Lords Of The Underground – Here Come The Lords

Voto: 4,5

<<Hey yo, Funke, wake up! Huh? Turn your radio up! What?! It’s us! It’s us?! Yeah, listen to the cut! It’s our style! Our style? Your style/stop brother/aiyyo nigga wake up/let me show you somethin’!>>. A scambiarsi vicendevolmente queste rime erano nientemeno che Mr. Funkee e DoItAll, che verso la fine della metà degli anni novanta furoreggiavano assieme a Dj Lord Jazz formando il trio dei Lords Of The Underground, una sensazionale scoperta di Marley Marl poi svanita nel nulla più assoluto. Il brano in questione, “Here Comes The Lords”, fungeva da perfetta introduzione per questo stilosissimo gruppo, che dal disco d’esordio trasse diversi singoli di successo a livello underground (tenendo fede al nome), con un quartetto di brani killer che creò una salivante attesa del prodotto finale, il quale non riuscì esattamente a ripetere le sensazioni date dagli stessi singoli ma che tutt’oggi rappresenta comunque una piccola pietra miliare del sottobosco della costa est, una vera e propria chicca da collezionisti.

“Here Comes The Lords” ha due grandi pregi, ovvero due mc’s di una bravura assurda che smerciano rime altrettanto assurde (nel senso più positivo del termine, s’intende) e delle produzioni di altissima qualità a opera di Marley Marl e del suo protetto K-Def, responsabili di una miriade di basi assemblate in modo sofisticato e comprendenti sassofoni, tube, contrabbassi e qualsiasi altro strumento avente a che fare con il Jazz. La parte succosa del progetto è contenuta nella già menzionata titletrack (leggendaria), in possesso di una base che potrebbe causare seri problemi al collo da quanto lo si dondola; in “Funky Child”, che rielabora in maniera più soddisfacente un campione usato cinque anni prima da King Tee in “Payback’s A Mutha” e che contiene la storica linea <<we gone “Psycho” and everbody thought we was Das>>; in “Chief Rocka”, sicuramente la traccia più ricordata dagli appassionati grazie a un basso campionato in maniera strepitosa; e in “Psycho”, il singolo del loro lancio contraddistinto da un’atmosfera surreale dove il Rap dei LOTU si avvicina a quello dei Das EFX, appunto come sottolineato nel verso appena citato.

Il resto del disco si snoda tra produzioni molto carine e gradevoli come nel caso di “Lord’s Prayer”, “Lord Jazz Hit Me One Time”, con quest’ultima a darci prova delle capacità dietro la consolle di Dj Lord Jazz, “Grave Digga”, “L.O.T.U.G.” e “From Da Bricks”, che abbinano loop strabordanti di Funk a basi molto grezze e dure, in pieno stile sotterraneo. L’unico difetto del disco è in una manciata di episodi che stancano presto in quanto ridondanti e noiosi, mi riferisco a “Sleep For Dinner”, “What’s Goin’ On” e la modesta “Flow On”, il cui sottotitolo – new symphony – non sembra essere del tutto appropriato.

Ma ciò non toglie a “Here Comes The Lords” il pregio di essere un album da andare subito a ricercare per chi non l’avesse mai sentito prima, anzitutto perché i Lords al microfono davano lezioni a molti e in secondo luogo perché la misteriosa scomparsa dalla scena del gruppo (torneranno nel ’95 con “Keepers Of The Funk” e poi nel 2000 con “Resurrection”, di cui non si accorse nessuno) ci ha lasciato quest’esordio come preziosa testimonianza della straordinaria bravura dei propri componenti.

Tracklist

Lords Of The Underground – Here Come The Lords (Pendulum Records 1993)

  1. Here Come The Lords
  2. From Da Bricks [Feat. Jam-C]
  3. Funky Child
  4. Keep It Underground
  5. Check It (Remix)
  6. Grave Digga
  7. Lords Prayer
  8. Flow On (New Symphony)
  9. Madd Skillz
  10. Psycho
  11. Chief Rocka
  12. Sleep For Dinner (Remix)
  13. L.O.T.U.G.
  14. Lord Jazz Hit Me One Time (Make It Funky)
  15. What’s Goin’ On

Beatz

  • Marley Marl and K-Def: 1, 2, 3, 9
  • Marley Marl: 4, 5, 6, 7, 8, 10, 12, 15
  • K-Def: 11, 13, 14

Scratch

All scratches by Dj Lord Jazz and K-Def

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