Natural Elements – aligNmEnt
Come avrete senz’altro intuito, proviamo particolare affezione verso quelle piccole realtà capaci di rappresentare al meglio lo spirito dell’Hip-Hop, a maggior ragione se le loro radici risalgono al luogo dove tutto ha avuto origine. New York è traffico, tombini che vomitano fumo, grattacieli, viste mozzafiato, ma in ciascun angolo della Grande Mela risulta impossibile non respirare l’atmosfera di un ambiente nel quale si è creata la storia del Rap, coi suoi attori più o meno conosciuti, un posto dove la lotta per la sopravvivenza diviene ciò che fornisce un diritto a tenere il microfono in mano e l’essenza della competizione per il trono si svolge all’ombra della celebrità. C’è chi questa storia l’ha scritta a caratteri cubitali, ma esiste pure una pletora di artisti che mai hanno potuto pubblicizzare adeguatamente il loro contributo alla causa, figure ricche di talento, rimaste ai margini per uno svariato elenco di motivazioni. E’ proprio questa ragione a rendere le vicende di crew come i Natural Elements ancor più affascinanti da ricercare, sorrette dall’ennesima dimostrazione di talento di cui si sono accorti i soliti quattro gatti, dalle consuete disavventure con l’etichetta discografica di turno e dall’abbandono parziale di un sogno che, in quel momento, non è stato possibile realizzare.
Ciò che il collettivo avrebbe voluto offrire lo vediamo, in parte, solo oggi. Nato come assemblamento di singoli mc’s nei primi anni novanta, unito in collaborazione dal fondamentale intervento del producer Charlemagne, i Natural Elements tentavano di far breccia nel mercato con un sestetto di tutto rispetto: Mr. Voodoo, L Swift, Howie Smalls, G-Blass, The Intimidator, nonché una giovane promessa di Brownsville, il compianto Kaseem Ryan, il quale sarebbe in seguito diventato uno dei poeti astratti più significativi della scena chiamandosi semplicemente KA. Quest’ultimo avrebbe lasciato il gruppo, ora scremato a tre elementi, dopo le prime manifestazioni d’attenzione ricevute nell’ambiente circostante, non sentendosi all’altezza degli altri due e non volendone ostacolare la crescita: a L Swift e Voodoo si unì quindi A-Butta, plasmando la formazione definitiva, la stessa che, dopo aver dominato il circuito dei mixtape e firmato infinite partecipazioni allo show radiofonico di Stretch & Bobbito, vide rimanere l’album d’esordio inscatolato presso gli uffici della Tommy Boy. Così, “1999: 10 Year Anniversary“, uscito solo nel 2009 e comprensivo di molte di quelle registrazioni ingiustamente trascurate, rimase a lungo l’unico lavoro su lunga distanza della crew, però sotto forma di raccolta.
Diciassette anni e svariati singoli dopo, Fat Beats Records si offre di pubblicare quello che si può definire il primo vero disco dei Natural Elements, “aligNmEnt“, scritto così, con le iniziali del gruppo sempre in maiuscolo, reclamando quello sprazzo d’attenzione mai ricevuta. Un disco di vecchia scuola, in tutto e per tutto: diciassette pezzi, nessun interludio, un’ora e sette minuti di cypher da strada tra metafore e tematiche specifiche, una competizione amichevole per decretare chi fosse il migliore a cacciare la prossima rima multisillabica sopra beat duri come l’asfalto, mix di caratteristiche di primaria preferenza per chi il Rap di New York lo ama visceralmente. Va da sé che lo specchio argomentativo sia in prevalenza fissato sull’aspetto stilistico della metrica dei tre, peraltro davvero notevole, e solo in parte mirato allo sviluppo di particolari tematiche, il che, unito a produzioni granitiche ma in minima parte altalenanti, non va inteso come una zavorra, ma quale considerazione che rallenta quel tanto la digestione di un album che in ogni caso raggiunge risultati più che soddisfacenti.
Lo status da culto del trio trova corrispondenza in una chimica inebriante, ciascuno rispetta i tempi dell’altro e interagisce con puntualità: “infinitE shiNE” il singolo che ha colto il nostro orecchio, è ampiamente dimostrativo delle capacità appena elencate, sostenuta da piano e batteria da repeat istantaneo, oltre che rappresentare, simbolicamente, il nuovo inizio dei Natural Elements, essendo una versione ripulita della già edita “Shine“, un modo per ripartire come se i guai non fossero mai accaduti. La fotta dell’introduzione, il profondo tono vocale di Mr. Voodoo, le rime multiple e le citazioni di A-Butta, l’espressività e la pulizia tecnica di Swigga, si uniscono per formare un eterogeneo agglomerato di peculiarità tipiche di un mcing avanzato. Tesi dimostrata, peraltro, dalle innate intersezioni di passaggi quali “This Is Not A Drill”, condita con violini da combattimento, con rapidi passaggi del testimone e capacità di trovarsi a occhi chiusi.
