Brother Ali – Mourning In America And Dreaming In Color

Voto: 4/4,5

BAli2012500Il fascino della musica è dato dal fatto che i suoi messaggi possono essere interpretati come meglio si crede, e ciò che l’artista vuole realmente esprimere attraverso i testi o l’immagine di una copertina può assumere molteplici significati. Ascoltando e analizzando il nuovo disco di Brother Ali, crediamo di non sbagliare sostenendo che sia il nuovo punto di vista che il rapper del Minnesota propone al pubblico a colpire con immediatezza, e il come questo venga discusso e propagato in vari punti dell’album mantenendo sempre un approccio propositivo, lontano da disfattismi senza costrutto. La grafica è altresì significativa: l’artista è inginocchiato in preghiera, rivolto verso La Mecca e appoggiato sulla bandiera americana, nei confronti della quale non cerca più una ribellione, ma una coesistenza. Il messaggio diviene più chiaro nella traccia di apertura, la delicata “Letter To My Countrymen”, la quale riflette sulla necessità di ricominciare a riconoscere gli Stati Uniti come propria patria, unendo le forze per rendere quella terra apprezzabile per le sue positività, provando a riesumare un senso di appartenenza cancellato dalle oppressioni continue alle minoranze, dallo stato dell’economia e dall’avidità dei potenti.

Non per questo ci si dimentica dei propri problemi interni, ancora una volta posti sotto un’ideale lente d’ingrandimento attraverso le critiche esposte in “Mourning In America”, la quale affonda il coltello nella ferita lasciata da una guerra che non vuol finire, ma che è talmente acuta da non risparmiare colpe ad alcuna delle due parti coinvolte. Ali non riesce ad essere scontato nemmeno sforzandosi, espone difatti problematiche che affliggono un numero sempre più alto di persone attraverso un modo di scrivere mai banale; argomenti come la disoccupazione, il mutuo da pagare e tutto quanto generi una generale mancanza di prospettive vengono trattati in più brani (“Work Everyday” e “Only Life I Know” i più significativi) senza il rischio di ripetersi o di annoiare. Ed è pure evidente che ad Ali piacciano i significati da nascondere in un doppio fondo, esercizio appartenente a tracce concettuali come “Need A Knot”, nel cui ritornello è riconoscibilissima la voce di Bun B e che propone tre strofe che in apparenza assumono un senso ma che, se lette in altro modo, – e la soluzione è alla fine di ogni strofa – prendono tutt’altra forma. Si gioca con i significati ma anche con le parole: “Stop The Press”, dopo una lettura attenta del testo, può essere riscritta come Stop Depress, espressione nella quale la troncatura della parola depressed coincide perfettamente con lo stato d’animo qui espresso, falcidiato da numerosi episodi spiacevoli (la morte del padre, dell’amico e conterraneo rapper Eyedea), messo a dura prova dai cambiamenti imposti dalla vita (l’impossibilità di lavorare ancora con il fidato ANT) e infine frustrato dalle difficoltà derivate dall’albinismo. E’ una sfera che diventa sempre più personale, definita anche dalla splendida lettera scritta al figlio in “All You Need”, nonché dal sentito ringraziamento a una persona importante, resa poi nota in “My Beloved”.

Il sound risulta decisamente rinfrescato dalla produzione di Jake One, bravo nel riuscire a seguire con la musica l’umore del rapper, stendendo tappeti sonori delicati, gioiosi o aggressivi a seconda del tono di Ali, la cui voce passa dal sussurro quasi commosso alla rabbia controllata, avvinghiandosi nel medesimo vortice emozionale raccolto e poi scritto nel periodo antecedente alla registrazione dell’album. La produzione è elastica, allarga le vedute verso sonorità simili all’Elettronica di Amp Live (“Won More Hit”), oppure propone boom bap più classici abbinandoli a sample pitchati (“All You Need”), anche se la parte migliore risulta essere quella dedicata alle fasi orchestrate con l’ausilio di un coro e, non a caso, la già citata “My Beloved” e la stupenda “Fajr” funzionano a meraviglia per la loro capacità di toccare più a fondo i sentimenti e le emozioni. Si riescono ad ottenere grandi cose anche senza strafare, come dimostra la felice combinazione tra clap e chitarra elettrica che caratterizza “Gather Round”, peraltro impeccabile sia a livello metrico che interpretativo.

Era uno dei dischi più attesi dell’anno e il risultato tiene pienamente fede alle premesse, restituendo alle scene un Brother Ali completamente rigenerato, pronto per una ripartenza carica di fiducia, speranza e positività, che mira ambiziosamente ad offrire conforto per chi, intrappolato nel periodo che stiamo vivendo, non riesce a guardare più in là del giorno dopo. Un lavoro di invidiabile spessore.

Tracklist

Brother Ali – Mourning In America And Dreaming In Color (Rhymesayers Entertainment 2012)

  1. Letter To My Countrymen [Feat. Dr. Cornel West]
  2. Only Life I Know
  3. Stop The Press
  4. Mourning In America
  5. Gather Round [Feat. Amir Sulaiman]
  6. Work Everyday
  7. Need A Knot
  8. Won More Hit
  9. Say Amen
  10. Fajr
  11. Namesake
  12. All You Need
  13. My Beloved [Feat. Choklate and Tone Trezure]
  14. Singing This Song

Beatz

All tracks produced by Jake One except track #2 co-produced by Nick Brongers

Scratch

All scratches by Plain Ole Bill

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