Kaos – Post scripta

“Fino alla fine”, “Oltre la fine”, “Fine”; <<ma và/sono un bugiardo, un esaurito, ormai si sa già da tempo/vi avevo già avvertito, chissà, parole al vento/e poi mi contraddico per cui cambio argomento/se vuoi non te lo dico quanto son marcio dentro>>. La parola fine torna con insistenza nella carriera musicale di Kaos, chiudeva “Fastidio” e chiude ancora “Post scripta”, è quasi un presagio, un mantra ripetuto ossessivamente e che evoca la circolarità del “kARMA”. E’ facile quindi speculare sul quesito di sempre, puntualmente riproposto: si tratta davvero dell’ultimo disco, come suggerisce quella planchette puntata sul good bye? Non lo so e neppure m’interessa, perché la vera questione è un’altra.

Intendiamoci, di fronte alla possibilità che l’esperienza discografica di Kaos sia giunta al termine è impossibile rimanere indifferenti, tuttavia se il tono del discorso ha la stessa cognizione delle sciocchezze in cui ci s’imbatte nei commenti sul tubo, da “Cose preziose” è dedicata a una donna? (?) a e se fosse per la mamma? (!), per concludere con l’attuale “Le 2 metà” parla della fidanzata che è morta perché nel video si vede che lei non c’è più? (?!), allora conviene chiamarsi fuori e tentare interpretazioni meno capziose. La prima che mi viene in mente è quella più semplice, si scrive in poche righe e fa grosso modo così: a quattro anni da “kARMA”, Kaos fa uscire un EP di otto brani, in gran parte già interpretati dal vivo, e in venticinque minuti scarsi manda tutti a casa togliendosi perfino lo sfizio di schizzare al primo posto delle vendite su iTunes. Punto.

Il mio giudizio, ammesso che ce ne fosse bisogno, può concludersi qui e sì, lo ammetto, non mi ritengo immune al preconcetto, perché Kaos è semplicemente il miglior liricista che l’Hip-Hop italiano abbia mai avuto, ha ed avrà. E qui ci metto il secondo punto.

Qualità come tecnica (sconfinata), talento, modestia (<<scrivo minchiate e mi chiamate maestro>>), coerenza (a dismisura), grinta, tenuta del palco, credibilità (<<perché è banale ma capisco chi smette/assisto a ‘sto funerale già dall’ottantasette>>), schiettezza e acume appartengono a pochissimi, figurarsi simultaneamente e in tali quantità; non occorre una competenza accademica per riconoscere l’eccellenza dei testi firmati da Kaos, l’equilibrio tra senso e forma, la cura metodica che caratterizza ogni strofa, ogni parola, ogni pausa e ogni accento. La differenza è lì, manifesta, sotto gli occhi di ciascuno, è nell’urgenza del messaggio (<<tra vecchie glorie nessun rancore/ma per me basta, quindi croce sul cuore>>), nella ricchezza delle immagini (<<troppe parole, troppe museruole/troppe lacrime che lentamente bruciano troppe gole>>), nella logica del linguaggio, nelle cicatrici, nella spietata lucidità (<<a metà della crisi se la crisi è della mezza età>>) e nell’amarezza dei sorrisi.

Kaos racconta e si racconta, scava dentro sé e mette in chiaro tutto ciò che gli restava da dire. Ecco, se dovessi proporre una lettura complessiva di “Post scripta” direi che è l’occasione per concludere quanto rimasto ancora in sospeso (come in fondo il titolo stesso preavvisa) e “Detraxi”, in particolare, mette fine (di nuovo) alla battaglia che l’mc conduce fin da principio, quella contro lo scarso, l’impostore, il sucker: <<l’indifferenza resta l’ultima risposta>>. Il resto è introspezione ermetica (“Le 2 metà”) e solida come roccia (“Prison break”, seguito ideale di “Arkham asylum”); ma, una volta deposte le armi, Kaos si lascia andare anche al racconto puro (“Dans macabre”, che fa il paio con “Insomnia”) e soluzioni inedite (l’anafora di “Quello che sei”).

Cos’altro aggiungere? Per dovere di cronaca (e visto che se lo meritano) va detto che Dj Argento e Fid Mella centrano tutti i beat, da “Le 2 metà” (“Peddlin’ Music On The Side” di Lamont Dozier) al sound scuro di “Dans macabre” (acuto da “I’m Back From More” di Marlena Shaw, refrain che alterna “Bugiardo incosciente” nella versione di Ornella Vanoni e la voce roca di Kaos), passando per “Quello che sei” (grande campionatura da “Resterai” de I Corvi, a sua volta cover di un brano di James Brown & The Famous Flames, “I Don’t Mind”) e il gustoso omaggio a “O Brother, Where Art Thou?” di Joel Coen nella chiusura di “Detraxi”. Non serve tirare le somme, lui è Marco Fiorito, Kaos One, il don, il maestro, il king. Quello vero, l’unico.

Tracklist

Kaos – Post scripta (K-Age 2011)

  1. P.S. (intrauto)
  2. Dottor K (0%)
  3. Le 2 metà (lacrime rosse)
  4. Prison break (Arkham escapology)
  5. Detraxi (blahgorrea)
  6. Dans macabre (somniphobia)
  7. Parole al vento (d.s.p. docet)
  8. Quello che sei (oltre-con-fine)

Beatz

  • Dj Argento: 1, 3, 5, 6
  • Fid Mella: 2, 4, 7
  • Kaos e Dj Argento: 8

Scratch

  • Tutti gli scratch di Dj Argento

Related posts

ClaverGoldRequiem.jpg
AxosMitridate.jpg
SferaEbbastaCharlieCharlesXDVR.jpg