D.Ratz – Vinticingo/Edgar

Da adolescente (tanto tempo fa…) venuto su nella tranquillità della provincia campana, circondato da colline ricche di vigne, borghi che raccontano di un passato molto lontano e facce per lo più amichevoli, mi sono chiesto spesso come avesse fatto l’Hip-Hop, che è per sua natura legato a contesti urbani e scenari di degrado, a intercettare un cuore così poco afflitto da urgenze di rivalsa e bisogno di autoaffermazione; quesito che continuo a pormi oltre vent’anni dopo, oramai adulto, alle prese con la più tradizionale delle routine lavorative e di casa a due passi dalla capitale. Utilizzo questo spunto per ribadire una delle principali peculiarità che riguardano la Cultura: il suo essere realmente universale, un’onda che, dal 1520 di Sedgwick Avenue, si è diramata fino agli angoli meno probabili, offrendo a chiunque ne avesse bisogno un mezzo per esprimersi, ma anche una lente attraverso la quale filtrare l’ambiente circostante. Ragionamento che – speriamo non ce ne voglia – potremmo spendere altresì a proposito di Vincenzo (D.Ratz) Durazzo.

L’mc e beatmaker, co-fondatore del collettivo Cilento Doppia H, arriva infatti da Castellabate, comune della costiera cilentana che scenograficamente non ricorda certo gli scorci di uno dei borough newyorkesi; eppure, ascoltando “Vinticingo”, si ha l’impressione che questa distanza – chilometrica, ma non solo – in qualche misura si assottigli. E’ quel che avevamo già segnalato a proposito di “Agent orange 2”, cui partecipavano Flee Lord e G4 Jag; e se nel frattempo D.Ratz ha curato l’artwork di “As Above So Below” di Vinnie Paz, ulteriore conferma di uno sguardo rivolto al di là dell’oceano, i due EP pubblicati per Stoned Saints Records in un arco di quattordici mesi (dicembre 2019/gennaio 2021) mettono appunto in risalto un approccio profondamente influenzato dalla scena underground east coast degli ultimi cinque anni. Imprinting che ad esempio riconosciamo subito in “Careno l’asci” (con tanto di clip), brano in cui la dimensione chiusa della piccola realtà di paese (<<ma tu chi sì? Addo’ stai re casa, a chi appartieni?/Ma cu chi ta fai, addo’ vai, ra donne vieni?/T’aggia visto ca fumavi, ma quanti anni tieni?/E’ na vita ca me fanno ‘ste domande ‘tt ‘sti sciemi>>) incrocia una robusta strumentale che farebbe gola a un buon numero di rapper cresciuti nella Grande Mela.

Intendiamoci però: D.Ratz non replica modelli in serie e non rincorre caratterizzazioni che non gli appartengono; personalizza semmai quel tipo di linguaggio per tradurre in musica esperienze e visioni proprie. Che sia l’onnipresente acredine verso il tema religioso come in “Un paio” (<<un paio di persone a fianco e un paio sulle palle/una di queste è Dio, mi dà sempre le spalle/non pretendere cose, non è tenuto a farne/non si aspetta mai il treno oltre le strisce gialle>>), tra l’altro pescando un ottimo sample da “Una strana regina” della band Prog lombarda Biglietto per l’Inferno, o la pungente amarezza di “XXXXX” (<<tutto ciò che è italiano ormai mi fa schifo/grazie Di Maio, grazie Salvini/per le giacche di pelle nera fatte di bambini/vorrei vedervi sul Titanic insieme a Casini/…/troppi gli stronzi e pochi i leali/troppi chionzi e pochi ideali/troppi crimini considerati legali/troppi a cui una lattina ha messo le ali>>), il timbro è sempre molto marcato, in accordo a una wave – definiamola pure, con un pizzico di approssimazione, quella di Boston – che abbina un sound aspro e notturno a liriche altrettanto ruvide, che al puro ricamo tecnico preferiscono il tonnellaggio di una punchline che impatta in pieno l’obiettivo.

Mimesi compiuta grazie a una duplice competenza, perché D.Ratz è abile alle macchine tanto quanto lo è al microfono, equilibrio che spinge l’asticella qualitativa in alto e rende entrambe le prove soddisfacenti – a prescindere dalla durata parecchio contenuta, motivo che ci spinge a parlarne in coppia. Tra italiano e dialetto, le barre vanno a segno grazie a una scrittura asciutta, efficacie nelle chiusure come nelle immagini proposte (<<non cucio sample, faccio dei ricami/ti sento a tratti, meglio se richiami/non so quando, se tra un anno camperò/ho ascoltato ciò che dici e di sicuro cagherò/a primo acchito li guardi e dici ah però/poi li becchi a fare i gangsta coi dieci euro a pagherò/fake!>>“Stigmate”), strofe – sovente brevi – non per forza articolate su rigide argomentazioni, spontanee un po’ alla maniera di un freestyle il cui flusso del discorso non appare predeterminato, bensì emerge da sé. Libertà che ritroviamo in fase di composizione, con episodi più astratti (<<questo riff di chitarra fa invidia a Benson/nella stanza il fumo è già denso>>“XXX”), un elegante minimalismo (“XXXXXX”) e campionature ricercate (“Buriane”), il tutto assemblato su gustosi breakbeat che fanno schizzare sul rosso i livelli del mixer.

C’è una nicchia nel bistrattato sottosuolo dell’Hip-Hop italiano che non teme di fare esplicito riferimento ai cugini statunitensi, pionieri per definizione oggi come ieri; di fianco ai nomi e ai progetti più noti, tocca contare i lavori pubblicati (e in uscita) sotto Stoned Saints Records: “Vinticingo” ed “Edgar” vi indicheranno la direzione intrapresa dalla piccola label, in attesa di poterne verificare ulteriori proposte. In bocca al lupo!

Tracklist

D.Ratz – Vinticingo (Stoned Saints Records 2021)

  1. Careno l’asci
  2. Buriane
  3. Stigmate [Feat. Enema Sdo]
  4. Un paio

Beatz

Tutte le produzioni di D.Ratz

D.Ratz – Edgar (Stoned Saints Records 2019)

  1. X
  2. XX
  3. XXX
  4. XXXX
  5. XXXXX
  6. XXXXXX

Beatz

Tutte le produzioni di D.Ratz

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