uMaNg and B.B.Z Darney – Monu-mEnTaL

Voto: 4 +

Leggendo le poche note biografiche disponibili in rete riguardo uMaNg, emerge il ritratto di una persona assai semplice, testata dalla vita, presa dalla sua quotidianità fatta di lavoro, famiglia e passione, capace di raggiungere un suo equilibrio attraverso l’espressione di ciò che più ama fare. L’evidente trasparenza della sua personalità è tratteggiata dalla decisione di far corrispondere esattamente il suo vero nome a quello artistico, come non vi fosse alcuna necessità di creare gimmick di qualsiasi sorta, facendo convivere arte e realtà nella stessa dimensione. Di chiare origini indiane – nel linguaggio hindi, Umang significa felicità o entusiasmo – il rapper porta con sé una pluralità di esperienze nate dai frequenti traslochi in giro per Stati Uniti e Inghilterra, fermati da un’attualità che lo vede risiedere a Salt Lake City, nello Utah, luogo poco incline a essere abbinato all’Hip-Hop, prevalentemente composto da montagne, deserto, laghi salati e mormoni strettamente osservanti, pronti a diventare scurrili ogni qualvolta si esibiscono i noti Utah Jazz, una delle squadre NBA più in voga degli anni novanta.

Il freddo locale e il ricordo di quell’epoca si abbinano alla perfezione con l’altra metà di questo progetto, B.B.Z Darney, rapper e produttore proveniente dalla Svezia e, come ogni beatmaker europeo che si rispetti, strettamente legato al sound della vecchia east coast, gettando dunque i presupposti per un’operazione nostalgia che eviti accuratamente di riproporre fedelmente quanto già offerto dai giganti del passato, confezionando invece un disco ricco di boom bap tradizionale ma opportunamente traslato ai tempi moderni. Una descrizione che suona più come una frase fatta, lo comprendiamo, ma tant’è: uMaNg, giunto al quinto album in carriera – nonché secondo unitamente alla produzione dello scandinavo – si conferma essere un mc di ottimo livello, capace di coniugare poetica e tecnica creando testi versatili negli allacci e interessanti per contenuti, esibendosi sopra una texture strumentale ricca di melodia, grazie a campioni prevalentemente prelevati da archi che forniscono ai brani quella componente a volte eterea, uniti a batterie classiche e assolutamente gustose.

No, non è una ricetta nuova e di certo non stravolge il genere. Tuttavia, riflettendo su una vecchia intervista rilasciata dall’artista molti anni fa, ci sentiamo in piena sintonia con le idee allora espresse, le quali sostenevano con estrema onestà lo scarso interesse del Nostro per la musica Hip-Hop contemporanea, rimanendo fortemente attratto da quella di una volta. Un’idea che centra pienamente il nostro stato d’animo, inquadrato dalla difficoltà nel reperire prodotti in grado di generare un genuino entusiasmo e nella poca stima provata per quello che è diventato il modello attuale di fare musica, con artisti che lanciano cinque dischi all’anno quando in realtà ne basterebbe uno realizzato con la giusta qualità, inseguendo mode e atteggiamenti che hanno francamente stancato. Non resta dunque che aggrapparsi un po’ al passato – giusto o sbagliato che sia, non ci interessa minimamente – se proprio lì risiede ciò che è in grado di muovere ancora una volta la passione che portiamo dentro, ad esempio in dischi come “Monu-mEnTaL” che, pur esercitando l’apparente duplicazione di un’atmosfera unica e irripetibile, trovano la loro ragion d’essere nel coniugare un rapper di elevate capacità lessicali a beat che fanno continuamente muovere la testa su e giù, stimolando appunto quella latente necessità di euforia nel miglior modo possibile.

