Yodha e Lil Pin – Hennessy

“Hennessy”. (Dj) Yodha, Cagliari, 1983; Lil Pin, Quartu Sant’Elena, 1986. Beatmaking e Rap. Parabellum. Cinque brani, zero featuring, undici primi e ventidue secondi. Un EP dritto, scarno, asciutto, anticipato dalla bella clip in b/n di “Stella rossa” nel giugno di un anno fa e a metà aprile da “Parka monkey”, quindi fuori a inizio maggio solo su Spotify. Propedeuticità minime richieste: “Heroin”, “The equinox”, “Kingpin” e “Anonima sequestri”. Noi ci adeguiamo al registro e ve lo raccontiamo con la medesima concisione, traccia dopo traccia.

Uno. “Stella rossa”, strumentale dal raffinato taglio Blues, mood malinconico da vecchio bar e bicchierino di cognac. Pin si schiarisce la voce e colloca subito in alto l’asticella: <<ho letto tanto/l’ultima riga ancora/di nuovo come se pippassi/sapere è droga, è sognare>>. Aforismi e introspezione, tante pause tra una rima e l’altra, sottolineando l’onestà del proprio credo: <<sono sempre stato vero/così tanto da crederci davvero/ho preso merda/ed ogni sberla della vita mi è servita a/crescere davvero>>. E poi citazioni gustose, selezionate con la massima cura: <<penso dunque sono, resisto/mi ribello dunque esisto, Albert Camus>>.

Due. “Parka monkey”, cassa, rullante e un sample sinistro, da sci-fi anni ottanta. C’è un clima di tensione, come in casa Gallagher – il titolo è un’allusione per nulla casuale agli Oasis. Il tema è presto svelato: <<mi sveglio un’ora prima e sveglio gli altri/Flavor Flav, sono la sveglia ma con la sberla>>. Autocelebrazione, sì, ma anche orgoglio (<<non ho prezzo, ma un valore/ogni mio pezzo pesa/solo ciò che pesa ha un valore>>) e brutalità lirica (<<volevi essere come Kobe e ora lo sei/sei carne da macello, come a Kobe>>).

Tre. “Bella ciao”, classico boom bap, un campione ipnotico sulle prime due lunghezze del pattern e uno sviluppo più marcato sulle altre due, con archi, basso e batteria a gonfiare tutto. In “Rappers di merda” l’mc rappava: <<ignorante, sei passato da bella ciao a bella frate>>; qui il refrain è <<bella, come stai?/Siamo passati da bella ciao a ciao bella/com’è strano/noi che eravamo spontanei/eravamo carezze senza le mani>>. Il monito rimane lo stesso, non fermarsi alla superficie e indirizzare lo sguardo in profondità (<<ho imparato a scavare/a guardarmi dentro a fondo/ma è quando tocchi il fondo/che impari a scavare>>), insistendo sull’enorme potere insito nella scrittura (<<liberi liberi, libri su libri/nel petto l’Ibis, il dio antico della scrittura>>).

Quattro. “Iconic”, Yodha carica e fa fuoco. Hardcore e pestoni. E’ chiaramente tempo di punchline e Lil Pin non si fa trovare sguarnito: <<ti do corda, bello, ti lascio parlare/ma poi do un calcio allo sgabbello>>. Dal Cagliari dello scudetto a “Stranger Things” (<<sono Gigi Riva della rima/amo l’undici/da uno a dieci, sono spavaldo undici/…/ho punch così punch che ti cola il naso come un bimbo/come Undici>>) o da “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley alle violenze di papà Robinson con ausilio di Quaalude (<<voi siete tutti uguali, Processo Bokanovsky/stronzi, vi mando a nanna come Bill Cosby>>): inventiva, originalità, un ampio bagaglio di riferimenti. Sta tutto lì, sì, ma è dannatamente complicato.

Cinque. “Hennessy”, chitarra elettrica e bpm contenuti. Siamo al finale, alla titletrack, ritorno circolare alle atmosfere meno crude delle prime battute. Dunque dialogo interiore (<<vorrei  volare ma ho le ali rotte/se fosse per me/andrei sulla cattiva strada insieme a De André>>) e un legame indissolubile con la musica (<<sono ancora in strada, ancora io e i miei testi/senza prospettiva se non lei, la chiamo Nevsky/io e lei, per sempre insieme come due amanti/per sempre come diamanti>>).

Meno di dodici minuti, abbiamo detto. Più o meno il tempo che occorre per sorseggiare qualcosa di forte – suggeriamo on the rocks. Concedetevi entrambi. A star bene.

Tracklist

Yodha e Lil Pin – Hennessy (Parabellum 2020)

  1. Stella rossa
  2. Parka monkey
  3. Bella ciao
  4. Iconic
  5. Hennessy

Beatz

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