Vinnie Paz – As Above So Below

Voto: 3,5/4

Qualche settimana fa, approcciando i primi ascolti di “As Above So Below“, riflettevo su come Vinnie Paz riuscisse in maniera quasi scientifica a produrre dischi di ottima fattura senza variare significativamente le sue logiche realizzative. In fondo, analizzandone i lavori solisti, non c’è mai stato nulla da recriminare nonostante la pietanza presentasse con costanza il medesimo metodo di cottura; e d’altro canto gli ingredienti utilizzati si sono sempre contraddistinti per la loro qualità, rendendo inutile la misurazione del grado di complessità di una ricetta che delizia proprio grazie alla sua invariabilità.

Alla pari dei suoi predecessori, pure l’ultima fatica del Pazmanian Devil offre un identikit facilmente delineabile: una scaletta generosa (alla faccia della brevità dei prodotti che dominano il mercato), l’indomabile passione per armi da taglio e da fuoco utilizzata per le più crudeli esemplificazioni di confronto a muso duro, strofe dalla metrica a volte prevedibile nella struttura ma ben equilibrata dall’abilità tecnica e dall’indubbio carisma di un personaggio rozzo, ma comunque in grado di sviscerare le sue emozioni più intime. La formula è ampiamente collaudata, siamo difatti giunti alla quinta pubblicazione solista nel giro di dieci anni e le risultanze sono rimaste vincenti grazie – oltre a quanto già detto – al dogmatico ricorso al boom bap, all’inossidabile robustezza delle sezioni ritmiche e all’infettività nella costruzione dei pattern, missione portata a termine anche in questo caso con omogeneità pur avvalendosi di una folta schiera di manipolatori di suoni.

La sezione dell’album più convenzionale a livello contenutistico non delude affatto: “The Conjuring” offre un buon ampliamento del solito vocabolario, cavalcando il massiccio beat fornito da un Bronze Nazareth in splendida forma, come in seguito attestato dalla possente “Serve The Creator”, ideale per scatenare tutta l’energia del pitbull Recognize Ali; più strettamente attinenti al personaggio sono invece le liriche intrise di violenta inclemenza reperibili nelle melodie latine della fatalista “Mabuhay Gardens” (eh sì, tocca sorbirci anche stavolta Block McCloud…), nella scarna ma dannatamente convincente “Mock Up On Mu”, loop piacevolmente ossessivo e bel lavoro di scratch, nonché in una “The Black Hand” che trasuda hardbody Hip-Hop da ciascun poro, ambientazione tipica per permettere a Vinnie di sferrare le più scatenate mazzate sui denti, procurando lui stesso un singolare ritornello in patois. Occasione invece sprecata per il singolo “I Am The Chaos”, prova lirica di punta a livello tecnico montata su un flow finalmente fuori dagli schemi che il protagonista gestisce con evidente lucidità, mischiando bene le carte nella disposizione metrica delle strofe contravvenendo all’abitudine di aprire con la quartina per poi lavorare su rime multisillabiche a coppie, peculiarità purtroppo non sorrette da un beat scadente – Vic Grimes è insufficiente anche in “Sicilian Bull” – e da un ritornello del tutto dimenticabile.

Tra i momenti più apprezzabili di “As Above So Below” vi sono i cambi di marcia tematici, da sempre un plus per i lavori solisti dell’artista di Philadelphia. “Spilled Milk” s’inserisce dritta nel toccante novero di “Same Story”, “Cold In Philadelphia” e “Keep Movin On”, catalogo di brani dove la rudezza viene temporaneamente soppiantata dall’esternazione di emozioni introspettive, compito ben supportato tanto dalla coinvolgente melodia proposta da Stu Bangas (molto soddisfacente il suo apporto complessivo) quanto dal cantato di Eamon, per quella che è una correlazione tra la prematura perdita del padre e la commistione tra risentimento e perdono che ne scaturisce (<<you ain’t changed your diet and you stayed smoking Winstons/you can’t make a strong-willed man change his vision/sometimes you think something is when it isn’t/he was gonna die and that was his decision/I could never do the same in this condition/he left three sons and a wife in that position>>). “The Gone-Away World” ricorda invece molto i pezzi cospirativi come “You Can’t Be Neutral On A Moving Train”, ma in forma assai più sintetica, mischiando riferimenti biblici al ricordo delle vittime degli assassini in divisa rimasti impuniti, mentre non pare molto riuscito il botta e risposta allestito con Queen Herawin su “Ankle Bracelets”, passaggio frivolo a livello argomentativo e poco ispirato nella produzione.