Dodici brani divisi esattamente a metà nella versione in vinile, asciutti e dritti al punto, neppure mezzo che lasci a desiderare, vista la totale assenza di fronzoli e un concept incentrato tanto sulla dimostrazione di una capacità che butta giù porte a calci sin dalle prime strofe quanto sulla necessità di fare il punto su un periodo esistenziale trascorso col morale basso, lasciato alle spalle grazie all’ispirazione che proprio qui ha condotto. L’intesa cominciata da una collaborazione con gli String Theory – gruppo che Darney aveva provvisoriamente composto assieme a Hex One, altro liricista top colpevolmente sottovalutato – e proseguita con “The Black Rose Certificate” viene pienamente confermata dalla forte chimica esistente tra i due protagonisti, a conferma che realtà geograficamente molto lontane possano tranquillamente svilupparsi in anime musicalmente affini.

uMaNg amplia lo spettro tematico che in passato l’aveva visto molto più battle rapper che altro, tuttavia la partenza è infuocata, fitta di sfide e celebrazione delle proprie capacità, come “Panic” non tarda a dimostrare coi suoi quattro quarti ricchi d’intensità, scratch taglienti e un testo che non perdona (<<soon as you press start, I bet y’all/this is how the game gets a benchmark/this is chessboxing with fresh bars/better keep your deskjob/wood chipper shredder clean your neck off/good spitter better bring your best of>>); segue a ruota “Summer Wars”, altro episodio entusiasmante per il tasso di qualità lessicale, ricco di assonanze, intrecci complessi e una gestione delle sillabe rapida ed efficace, una prestazione costante, che caratterizza tutta la durata del disco senza prendersi pause. “Infallible” affronta invece sensazioni più profonde e vulnerabili tra archi celestiali e trombe sminuzzate, facendo emergere forti considerazioni sui legami familiari, su tutti il complesso rapporto con un padre che diviene protagonista, in negativo, di “Papa Bear”, stesa su un’ottima atmosfera Jazz, evidenziando traumi psicologici che conducono a non voler seguire le orme del genitore; la fortemente emozionale “Ballad Of My Desolation” è invece una ricerca di luce alla fine di un tunnel lungo e tortuoso, aspetto mentale da riparare e che riconduce al duplice significato del titolo dell’album, molto più intimo di quanto sembri.

Altresì densa è l’ambientazione di “Fallen Kingdom”, la quale descrive con arguzia quella sensazione ansiogena di quando le circostanze equivalgono a muri che si stringono sempre più, obbligando a trovare aria buona da respirare ricostruendosi daccapo, sopra un eccellente loop di piano e un ritornello particolarmente indovinato; tale stato d’animo si ripercuote anche sulla produttività, come spiega “Ashes To Palaces” (<<my progression is in stasis, profession is in danger/went from effortless to questioning my major/a veteran in this independent venture/any second they can play affection, in the next record they can disgrace ya>>), in compagnia di un Paranom in gran forma. La dose d’introspezione è correttamente equilibrata rispetto alla quantità di passi dedicati alla pura arte, creando opportune pause per godersi esibizioni verbali di pregio quali “Correct Techniques II”, invocante flauti quasi magici e l’aumento di carica energetica con l’egregio lavoro ai piatti (il sample vocale di Esoteric dà ancora maggior vigore all’insieme), e “Return 2 The Classics”, tematicamente forse un tantino scontata ma avvalorata dalla scioltezza di Shabaam Sahdeeq e da un beat bello cicciotto.

Inutile aggiungere che, per quelli che sono i nostri gusti personali, questa nuova collaborazione tra uMaNg e B.B.Z Darney sia da trascrivere al più presto nella lista delle prossime spese, disco altamente appagante sia dal punto di vista lirico che musicale: “Monu-mEnTaL” non rivoluziona ma sa riaccendere fortemente le emozioni, riportando a quel Rap scritto e prodotto come da manuale che oggi tanto manca e rivelandosi una gemma piacevolissima da scovare in mezzo a un vuoto che, grazie a prodotti come questo, sembra meno desolante di quanto non sia in realtà.

Tracklist

uMaNg and B.B.Z Darney – Monu-mEnTaL (Ill Adrenaline Records 2025)

  1. Panic
  2. Summer Wars
  3. Return 2 The Classics [Feat. Shabaam Sahdeeq]
  4. Infallible
  5. Fallen Kingdom [Feat. D-Rev]
  6. Papa Bear
  7. Heart Of The Storm [Feat. D-Strong and Wildelux]
  8. Correct Techniques II
  9. Rhyme Blues
  10. Ballad Of My Desolation
  11. Ashes To Palaces [Feat. Paranom and Tek-Nition]

Beatz

All tracks produced by B.B.Z Darney

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