio a equivoci.

E questo è un elemento centrale del discorso: è miracoloso – per rimanere nella metafora religiosa – che quattro ragazzi tanto giovani si muovano nel perimetro di un Hip-Hop che non strizza l’occhio a mode di alcun tipo, che fanno il Rap (non canticchiano, non cedono minutaggio a refrain martellanti) e pescano strumentali equipaggiate con ottimi campioni, che non piegano la passione in funzione delle (legittime) ambizioni. Il risultato è un album lineare, cristallino, che sta in piedi in ciascuna combinazione proposta e non accumula collaborazioni svogliate. RollzRois, Less Torrance, Lord Lamont e Davide Bates sono dei rapper capaci, con ovvi margini di crescita ma già pronti a sfide importanti; per di più, ci fanno conoscere meglio Antee e Rastee (li ricordavo solo per “Piccionate” del collettivo Overmindz), ulteriori forze – “Tentacoli di polpo” e “Via della seta” per una rapida verifica – a supporto di un progetto che per sound e gamma lirica rispecchia con esattezza quel che si proponeva di offrire.

Non occorre ricamarci sopra, quindi. Annotiamo il nome Santa Sede assieme a quelli di quanti, magari cocciutamente, percorrono una traiettoria poco agevole, spesso autarchica, debitrice verso la tradizione ma proiettata nel presente. Fate click qui per l’ascolto.

Tracklist

Santa Sede – Santa Sede (No label 2022)

  1. Montecarlo nights (Less Torrance, RollzRois e Davide Bates)
  2. DeVito e Conway (Davide Bates e Lord Lamont)
  3. One eyed jacks (Less Torrance e RollzRois)
  4. Atto di fede (RollzRois, Less Torrance, Lord Lamont e Davide Bates)
  5. Peggy Gou (RollzRois)
  6. Blu notte (Less Torrance e RollzRois)
  7. The pink room (Less Torrance, Lord Lamont e Davide Bates)
  8. Tentacoli di polpo (RollzRois)
  9. Lapo (RollzRois, Lord Lamont e Less Torrance)
  10. Pigalle (Davide Bates)
  11. Rosarossa (RollzRois e Less Torrance)
  12. La creatura perfetta (Lord Lamont e Davide Bates)
  13. Via della seta (Less Torrance, RollzRois e Lord Lamont)

Beatz

  • Antee: 1, 8, 10
  • RollzRois e Less Torrance: 2, 3, 5, 11
  • Nightstalker e Rastee: 4
  • Rastee: 6, 7, 12, 13
  • Nightstalker: 9

Scratch

  • Dj Bront: 6