Blockhead – Free Sweatpants

Voto: 3,5/4 –

Con cadenza periodica, spinto da un bisogno che immaginiamo essere vitale, Blockhead consegna alle stampe un nuovo disco e noi non riusciamo a esimerci dal commentarlo, conquistati – tempo addietro – dalla bravura del produttore di Manhattan e dal suo tocco riconoscibile, che non è classico in senso stretto né gratuitamente estroso. Nei quattordici anni che intercorrono tra “Music By Cavelight” e “The Art Of The Sample”, James Anthony Simon ha rilasciato otto progetti solisti e altri cinque al fianco di Illogic, Marq Spekt e billy woods (va da sé che non contiamo neppure le decine di collaborazioni isolate), prima d’ora, però, mai aveva mischiato i due approcci, alternando strumentali e brani rappati nella medesima tracklist; decide di farlo con “Free Sweatpants”, di nuovo col sostegno dell’indipendente Backwoodz Studioz e denso di partecipazioni stuzzicanti, da Breezly Brewin all’immancabile Aesop Rock, passando per Homeboy Sandman e il duo Armand Hammer (ovvero Elucid e ancora woods).

E’ semplice, di conseguenza, prevedere che i cinquantacinque minuti di durata abbondino di spunti interessanti, sebbene sia necessario abituarsi all’idea di un percorso meno fluido del solito, caratterizzato da cambi di scenario e incroci stilistici che alleggeriscono un po’ l’organicità del tutto. Non ne risente certo il tratto distintivo del beatmaker, quella ricchezza di elementi distribuiti lungo il pattern che qui come altrove rende l’ascolto imprevedibile, in particolare quando i riflettori sono tutti puntati sul protagonista: i quasi sei minuti di “Rock’em Sock Hop”, nei quali la composizione subisce almeno tre metamorfosi, e le precise geometrie di “By Myself Meeting”, sporcate da un misterioso gorgoglìo che proprio non riusciamo a decifrare, figurerebbero altrettanto bene in uno qualsiasi degli album firmati da Blockhead – e forse anche in quelli che pubblicherà nel prossimo futuro.

Punto di forza di una carriera costruita attorno a un profilo artistico definito fin nel minimo dettaglio è infatti l’assoluta chiusura verso qualsiasi onda abbia alterato – non importa se in positivo o in negativo – le fattezze dell’Hip-Hop nel corso degli ultimi tre lustri. Il Nostro, impassibile agli stimoli provenienti dall’esterno, seleziona i sample con la minuzia di sempre, li scompone, li rende spesso illeggibili e organizza ogni strumentale come un flusso inarrestabile di suoni che appaiono, scompaiono e si rincorrono tra loro, mobilitando un’ampia palette di registri musicali. Processo che appare subito chiaro in “Dream On”, il cui breve loop vocale (pescato da “Dream” dei fricchettoni Love) introduce immagini – non a caso – oniriche, planando sopra pianoforti, arpeggi e chitarre, o la deliziosa “Weeping Willow”, che alla scarna batteria di “Gilbert Street” (Sweet Thursday) accosta uno stridulo giro di tastiera e un coretto ubriaco, piantandosi istantaneamente tra le sinapsi.

Considerazione che – lo sapevamo già – vale altresì quando il talento di Anthony viene messo al servizio dell’mc di turno. E’ chiaro, tuttavia, che in questa seconda tranche di episodi parte delle responsabilità gravi appunto sugli ospiti, di conseguenza promuoviamo senza indugi il trio formato da billy woods (visionario: <<I watch the cats watch the mice/hit the weed ‘til both legs fell asleep/I’m not really there, fuck you gon’ tell me?/High and out of it, admittedly its own form of cowardice>>), Open Mike Eagle (verboso) e Breezly Brewin (rime, rime, rime!) in “Slippery Slope”, i vaneggiamenti di Aesop Rock nell’ottima “Kiss The Cook” (<<I puke a worm in your mouth, I punch a hole in the screen/I hold my nuts when I rap, I throw my phone in the sea/notice the woefully unfrozen mosey up out of Cocytus/dap his homie, check his vitals, swat a bogie ‘til he spirals>>) e un sempre convincente Homeboy Sandman in “Deeperstill”.

Ma ci piacciono anche la tetra cupezza di “Be Safe” con gli Armand Hammer, il teso Funk di “Favorite Chair” col chicagoan Vic Spencer e l’ennesima abbuffata di oscillazioni che ritroviamo in “Tinder In The Time Of Cholera”. Semmai, tenendo anche presente quanto premesso sopra e segnalando un finale un tantino scarico (“Blue Veil” e “Make America Gape Again”), escludiamo amori a prima vista in favore di “Free Sweatpants”, operazione che rende comunque giustizia alle qualità di Blockhead e rimpingua una discografia di assoluto valore. Non so voi, ma noi gli vogliamo un bene dell’anima.

Tracklist

Blockhead – Free Sweatpants (Backwoodz Studioz 2019)

  1. Dream On
  2. Slippery Slope [Feat. billy woods, Open Mike Eagle and Breezly Brewin]
  3. Kiss The Cook [Feat. Aesop Rock]
  4. Rock’em Sock Hop
  5. Frank [Feat. Tree]
  6. Weeping Willow
  7. Deeperstill [Feat. Homeboy Sandman]
  8. By Myself Meeting
  9. Be Safe [Feat. Armand Hammer]
  10. Favorite Chair [Feat. Vic Spencer]
  11. Tinder In The Time Of Cholera
  12. Let Them Eat Hate [Feat. Marq Spekt]
  13. Blue Veil [Feat. Hemlock Ernst]
  14. Make America Gape Again

Beatz

All tracks produced by Blockhead

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