Se la cernita di beat raramente sbaglia un colpo, altrettanto non si può sostenere per gli ospiti esterni. I repentini mutamenti del flow di Estee Nack (“Scorched Earth”) e la metodica precisione di Vast Aire (“Doomsday Machine”) offrono delle variabili alternative e inattese per il contesto, risultando senza dubbio più apprezzabili rispetto alla consueta sbobba di featuring di seconda mano che Vinnie tende a elargire a qualche scagnozzo bisognoso di spazio. A volte è proprio lui stesso a farsi trascinare nel baratro (<<you as insecure homie, you as lonely inside/you ain’t got nobody, you ain’t got no homies to ride/this a bloodbath over here, furious wars/it’s banana clips everywhere, Curious George>>) rendendo la già musicalmente mediocre “The Compleat Witch” un inutile riempitivo ulteriormente indebolito da Nowaah The Flood, che non riesce a far meglio che imitare un Ill Bill in versione bollita divorandosi le parole con una dizione fastidiosa, forzando la chiusura delle rime all’inverosimile; “Vahid Moradi” meriterebbe invece un cospicuo numero di repeat per l’eccellente chirurgia di violino operata da C-Lance, consiglio smorzato dalla monotonia dell’impalpabile Rigz; Demoz, infine, lo conosciamo oramai da tempo, basti sapere che non sono da registrare progressi né per consistenza metrica né per creatività tematica. Una simbolica tirata d’orecchie la merita anche il medesimo Paz, perché rimane incomprensibile la motivazione per cui gli viene in mente di utilizzare la stessa, identica strofa in due pezzi differenti (“I’ll Buy All The Uranium That You’ve Got” e “Serve The Creator”).

Al netto di ciò, “As Above So Below” è l’ennesimo prodotto destinato a regalare piena soddisfazione agli amanti dello stile di Vinnie Paz, rispettando in toto gli auspici di chi ne ha profondamente apprezzato le quattro pubblicazioni soliste precedenti. Chiunque fosse alla ricerca di alternative o sperimentazioni non deve far altro che cambiare strada: il cecchino siciliano tira sempre dritto per la sua senza accettare compromessi, centrando ancora una volta il bersaglio.

Tracklist

Vinnie Paz – As Above So Below (Enemy Soil Entertainment 2020)

  1. Crime Wave Tehran [Feat. Chinaski Black]
  2. Scorched Earth [Feat. Estee Nack and Jay Royale]
  3. I Am The Chaos
  4. Mabuhay Gardens [Feat. Block McCloud]
  5. The Conjuring
  6. The Black Hand [Feat. Demoz]
  7. Mock Up On Mu
  8. Ankle Bracelets [Feat. Queen Herawin]
  9. The Compleat Witch [Feat. Nowaah The Flood]
  10. Hannibal
  11. Sicilian Bull
  12. Cero Miedo
  13. Spilled Milk [Feat. Eamon]
  14. Vahid Moradi [Feat. Rigz]
  15. I’ll Buy All The Uranium You’ve Got [Feat. Block McCloud]
  16. Doomsday Machine [Feat. Vast Aire and Demoz]
  17. Serve The Creator [Feat. Recognize Ali]
  18. The Gone-Away World

Beatz

  • Giallo Point: 1
  • Stu Bangas: 2, 7, 8, 13, 16
  • Vic Grimes: 3, 11
  • Caliber: 4
  • Bronze Nazareth: 5, 17
  • Aaron Hiltz and C-Lance: 6
  • EvillDewer: 9
  • DNS: 10
  • Lucky Loopiano: 12
  • C-Lance: 14
  • Nick Jackelson: 15
  • Scott Stallone and Vinnie Paz: 18
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