Verbal Kent – Sound Of The Weapon

Voto: 4

E’ facile lasciarsi abbattere dalla traversie che la vita ci pone davanti, specie quando queste rischiano di portare via in un attimo e senza un preciso motivo tutto ciò che possediamo, tutto ciò per cui abbiamo combattuto e lavorato. Lo sa bene Verbal Kent, giunto al settimo album solista di una carriera che non avrebbe avuto alcun seguito se il destino, dieci anni fa, non avesse deciso la sua vita per una mera questione di millimetri, gli stessi che hanno miracolosamente separato la sua giugulare dall’arma del suo misterioso aggressore. Vicende che cambiano irrimediabilmente le prospettive di affrontare ogni nuovo giorno, creando tutte le sensazioni che il rapper di Chicago ha meticolosamente raccolto negli anni ed esposto sui suoi dischi, e che segnano profondamente anche il suo secondo lavoro per la Mello Music Group (il primo, ricorderete, era relativo al progetto Ugly Heroes).

“Sound Of The Weapon”, completamente prodotto da Khrysis, vuol rappresentare un passo avanti nella maturazione personale dell’artista, un colpo di spugna contro qualsiasi macchia di autocommiserazione, la messa a fuoco di molti argomenti inquadrando la capacità di reagire al di là della portata della negatività delle proprie esperienze personali. Da tale ispirazione nascono pezzi molto intimi, presentati sotto forma di mini brani (la serie “Now Or Never”) sparsi in differenti momenti dell’album tracciandone dei riferimenti fissi, i quali si soffermano brevemente ma intensamente sui punti focali della carriera di Kent, correlando gli eventi al destino e alla forza di volontà, medesimo tema messo giù per “No Excuse” attraverso un testo creativo e ingegnoso, atto a dimostrare come alcuni grandi della storia abbiano ottenuto il successo pur superando ostacoli immensi.

Più generico, anche se pure qui è difficile non notare un celato riferimento biografico, è lo sviluppo della titletrack, presentata in due versioni (migliore l’originale, la cui base accentua il senso drammatico delle liriche), dedicata a Chicago e a tutta la violenza che quotidianamente la circonda, sia essa perpetrata in modo fisico piuttosto che morale. L’arguzia nella stesura dei pezzi si estende a tutti quegli episodi in cui Kent fa uscire la sua anima di battle rapper, lanciando autoproclamazione e sfida senza mai cadere in luoghi comuni, tessendone i passaggi attraverso metafore d’effetto, ironiche allegorie, pertinenti citazioni sportive e culturali, facendo dell’accostamento concettuale il grande punto di forza del suo armamento lirico (<<big, once bigger than a pig’s luch/slimmer than a pig’s hunch, yer istincts lack, role reversal/priest sittin on a lil kid’s lap>>). Nonostante l’attrattiva più immediata del rapper sia la voce profonda e impostata, non manca una generosa dose di tecnica, la quale  prende forma attraverso rime multisillabiche ben strutturate, barre astutamente spezzate, assonanze d’effetto e un flow sciolto che, se da una parte raramente cambia velocità, dall’altra mai annoia, annotazione di rilievo più che positivo se correlata al fatto che Kent si sobbarca l’intera responsabilità del Rap.

Il tutto è coadiuvato da una produzione di grande spessore, curata da un Khrysis che sforna beat capaci sia di pestare duro che di accompagnare con melodia la delicatezza di determinati argomenti, regalando all’insieme una forte sensazione di coesione. All’essenzialità della brutale “Body The Beat” si contrappongono gli archi malinconici di “Sound Of The Weapon” e “No Excuse”, l’introduttiva “Truth” e la splendida “Raponomics” (banger immediato) sono la dimostrazione di come la corretta gestione di un sample vocale possa determinare o meno il successo di un pezzo, mentre “Hunched Over Chess Boards” è fortemente da sconsigliare contro i dolori cervicali. La brevissima misura di certi campioni e la loro intelligente posa in sequenza rappresenta la chiave di volta per far brillare pezzi come “Sammy Sosa” – altra bomba di proporzioni epocali – la quale non a caso contiene le stilettate liriche più letali che si possano qui reperire.

Ne consegue un disco che funge quale ideale sodalizio tra i talenti di un mc e un produttore entrambi firmatari di una tra le migliori prove delle rispettive carriere – non certo brevi: “Sound Of The Weapon” non rivoluziona nulla ma, se vi basta, è un disco di ottimo Hip-Hop, solido, longevo e dannatamente consistente.

Tracklist

Verbal Kent – Sound Of The Weapon (Mello Music Group 2014)

  1. Truth
  2. Body The Beat
  3. Hunched Over Chess Boards
  4. Now Or Never Pt. 1
  5. Underrated?
  6. Raponomics
  7. Sound Of The Weapon
  8. No Excuse
  9. Now Or Never Pt. 2
  10. Sammy Sosa
  11. Slap The Shit Out Of You App
  12. Joe Shmoses
  13. Now Or Never Pt. 3
  14. Sound Of The Weapon (9th Wonder Remix – Hidden Track)

Beatz

All tracks produced by Khrysis except track #14 by 9th Wonder

Scratch

All scratches by Dj Eclipse

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