La qualità degli intrecci e un lotto di produzioni convincenti, curate da Charlemagne e I.G. Nexus in primis, sono le caratteristiche che definiscono la piena positività della prima parte dell’operazione: “Whole Foods Of Rap” gira su un loop emozionale, piano e voce si fondono con un testo atto a evidenziare la genuinità degli attributi in dote ai componenti, paragonandola a del cibo salutare; “dopamiNE” è bella robusta, i campanelli girano una meraviglia, spiccano energia, arguzia tecnica e ottime chiusure; “Cosmos Is Calling” schizza sin dal primo ascolto tra le nostre preferenze assolute, grazie a quella densa atmosfera interstellare catturata dalla sublime costruzione di un loop che potrebbe rintoccare per ore senza mai stancare; “We Could Exist” propone una produzione classica, un breakbeat che funziona sempre, un’interazione tra piano e archi di stampo puramente newyorkese e tre flow di spessore per ritmica e capacità d’incastro, anche quando la dizione si fa stretta.
Chiaro che l’addentrarsi in un monoblocco di oltre un’ora di guizzi verbali privo di significative deviazioni possa essere un esercizio tanto piacevole quanto, in parte, probante, in particolare quando le strumentali tendono a staccarsi qualitativamente da un complesso di testi che, dal punto di vista tecnico, mantengono il loro fascino anche dopo qualche ascolto. Al di là dell’occasionale traccia da passare più velocemente di altre nella prima frazione, vedasi “Alive & Well”, apprezzabile nel suo revisionare le difficoltà superate facendo emergere l’esperienza di vita quale tema tra i più battuti ma priva di un’idea che non sia quella di lasciare il loop per la durata del pezzo, emerge invece qualche problema più consistente di rifinitura della tracklist man mano che si procede verso il termine del viaggio.
Tocca infatti a “No One Can Tell Me” la responsabilità di tenere alta la concentrazione, per merito dell’eccellente taglio dei campioni vocali che donano un tocco da maestro a una melodia assai piacevole, reminiscente dei synth anni ottanta, in congiunzione a tre rapper perennemente affamati. “Book Smart Street Smart” sceglie invece un’ambientazione più rilassata, consona alla descrizione della tipologia di donna ideale, favorendo la capacità di sviluppo del testo presente pure su “Three-Card Monte”, offerta in forma di storytelling con passaggi descrittivi di alto valore, seppure la strumentale non sia molto impattante. Nel mezzo di ciò, non si riscontrano particolari battute d’arresto; piuttosto, rallentamenti in scorrevolezza: la titletrack, con quell’atmosfera intimidatoria evocante antiche profezie egizie, fa parte degli episodi più meccanici, buoni ma privi di guizzi, “YKTV” getta sul piatto un up-beat minimale che trova poco riscontro negli scopi della fattura complessiva dei suoni, “Time Doesn’t Exist” e “Demon Frequency” allungano la scaletta con inefficace costrutto.
Dunque, “aligNmEnt” non è un disco da vivere distrattamente nell’era del consumo rapido, bensì un blocco scolpito con la tipica grittiness newyorkese. Non è un lavoro facile né perfetto, vive qualche momento di stanca, ma restituisce la nitida fotografia di tre bravissimi mc’s il cui amore per l’artform ha superato tempo e peripezie. Non sarà il disco che cambierà le loro sorti commerciali, tuttavia ne inquadra alla perfezione la capacità di sopravvivenza alle avversità e le loro singole qualità, ottenendo una promozione ampia e del tutto meritata.
Tracklist
Natural Elements – aligNmEnt (Fat Beats Records/NE4LIFEEntertainment 2026)
- As We Should
- This Is Not A Drill
- Whole Foods Of Rap
- We Could Exist [Feat. Janay Saxon]
- Naturally (Natural E)
- dopamiNE
- infinitE shiNE
- Alive & Well
- Cosmos Is Calling
- aligNmEnt
- NilE River Flows
- Book Smart Street Smart
- YKTV (You Know The Vibes)
- No One Can Tell Me
- Time Doesn’t Exist
- Demon Frequency
- Three-Card Monte
Beatz
- I.G. Nexus: 1, 8, 9, 12, 14, 15, 16
- Charlemagne: 2, 3, 4, 5, 7, 11, 13, 17
- LeGrand Mohyay aka Bearfakts: 6
- Real6: 10
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