I (primi) 18 anni di “Funcrusher Plus”

FPlus

I wasn’t born in a manger but I still received three gifts/
alphabetically listed they’re Big Juss, Mr. Len and I.

La prima volta che ho ascoltato per intero “Funcrusher Plus” avevo circa diciassette anni: mingherlino, con gli occhiali tondi, i capelli a spazzola, una passione per l’Hip-Hop che stava sbocciando – anzi no, esplodendo. Ricordo il senso di vertigine, lo smarrimento, il frastuono (di musica e di emozioni); ricordo l’amore a prima vista. Avevo già perso la testa per “The Fire In Which You Burn”, diffidavo sul fatto che una roba del genere potesse durare ininterrottamente per settantaquattro minuti. Un nastro, di quelli coi titoli scritti a penna in brutta grafìa, mi ha dimostrato il contrario, mi ha fatto conoscere El-Producto, Bigg Jus, Mr. Len, poi Juggaknots e Rawkus Records, mi ha insegnato a cercare a fondo (e talvolta letteralmente sul fondo) prima di ritenermi sazio di ciò che questo genere musicale mi proponeva – in alcuni casi propinava. Non basta, “Funcrusher Plus” mi ha messo in contatto con persone meravigliose e regalato ricordi troppo personali per essere riportati qui – né saprei con quali parole farlo. Solo così, cominciando da ciò che ha significato per me, posso spiegarvi il peso di un progetto che, ancor prima di tirare in ballo i gusti, ha fatto da spartiacque per l’Hip-Hop underground e, più in piccolo, per chiunque ne sia rimasto travolto, restandoci davvero sotto. “Funcrusher Plus” è un diamante sporco, grezzo e spigoloso, il capolavoro in grado di raccogliere la spinta propulsiva di vent’anni (allora) di Hip-Hop, ridisegnandone i contorni attraverso un linguaggio che è moderno e classico al tempo stesso – l’esperienza di El-P con la Definitive Jux chiarirà senza ulteriore margine d’errore quest’aspetto; i Company Flow, nella formula (qui duttile) mc + beatmaker + dj, sono sinonimo di hardcore, di essenzialità, di battle Rap, di stile. E punto. Inutile costruire castelli in aria, perché la magia generata da questi tre pazzi scatenati è nell’equilibrio, nell’uso magistrale della rima e del sample, nell’originalità sfacciata e debordante. Come quando ascolti “Legends” e dentro ci trovi “Lex Lugor” dei Cenobites (<<any rapper on a label should resign and quit>>), “Silence” ed ecco “Speak Ya Clout” dei Gang Starr, un gioco di scatole cinesi nelle quali l’Hip-Hop vive, scopa forte e si rigenera. Ed è esattamente questo, più che le metafore pazzesche di Jus (<<encased in a glass dome I pull mikes like filaments/I’m tungsten, light within that causes something>>), più che la batteria impossibile di “The Fire In Which You Burn”, più che le rasoiate ai piatti di Len, a lasciare senza fiato, a scardinare i confini del tempo, a trasfigurare nel mito: l’assoluta unicità di “Funcrusher Plus”, la sua capacità di rimanere – per sempre – un’opera insuperabile, oltre che inimitabile. E allora a diciotto anni da quel ventidue luglio e a poco meno di una quindicina da quando ne scrissi la prima volta (ingenuamente) per RapManiacZ, sono a ripetere che se non avete mai ascoltato “Collude/Intrude”, “Population Control”, “Lune TNS”, “Tragedy Of War” e, ancora una volta, “The Fire In Which You Burn”, significa che fino ad oggi non avete ascoltato NIENTE.