Diamond D – Diam Piece The Album

Voto: 2

diamondd2014500<<The game used to excite me/so find ispiration now is unlikely…>>. Si potrebbe partire da qui, dalle liriche iniziali della bonus track “Superman”, a disquisire della spinta motivazionale insita nell’ultima fatica firmata Diamond D, una colonna portante dei tempi che furono i cui suoni e le cui rime rimasero indelebilmente impressi in quell’epoca dorata risalente ad una ventina abbondante di anni or sono. Ammissione di verità? Uscita involontariamente poco felice? Non sappiamo, ma l’affermazione presa in esame sembra riassumere pericolosamente ciò che è il risultato finale di questo atteso “Diam Piece”, apparentemente preparato senza meticolosità alcuna, saltando a piè pari qualsiasi concetto inerente la qualità del prodotto finale da offrire in pasto agli aficionados. E’ un pallido tentativo di mettere assieme del talento di ieri e di oggi, un’operazione che ingolosisce solo sulla carta fornendo nomi ghiotti con cui deviare le aspettative e gettata lì senza riflettere sul fatto che, alla presenza di tali artisti, debba poi corrispondere una completa soddisfazione delle premesse. A parere personale, un disco del genere Diamond non avrebbe mai dovuto farlo uscire.

Che sia svogliato e completamente adagiato sui propri allori – risalenti però a un’altra era geologica – è fin troppo evidente dalla scarsa cura che si può denotare sia nelle produzioni che nelle metriche desolanti del medesimo (ci sono due pezzi solisti, assolutamente terrificanti), l’auto-indulgenza di alcuni passi è così scontata e inopportuna da provocare persino fastidio, tutti concetti distanti anni luce da colui che abbiamo sempre sentito nominare come the best producer on the mic. A un certo punto, è giusto arrendersi di fronte a ciò che non si può nascondere.

Non interessa, crediamo, a nessuno celebrare e osannare il grande ritorno di un veterano di tale calibro se poi il lavoro proposto non presenta neppure una briciola di quel sound possente e grezzo che ne ha contraddistinto la carriera e, quindi, se lo stimolo non sussiste più, viene naturale chiedersi quali possano mai essere le motivazioni dietro a una pubblicazione che altro effetto non ha che infangare un glorioso passato. Fabbisogno di denaro? In caso positivo, sarebbe un dispiacere vedere gente del calibro di Diamond abbassarsi a questi livelli. A conti fatti, non c’è alcun senso compiuto nel radunare i Pharcyde solo per accorgersi che è necessario leggere i crediti dei featuring per rendersi davvero conto che sono loro, perché in “Hard Days” sono piatti e irriconoscibili, oppure organizzare mediocri revival sul genere di “We Are The People Of The World”, che rinsalda vecchi legami con gli Alkaholiks ma, oltre a fornire loro una base infima, Tash, J-Ro e l’ospite aggiuntivo Kurupt suonano completamente smunti al microfono.

Tralasciamo la figura barbina di un Grand Daddy I.U., che già durante la prima strofa non riesce a tenere a bada il fiato e chiude definendo Diamond il Dr. Dre dell’Est, oppure un Pete Rock che recita le sue elementari rime con la stessa verve con cui leggerebbe un libriccino per bimbi, per non parlare di presenze inquietanti come Scram Jones o Black Rob, inascoltabili tanto quanto i beat che vengono loro offerti.

Set di batterie troppo simili tra loro, tutti mosci, sintetizzatori per nulla ispirati, melodie che paiono assemblate a caso (sul serio mezze oscenità come “Handz Up” o “187” sono pubblicabili, peraltro sprecando barre di gente del calibro di Ras Kass?!) costituiscono il debole sottofondo che caratterizza pezzi talvolta liricamente interessanti, vedi la “Wheres The Love” che unisce Talib Kweli, Elzhi (ottima strofa, la sua) e Skyzoo, oppure la validissima avventura solitaria dell’onnipotente Masta Ace, uno che avrà pure la sua età, ma che non ha perso un filo di efficacia nel metodo di scrittura, sempre alla ricerca di stuzzicare con la sua metrica fortemente elaborata. Persino Pharoahe Monch, uno abituato a devastare con il suo incedere serrato, non riesce a variare i destini di una “Rap Life” mogia, che ha la fortuna di fungere quale singolo apripista.

Chi non conosce bene Diamond D per motivi generazionali, eviti cortesemente questa roba e vada a recuperarsi un classico senza tempo come “Stunts, Blunts & Hip Hop”, oppure tutte le grandiose produzioni che egli firmò per la crew D.I.T.C.: i veri diam pieces sono tutti incastonati là, uno più splendente dell’altro.

Tracklist

Diamond D – Diam Piece The Album (Dymond Mine Records 2014)

  1. Rap Life [Feat. Pharoahe Monch]
  2. Wheres The Love [Feat. Talib Kweli, Elzhi and Skyzoo]
  3. Its Nothin [Feat. Fat Joe, Chi Ali and Freddie Foxxx]
  4. Only Way 2 Go [Feat. Pete Rock]
  5. Hard Days [Feat. The Pharcyde]
  6. I Aint The One To Fuc Wit [Feat. Scram Jones]
  7. Pump Ya Brakes [Feat. Rapsody, Boog Brown and Stacy Epps]
  8. Take Em Off Da Map [Feat. Black Rob]
  9. We Are The People Of The World [Feat. Kurupt and Tha Alkaholiks]
  10. Jose Feliciano
  11. Handz Up [Feat. Hi-Tek]
  12. Pain [Feat. A.G. and Chino XL]
  13. Vanity [Feat. Nottz]
  14. Its Magic [Feat. Alchemist and Evidence]
  15. The Game [Feat. Grand Daddy I.U.]
  16. Let The Music Talk [Feat. Kev Brown]
  17. Ace Of Diamonds [Feat. Masta Ace]
  18. 187 [Feat. Guilty Simpson and Ras Kass]
  19. Superman

Beatz

All tracks produced by Diamond D except track #19 by Dj Scratch

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