Del The Funky Homosapien – No Need For Alarm

Voto: 3,5

delnnfa500Del, appena diciottenne, aveva contribuito alla rivoluzione del pensiero West Coast andando controcorrente rispetto ai violenti sobborghi di Los Angeles con un debutto colorato, fortemente tinto di P-Funk e attrezzato di testi umoristici, intelligenti, che sottolineavano la presenza di una realtà differente rispetto a quella raffigurata da bandane e pistole. Due anni più tardi, “No Need For Alarm” aveva osato ancora più, sospinto dalla perenne frustrazione provata nei confronti del processo di mercificazione e conseguente fraintendimento dei veri significati della Cultura, fatto che all’epoca aveva oscurato l’umore di Del e non solo il suo.

Ecco quindi un’altra inversione rispetto ai trend, tanti saluti al P-Funk, al fratello George, al G-Funk messo in piedi da Dre e imitato da chiunque, ed ecco quindi spiegata la presenza di concetti sonori più vicini a New York che ad Oakland, composti da batterie durissime, campioni Jazz tagliuzzati qua e là e quindi filtrati, bassi nerboruti. Una struttura ideale per quella che è una vera e propria presa di posizione, la quale chiude le comunicazioni col mondo esterno, aspetto evidenziato dal fatto che ogni featuring e ciascuna singola produzione sono marchiati esclusivamente Hieroglyphics. L’umore produttivo è rispecchiato nelle incazzature di un Del che ridicolizza gli scarsoni, li macina e cucina a dovere facendo affidamento su un arsenale tecnico che lo vede elevarsi nella costruzione di schemi metrici dotati di intelligenti legature tra barre – privilegiano difatti il posizionamento della rima tra il termine finale della linea ed uno posto nel mezzo della successiva – il tutto condito da una bella varietà di assonanze.

Del, nonostante si lasci andare a qualche puntatina umoristica, tende a pestare duro e chiarisce fin dal principio che forse, se si è la persona sbagliata, è meglio stargli alla larga. Questo è certamente l’intento della tesa “You’re In Shambles”, ovvero adesso sei nei casini e te la sei cercata, e “Catch A Bad One”, ancora oggi tra i singoli memorabili della sua carriera, nel quale rima incessantemente alla ricerca di incompetenti sferrando contro loro una moltitudine di espressioni multisillabiche sopra una mina colossale di Casual, che per l’occasione butta giù una delle linee di basso più potenti che una traccia Hip-Hop abbia mai avuto la grazia di contenere, mettendoci a ritmo un pezzettino minuscolo di tromba e un loop di violoncello, tenendo fede ai dettami sonori di quegli anni.

La violenza verbale si estende ovunque, a volte ingloba il genere femminile (“Boo Boo Heads”), altre assume toni addirittura splatter (“Treats For The Kiddies”), immaginando di strappare il cuore dal petto dell’incapace e farci colazione, ma persino quando la prospettiva viene rigirata come un calzino, come nel caso di una “Check It Ooout”, che nella sua prima strofa fornisce elogi a chi il gioco invece lo rispetta, Del cede nuovamente alla tentazione di dare ascolto ai nervi e ricomincia a prendere a pugni in faccia lo sventurato di turno. E’ quasi un peccato assistere a una dimostrazione tecnica così valida e vederla repressa allo svolgimento di quasi solo un argomento, considerato anche che proprio l’elasticità tematica così alternativa era una qualità immediatamente visibile in un esordio di grande caratura come “I Wish My Brother George Was Here”.

Quando l’mc decide che vale la pena tornare a percorrere quella strada il risultato è evidente, come ad esempio in “Wrong Place”, che non solo cambia i toni produttivi volgendo a sonorità più zuccherose e quindi più vicine al disco precedente, ma che ripropone finalmente l’abilità del rapper nel costruire rime descrittive, ponendo una serie di situazioni casuali in stretta correlazione al significato del titolo del pezzo. Fortunatamente la maggior parte dei pezzi che compongono “No Need For Alarm” sono di fattura davvero pregevole e giustificano appieno l’utilizzo di elementi esclusivamente interni alla propria crew. A livello di appaiamento e sovrapposizione dei sample, tracce come “Miles To Go”, “Boo Boo Heads” e la posse cut “No More Worries” sono gustosissime, di “Catch A Bad One” abbiamo già detto ma della sua bellezza se ne potrebbe parlare all’infinito, come degne di menzione sono sicuramente tracce autoprodotte da Del quali “In And Out”, in cui la tromba segue molto bene il beat, e “Thank Youse”, offerta invece da A-Plus e che chiude a dovere lo spettacolo.

A due decadi di distanza dalla sua pubblicazione, “No Need For Alarm” non ha certo eliminato i difetti che già possedeva, accentuati dal fatto che il suo predecessore era stato uno dei dischi più freschi che si fossero sentiti nel biennio antecedente, ma resta ad ogni buon conto un disco di grande rilevanza, fondamentale nel comprovare il valore della crew Hieroglyphics in un periodo di irripetibile splendore.

Tracklist

Del The Funky Homosapien – No Need For Alarm (Elektra Entertainment 1993)

  1. You’re In Shambles
  2. Catch A Bad One
  3. Wack M.C.’s
  4. No Need For Alarm
  5. Boo Boo Heads
  6. Treats For The Kiddies
  7. Worldwide [Feat. Unicron]
  8. No More Worries [Feat. A-Plus, Casual and Snupe]
  9. Wrong Place
  10. In And Out
  11. Don’t Forget
  12. Miles To Go
  13. Check It Ooout
  14. Thank Youse

Beatz

  • Snupe: 1
  • Casual: 2, 7
  • Del: 3, 9, 10, 13
  • Domino: 4, 8, 11
  • SD50’s: 5, 6
  • Jay-Biz: 12
  • A-Plus: 14

Scratch

  • Toure: 1
  • A-Plus: 5, 7, 11, 14
  • Jay-Biz: 12, 13
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