Apollo Brown and Guilty Simpson – Dice Game

Voto: 3,5/4

ApolloGuiltyDG500Finalmente assieme. Questo è stato il primo pensiero al momento della notizia che i concittadini Apollo Brown e Guilty Simpson avrebbero pubblicato un intero album a loro nome per la Mello Music Group, un successo già scontato ancor prima di giungere nelle casse di tutti gli impianti stereo. Una combinazione letale, formata da un produttore capace di trasformare in oro tutto ciò che tocca grazie alla sapiente ricerca di sample provenienti da dischi abbandonati o sconosciuti, geniale nel suo particolare modo di creare il nuovo partendo dal vecchio, e da un rapper stilisticamente perfetto per rimare sopra a basi che non si schiodano di un millimetro da un numero di bpm la cui lancetta è attenta a non superare i novanta, preciso nell’enunciazione delle parole, prolisso di pause che sottolineano quanto racconta, dotato di un timbro vocale possente, sistematico nel suo scandire il tempo. Simpson dimostra di essere cresciuto a livello stilistico, “Dice Game” lo vede scrivere in maniera molto introspettiva e matura, senza per questo esitare nel rimettere in pista quello spocchioso gangsta che ha sovente caratterizzato il personaggio.

Si scaldano i motori, ed il termine è più che appropriato, con un bel represent verso la città di Detroit, della quale si cercano di tenere alti morale e dignità (<<we put the world on wheels, the Motor City baby!>>; <<…but the industry tends to follow the trends…>>) sopra un campione che gli affezionati di Jay-Z riconosceranno senza indugio, il testo è consapevole della crisi in cui il luogo è sprofondato negli ultimi anni e dell’alto tasso di violenza che pervade la zona, ma l’amore verso le proprie radici resta del tutto incondizionato. Sebbene la situazione quotidiana suggerisca pensieri pessimistici, Guilty Simpson è molto meno cupo che in passato, è un rapper che ragiona sulle sue fortune nell’essere riuscito a emergere in un ambiente a basso tasso di sopravvivenza grazie all’alternativa fornita dal Rap (“Neverending Story”), che sa raccontare il concetto di cambiamento da prospettive differenti, per spiegare le quali utilizza dei personaggi disagiati che vogliono qualcosa di migliore dalla loro esistenza (“Change”), per poi metterli da parte e agire in prima persona svelando un lato del suo passato e delle sue debolezze, spiegando quanto abbia desiderato ritrovare la strada giusta (“Truth Be Told”). Il riesame del suo percorso porta a considerazioni amare nei confronti di chi gli ha voltato le spalle costringendolo a scommettere sulla sua vita e prendendo scelte particolari, svelando quindi il significato intrinseco del titolo del disco e, seppure l’argomento sia paranoico come lui stesso ammette, la metodologia di scrittura merita una specifica menzione nell’episodio finale (“How Will I Go”).

Apollo ritaglia e confeziona basi dotate di un tocco inconfondibile, che tuttavia cominciano a mostrare timidi segni di prevedibilità. La struttura sonora del disco è riconoscibile fin dal primo impatto grazie a elementi fissi quali il continuo fruscio di sottofondo, la presenza di numerosi intermezzi creati lasciando suonare piccoli pezzi di vecchi brani Blues/Soul, il taglio pignolo dei campioni e il picchiare pesante di bassi e rullanti. Da un lato la natura metodica in fase di composizione riesce a creare una mescolanza di suoni malinconici – per lo più fiati, violini ed archi – già sperimentata con successo in passato e che bene si abbina ai soggetti più dolorosi evocati dalle liriche (“Wrong Hand”, “Change”), dall’altro il fatto che la produzione sia oramai un più che tangibile marchio di fabbrica mostra anche il rovescio della medaglia, nel senso che in un paio d’occasioni Brown sembra addirittura riciclare alcuni dei suoi stessi lavori (“I Can Do No Wrong”, “One Man”), oppure non bilancia correttamente un suono troppo potente lasciando che episodi come “Nasty”, dove taglia un coro Gospel che sovrasta le liriche di Simspon e Planet Asia, risultino testualmente difficili da comprendere, facendo perdere interesse per la traccia. “Dice Game” fonde molto bene le qualità dei due soggetti sbocciando in un un altro prodotto di spessore e qualità, solo si sarebbe preferito che il signature sound di Apollo Brown si fosse adagiato un po’ meno sui successi ottenuti, vista l’indubbia capacità di tirare fuori dal cilindro soluzioni creative; imperfezioni tutto sommato perdonabili, vista la maestria del produttore (in “Ink Blotches” sembra quasi di vederlo dirigere gli archi con precisione) nel creare dischi di grande rilevanza con una costanza invidiabile. Un altro botto di fine anno, in un duemiladodici già di per sé complessivamente molto ricco di album Hip-Hop di fattura qualitativamente alta.

Tracklist

Apollo Brown and Guilty Simpson – Dice Game (Mello Music Group 2012)

  1. Freezing Dice
  2. Reputation
  3. Let’s Play
  4. One Man
  5. I Can Do No Wrong
  6. Potatoes [Feat. Torae]
  7. Change
  8. Dear Jane
  9. Lose You
  10. Ink Blotches
  11. Neverending Story
  12. The Cook Up
  13. Truth Be Told
  14. Nasty [Feat. Planet Asia]
  15. Wrong Hand
  16. How Will I Go

Beatz

All tracks produced by Apollo Brown

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Mistadave

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