Wu-Tang Forever: The Final Chamber – il report

Non un racconto puntiglioso e descrittivo, bensì un insieme di ricordi e pensieri sparsi a caldo, derivanti dalla data bolognese – l’unica italiana – del tour che sulla carta chiuderà l’esperienza ultratrentennale del Wu-Tang Clan. Tante emozioni, in primis, come si addice a un evento che trascende la musica, sebbene ne sia colma; due ore complessive, attese e vissute con grande trasporto, ritrovando quella scintilla che brucia senza tentennamenti da quando siamo dei ragazzini. Ecco com’è andata, più o meno…

Una mattina dello scorso ottobre arrivo come da routine in ufficio, ma il mio compito è diverso dal solito: devo collegarmi al più presto su TicketOne per acquistare i biglietti per il concerto del Wu-Tang Clan a Bologna. The Final Chamber è un’occasione unica, non si può mancare; oltre a ciò, sto contemporaneamente ricevendo la simpatica pressione di mio cugino, che vede la circostanza come l’ultima possibile per ascoltare dal vivo un collettivo che né io né lui abbiamo mai avuto occasione di apprezzare al completo sul palco, nonostante la lunga militanza tra le schiere di fan che le killer bees hanno sapientemente costruito negli ultimi trentatré anni. Già che ci siamo, portiamo anche l’altro cugino, pure lui affascinato dall’Hip-Hop, motivo personale per provare un pizzico di orgoglio familiare – e due regali di Natale per altrettante persone molto importanti, nel frattempo, sono sistemati.

Poi ci sono altre persone molto importanti. I rapmaniaci! Perché l’occasione è ancora più particolare, se viene emotivamente legata al fatto che RapManiacZ sia nato in origine come fansite del Wu-Tang Clan, per poi espandersi e trasformarsi in un vero sito di recensioni discografiche. Non sono un membro fondatore del sito, nasco da lettore e appassionato dei contenuti; a mia volta stavo cercando una piattaforma dove poter esprimere la mia conoscenza in materia, per rendere omaggio alla Cultura. Nel 2007 comincio anch’io a far parte dello Staff e trovo un luogo cui sento di appartenere. Un gruppo che parla la mia stessa lingua e condivide una passione che è difficilissimo spendere con qualcun altro. Una musica che mi ha cresciuto, formato, fatto diventare chi sono.

Per il concerto saremo dalle parti opposte dell’Unipol Arena, ho scelto dei posti suggeriti dai miei cugini in modo da godere come si deve di un concerto che non rivedremo mai più. I maniaci sono distanti in linea d’aria, ma dentro al cuore. In fondo, l’eccitazione di certe giornate nasce dal fatto di vedersi, consci che non lo si possa fare nel quotidiano, facendo i salti mortali per incastrare tutti gli impegni: basta incrociarsi qualche minuto prima di entrare e la giornata ha già un suo perché. Riunire RapManiacZ è come quando Voltron assembla tutte le sue componenti, metafora suggerita da Raekwon giusto un po’ di tempo fa. Ognuno ha un suo spazio, un suo motivo, una sua caratteristica differente e tutti assieme formiamo una squadra unita e ben definita…come chi sta per salire di fronte a un pubblico già caldo, in attesa di gridare ogni rima imparata a memoria nel corso degli infiniti ascolti dei capolavori del Clan.

Non si tratta del solito live organizzato nel peggior centro sociale per venti persone, con tutto il rispetto per chi, ancora, crede in questa cosa e programma eventi che richiamano le attenzioni di pochi. Siamo in un palazzetto e non ho mai visto tanta gente a un concerto Hip-Hop. E’ pieno di persone, l’atmosfera è elettrica, non ci sono aperture e all’orario stabilito si parte. The RZA sale dal piccolo elevatore posto sul fronte del palco ed è già bolgia. Recita una sua creazione, tanto per scaldare l’aria, accompagnato dalla live band. Forse non avrete capito cos’ho appena detto, ma di certo capirete questo: up from the 36 chambeeeeers… Tanto basta per avere la pelle d’oca e cominciare a intuire a che spettacolo stiamo per assistere. Per iniziare ci portano il fottuto ruckus, entrano in scena i primi componenti. Qualche brano più in là arriva la superstar dello show, M.E.T.H.O.D. Man: il palazzetto, quando emerge da sotto al palco, è assordante, tale è il frastuono dell’ovazione che lo accoglie.

