Atmosphere – Whenever

Voto: 3,5/4 –

Ventitré anni di onorata carriera, una decina di uscite ufficiali in curriculum (senza contare EP, raccolte e via a seguire) e la fortunata fondazione di una label che ha ospitato – tra gli altri – Blueprint, Brother Ali, Murs, Aesop Rock, Hail Mary Mallon, Monsta Island Czars, Eyedea & Abilities, Soul Position, Evidence, The Dynospectrum e Dj Abilities. Sebbene la loro sia una celebrità piuttosto relativa, quando si parla degli Atmosphere faremmo bene a togliere il cappello e tributare il dovuto rispetto; meriti che il duo ha guadagnato anzitutto sul campo, esprimendosi attraverso una personalità artistica che nel tempo – e in particolare dopo un primo tratto di cammino riconducibile all’underground di fine millennio – ha maturato una sua precisa riconoscibilità, risultato dell’intersezione tra due sensibilità musicali che si sono sempre completate con grande naturalezza.

Anthony equipaggia Sean con strumentali che ne coccolano i versi e quest’ultimo mette in rima le infinite pagine del proprio diario; è così da quando entrambi militavano nel collettivo Headshots assieme ai concittadini (siamo a Minneapolis) Musab/Beyond, I Self Devine, Mr. Gene Poole e molti altri. “Whenever” non contraddice la formula e aggiunge un nuovo tassello alla fitta storia discografica degli Atmosphere, giunti all’età adulta – non mi riferisco certo al solo dato anagrafico – già da un bel po’; le dodici tracce dell’album, per una durata complessiva di quasi tre quarti d’ora, affondano come di consueto nelle emozioni e nelle riflessioni di un liricista abituato a raccontare sprazzi di vita reale, ma lo fanno con un velo di sopraggiunta serenità rispetto al passato. Già nell’introduttiva “Bde Maka Ska”, singolo rilasciato con un mesetto di anticipo sul resto, il dialogo interiore di Slug individua punti di vista che al rapper di “Vampires” non sarebbero mai venuti in mente (<<I stopped pretending like I knew what to do/and let the Universe push the needle into the groove/it’s no substitute for the love of the truth/so who the fuck am I to be a judge for you?>>), segnale – né l’unico, né il primo – di un progressivo disinnesco di quella negatività che, complice un vissuto abbastanza tragico, ne ha sovente alimentato testi e pensieri.

E infatti, seppure la sfera relazionale sia senza dubbio quella più indagata, gli storytelling non hanno un registro necessariamente drammatico (“Push Play”) e l’interazione lui/lei non si risolve in un’eterna conflittualità (“Romance”, “Love Each Other”), scivolando addirittura nella pura passione di “Dearly Beloved” (<<now what’s a player to do? People label me rude/I just wanna be inside you like your favorite food/dearly beloved, let’s go crazy/purple rain on your parade and let me kiss your paisley park>>) e del secondo estratto video, “Lovely”. Tocca quindi attendere “Son Of Abyss” e “You’re Gonna Go”, collocate nel finale di “Whenever”, per avvertire qualche incrinatura nella descrizione dell’ambito sentimentale, recintando il tema di fatto più gettonato della tracklist.

Espunto ciò, l’offerta comprende un episodio di assoluta quotidianità nel risveglio mattutino di “Postal Lady” (<<and then I find the other kids and give ‘em all high fives/say good morning to my wife, it’s a glorious life, right?/I put some food in the cat’s bowl/that way the cat doesn’t think I’m an asshole>>), il resoconto – supponiamo vero – di un attacco di cuore (“The Hands Of Time”), una classica posse cut (la titletrack, con la female mc Gifted Gab, Murs e Haphduzn) e un bilancio su tinte amare delle nostre esistenze spesso affannate (“The Ceiling”: <<and I been working my whole life afraid of the clock/and I know that ain’t right ‘cause I can’t make it stop/gotta show up and finish the shift/the baby told me being present is a gift>>).

Sulle rispettive prove di Ant e Slug, invece, cosa possiamo aggiungere (ancora)? Del primo sappiamo bene che ha un tocco unico nell’unire Blues e Hip-Hop, abilità qui confermata da una pasta melodica ricca di chitarre e atmosfere nostalgiche; del secondo, non riuscendo a trovare parole migliori, recupero quanto dicemmo a proposito di “Southsiders”: con le rime dimostra di saperci fare davvero, anche se gli anni passano e il suo stile si è ammorbidito rispetto agli inizi. Ciò che sorprende è la straordinaria padronanza che ha delle parole, degli spazi e delle metafore, accompagnando il tutto con la sua voce avvolgente e la tranquillità di chi si sente a proprio agio con ciò che sta facendo, alzando e abbassando il ritmo del flow a piacimento.

Un mezzo punticino abbondante lo sottraiamo per l’eccessiva uniformità dell’insieme, il cui ascolto si rivela monco di variazioni e novità; il livello è però all’altezza di un gruppo capace di distinguersi all’interno di una scena che il più delle volte si esprime in blocco, copiandosi a vicenda. Non è il caso degli Atmosphere; e non lo è mai stato.

Tracklist

Atmosphere – Whenever (Rhymesayers Entertainment 2019)

  1. Bde Maka Ska
  2. Push Play
  3. Postal Lady
  4. Love Each Other
  5. Romance
  6. Dearly Beloved [Feat. Musab and Muja Messiah]
  7. The Hands Of Time
  8. Whenever [Feat. Gifted Gab, Murs and Haphduzn]
  9. Lovely [Feat. Nikki Jean]
  10. Son Of Abyss
  11. You’re Gonna Go
  12. The Ceiling

Beatz

All tracks produced by Ant

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