Wounded Buffalo Beats featuring Ruste Juxx – The Spectacle Of Fearsome Acts
Nonostante non sia il rapper più funambolico e versatile che si conosca, Ruste Juxx è riuscito a crearsi un seguito consistente, occupando una posizione ben definita nell’underground statunitense più grintoso. Introdotto nel gioco dal venerabile Sean P, inserito nel giro del Boot Camp Clik, inizialmente spinto attraverso un paio di featuring su “Magnum Force“, l’oggi quarantasettenne di Crown Heights, Brooklyn, è un degno alfiere dell’Hip-Hop più ortodosso, cui va riconosciuta un’indubbia etica morale la quale ha indissolubilmente vergato lo svolgimento di una carriera vissuta nella costante ricerca di nuove affinità collaborative, trovando spesso adeaguate corrispondenze. Chi ha lavorato con lui ne ha infatti prediletto la dialettica dritta e cruda, rigorosamente figlia dell’esperienza di strada, senz’altro priva di sopraffini tecnicismi ma raffigurante una personalità completamente avversa al compromesso e promotrice dell’essenza più vera del Rap stesso, qualcosa di cui Juxx, pur nei suoi limiti, si è reso fiero custode, rappresentando con innegabile senso di responsabilità quelli che ritiene essere i pilastri concettuali della Cultura.
Il suo contributo alla causa vive su questo equilibrio perennemente precario, tra la notevole quantità di spocchia che fatica a essere avvalorata dall’efficacia dei versi, una personalità ben delineata, una fiducia incrollabile nei propri mezzi (poi, che la medesima sia sopravvalutata è un altro discorso…) e, infine, l’elemento che cerca di sorreggere l’equazione, ovvero il coinvolgimento di produttori capaci di dare un’anima leonina ai suoi dischi, fungendo spesso da attrattiva principale e riuscendo così a creare appeal nonostante l’invariabilità dell’impostazione al microfono e del criterio contenutistico. E’ questo l’approccio corretto per immergersi nell’ascolto di “The Spectacle Of Fearsome Acts“, conoscendone quindi in anteprima il pacchetto lirico che lo va a comporre e fidandosi del buon orecchio per i beat che, va detto, Juxx ha sempre dimostrato di avere. Protagonista della missione compositiva è Wounded Buffalo Beats, beatmaker anglosassone dotato di spiccate doti realizzative nel ricreare un boom bap che asseveri la sua idoneità tramite un sound granitico, loop combinati tra ispirazione polverosa e fascino astratto, ben evidenziando intenti privi di mediazione del tutto coincidenti a quelli del rapper. Da un lato, la mezz’ora abbondante di percorso non offre significative varianti rispetto a quanto il BK Assassin possiede in faretra, molti dei testi si sviluppano attraverso la presunta superiorità lirica del soggetto, esemplificazioni di giungla urbana, racconti di vita notturna stilati con un metodo di scrittura che non va molto più in là del basico, anche se, a onor del vero, qualche passo sorprendente riesce a sottolineare un minimo progresso nell’evoluzione tematica, per quanto non si tratti di nulla di realmente clamoroso.
Innegabile, infatti, che brani come “Peregrine Falcon” siano destinati alla ripetizione perpetua, visto lo spessore di un’ambientazione costruita con affascinanti elementi eterei, denotando la capacità di ricerca di atmosfere originali sopra le quali il Rap propone la sua incontrovertibile salsa composta da attitudine, superiorità e minacciosità, sorretta da un flow convincente e una dizione accurata. Proprio il controllo della punteggiatura ritmica è uno degli aspetti sui quali il rapper ha lavorato di più, lo si evince dalle stuzzicanti misure proposte da “Manifest”, che colgono Juxx adeguatamente preparato, fornendo un maggior senso ritmico al consueto stampo grezzo del flow; tale tesi è valorizzata pure da “Watered Down Love”, altra trovata di qualità del bufalo grazie alla golosità della batteria, gli archi sintetizzati e il piano in sottofondo, mentre il testo raggiunge livelli soddisfacenti, fronteggiando una tematica di lealtà e circospezione elaborata con più che sufficiente cognizione. Gradita è altresì la dipartita argomentativa offerta da “Where Were You”, la quale aggiunge un elemento empatico all’arsenale complessivo, aprendosi nel parlare dell’assenza paterna, nella condivisione del dolore provato e delle speranze vane, manifestando al contempo rispetto per l’essenziale figura di una madre forte, cui è destinata una significativa gratitudine.
Episodi come “1520 Sedgwick” sopraggiungono a confermare l’ottima vena produttiva, ma lasciano scoperto il nervo della monotematicità del Nostro, che si avvale di trovate poco credibili (<<why must I end rappers careers with only one sentence>>) componendo un classico scenario da giustizieri dell’Hip-Hop puro, argomento al quale Ruste tiene senz’altro, onorevole nell’intento però scontato nella scrittura, per quanto sia apprezzabile il lieve progresso tangibile nell’inserimento di qualche rima interna. Nulla di migliorativo è invece da annotare per i tentativi di storytelling proposti da “A Brooklyn Tale”, poco giudiziosamente tagliata in due parti (la seconda chiude la scaletta con minima efficacia) fornendo una sensazione di incompiutezza, col rapper che s’immagina di essere una sorta di equalizer attrezzato per far fuori più malintenzionati, per poi saltare di palo in frasca gestendo il prosieguo tra triti riferimenti mafiosi adoperati in maniera fin troppo intuitiva. In questi frangenti tocca alla produzione fare la voce grossa, come accade pure in “Night Life”, un tour locale nelle ore più pericolose che il quartiere possa vivere, dove tuttavia il maggior punto d’interesse è la mistura tra un loop che ricorda molto le musiche delle fiere dei piccoli villaggi e spizzichi di synth più moderni, similmente a “Siberian Winters”, baciata da un violino che le dona un’intensità non indifferente.
Tra produzioni scintillanti, altre più pigre (la titletrack, ricca di termini inopportunamente storpiati per forzarne la rima…) o passabili il giusto (“God Level”, “Black Piranha”), “The Spectacle Of Fearsome Acts” mantiene senz’altro fede alle limitate premesse, offrendo un agglomerato hardbody appagante nella maggior parte dei casi. Non che le conclusioni da trarre siano molto diverse dal passato, per quanto Ruste Juxx si dimostri onestamente in grado di offrire piccoli ritocchi nel comparto lirico, facendo delle produzioni il punto inequivocabilmente più decisivo di una discografia alla quale si fa volentieri ritorno, allorquando vi sia necessità di soddisfare esigenze più elementari.
Tracklist
Wounded Buffalo Beats featuring Ruste Juxx – The Spectacle Of Fearsome Acts (WBB Records 2026)
- The Spectacle Of Fearsome Acts
- Peregrine Falcon
- Watered Down Love
- A Brooklyn Tale Part 1
- 1520 Sedgwick
- Where Were You
- God Level
- Night Life
- Black Piranha [Feat. D.V. Alias Khryst]
- Siberian Winters
- Manifest
- A Brooklyn Tale Part 2
Beatz
All tracks produced by Wounded Buffalo Beats
Scratch
All scratches by JabbaThaKut
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