“Protect Ya Neck” non tarda ad arrivare, quindi significa che sul palco ci sono proprio tutti. Un pezzo che suona incredibile ancora oggi ed emoziona intensamente se abbinato al suo essere il punto d’origine di un collettivo che ha conquistato il mondo intero, come da programma del suo Abbot nonché produttore principale. Robert Diggs ci ha creduto prima di chiunque altro, li ha convinti tutti, creando un insieme di talenti ineguagliabile. Ha vinto così la sua scommessa a mani basse, grazie a una mente imprenditoriale straordinaria, non più succube delle imposizioni delle etichette. Oggi, 8 marzo 2026, c’è un’arena intera che conosce ogni strofa dei loro pezzi più storici. Assieme a ciò, c’è il ricordo della prima volta che ho ascoltato “Enter The Wu-Tang (36 Chambers)” e di quanto poi abbia atteso “Wu-Tang Forever”. La scaletta scorre liscia e via via si definisce anche lo stato di forma dei singoli. RZA è chiaramente, in virtù di deus ex machina, il mattatore della serata, scalda il pubblico, si diverte, trasmette energia positiva. Meth è il più osannato, d’altro canto chi ha fatto più strada nel mondo dello spettacolo è lui, non solo nella musica, e possiede una presenza scenica possente, come i muscoli che contiene a fatica sotto la maglietta. Raekwon offre un’ottima performance, lo spettacolo riserva giustamente una piccola parte a lui e Ghostface, un duo di ferro all’interno del collettivo. Tony Starks è visibilmente immobile, quasi inerte in alcuni momenti dello show, ma il suo lo fa di brutto quand’è il turno di “Ice Cream” e “Criminology”, il cui beat scuote qualsiasi cosa incontri ancora oggi.

Inspectah Deck resta un liricista tanto sottovalutato quanto poderoso, riascoltare i suoi incastri permette di rendersi conto della complessità tecnica dei suoi versi, roba che se riportata indietro nel tempo risalta ancora più. Permettergli di rappare la strofa di “Above The Clouds”, che ha fatto scuola, è stato certamente un highlight più che meritato. GZA – il membro più anziano del Clan, dato che compirà sessant’anni ad agosto – è fisicamente meno brillante, l’avevamo già notato quand’è venuto a suonare “Liquid Swords” a Torino nel 2024, rimane tuttavia un inarrivabile mostro della rima, presenza di cui è impossibile non accorgersi. Eccetto che nella voce, molto più alta, Young Dirty Bastard è uguale a papà, fisionomia e treccine sparate in alto fanno la loro giusta impressione, colmando un’assenza che nei live è ancora più marcata. U-God e Masta Killa (nella mimetica d’ordinanza), da sempre membri meno in vista ma non meno importanti, non hanno moltissimo lavoro da svolgere e sono la prova che l’avanzare dell’età non tratti tutti allo stesso modo, anche all’interno del gruppo. Più impressionante di loro è stato senz’altro Havoc, illustre ospite d’eccezione capace di alzare i battiti cardiaci grazie a una graditissima sorpresa della serata, “Shook Ones Pt. II” opportunamente corredata da “Survival Of The Fittest” e “Eye For A Eye (Your Beef Is Mines)” in coppia con Rae.

Parlare di live riuscito non rende assolutamente l’idea, al di là di qualche piccola nota da farsi sull’eccessivo volume della batteria e la parziale indistinguibilità dei beat originali (almeno in prima battuta) rispetto alle versioni ricreate dalla band. La quantità di adrenalina generata dai primi cinque brani era già tale da rendere completa la soddisfazione; i letterali brividi generati dai primi secondi dell’introduzione di “Wu-Tang Clan Ain’t Nuttin Ta F’ Wit”, le rime taglienti di “Da Mystery Of Chessboxin’”, l’eccellente manovra corale del mio pezzo preferito, “Triumph”, le singole prestazioni tratte da “Liquid Swords”, “Tical” e “Only Built 4 Cuban Linx…”, rappresentano i pilastri fondamentali di un Rap che, nonostante l’oceanica distanza da Staten Island, siamo riusciti a captare e assorbire nella sua interezza.

E’ stata una serata di quelle che non sembrano neppure vere, tanta è la meraviglia. Ho avuto, abbiamo avuto, l’immensa fortuna di vedere il Wu-Tang Clan dal vivo. Ho vissuto quest’esperienza coi due cugini che ho cresciuto come fratelli, perché alla fine lo sono davvero nello spirito, e, seppure da postazioni differenti, con persone che non sono qui con me tutti i giorni ma sono sempre assieme a me, un pezzo della mia famiglia.

Wu-Tang is forever.
RapManiacZ is forever.

foto @il_malla (Luca Mallardo)

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