Tragedy Khadafi – Pre-Magnum Opus

Voto: 3/3,5

Più il tempo passa, maggiore risulta l’impressione che per Tragedy Khadafi resti tutto inalterato. Perennemente sottovalutato dalla massa, ma al contempo universalmente riconosciuto quale peso massimo dell’area del Queensbridge e precursore di tante faccende gravanti attorno al suo quartiere riprese con maggior fortuna da altri in seguito, Percy Chapman è uno dei rari artisti in grado di lasciare il segno in epoche diverse a discapito delle difficoltà, che per lui sono equivalse a detenzioni assortite e prevedibili disaccordi con le major e le loro politiche bifolche.

Dato il suo forte coinvolgimento in alcuni progetti, come la partecipazione nei 7 G.E.M.S. assieme ai Tragic Allies, uno dei migliori dischi del duemiladodici grazie anche alla sua ottima prestazione al microfono, per poi ritrovarlo – peraltro sempre in gran forma – sui dischi di Marco Polo e Dj Skizz, cominciavamo a chiederci se non fosse giunto il momento di programmare un nuovo album solista. Ed ecco ascoltati i nostri pensieri, con il generale del Queensbridge a lavorare su due uscite, l’una il preludio dell’altra. Per questo motivo non sapevamo esattamente come porci dinnanzi all’uscita di “Pre-Magnum Opus”, pubblicizzato dall’artista come un antipasto del disco vero e proprio (“Magnum Opus”, annunciato per l’anno in corso), classificandolo quale opera di riscaldamento. Dieci tracce, quaranta minuti scarsi di ascolto, formato esclusivamente digitale, un bel pacco di featuring locali e una pressoché totale assenza di qualsiasi informazione circa i crediti di produzione sono gli elementi che costituiscono la presentazione di un’uscita la cui realizzazione lascia in parte a desiderare.

La classe di Tragedy non è assolutamente in discussione, anzi è il pezzo forte del disco, d’altra parte parliamo di un veterano non solo nell’arte dell’mcing, ma pure per longevità artistica, attrezzato della solita competenza tecnica e della naturalezza nell’infilare intrecci di rime di grande spessore. I testi toccano, come in passato, la sfera biografica, all’arte del confronto si aggiungono tematiche sempre care al personaggio, accostamenti illuminati e teorie cospirative che accompagnano forti critiche verso il sistema, senza farsi mancare una corretta dose di strofe atte a rappresentare il QB e l’orgoglio di appartenenza, un sentimento che viene similarmente esposto anche nei confronti della cultura Hip-Hop, la cui storia è stata costruita anche attraverso i tangibili contributi di questo illustre e rispettato mc.

Un riesame dei singoli pezzi porta a premiare momenti come “Runnin”, un sentito e doloroso viaggio indietro nel tempo che riesuma una povertà realmente vissuta e tutti gli errori scaturiti dall’assenza di un punto di riferimento per crescere, accompagnato da un beat riflessivo, idoneamente scandito da poche note di piano e un cantato femminile ben eseguito. “Stand Up” si propone invece quale pezzone da battaglia nel quale l’artista snocciola fiumi di rime esaltanti sottolineando un altro suo pallino, l’autoaccostamento al divino, la produzione è senza dubbio la più grezza del disco ed è probabilmente assemblata su campioni di Delfonics e Adrian Younge, dato che gli stessi sono citati tra i featuring pur non presenziando fisicamente. Un discreto numero di replay è sicuramente richiesto per l’introduttiva “Free Thinkers 2”, la quale va a proporre un interessante taglio del sample che si adagia perfettamente al tempo della batteria, tra citazioni massoniche e ispirazioni a Gandhi, così come per la breve ma tosta “Road Kill”, forgiata su un coro posto in loop che cattura subito l’orecchio.

Ma, se liricamente Tragedy non sembra sbagliare un colpo, altrettanto non si può sostenere per la selezione di beat e ospiti, aspetti non sempre bilanciati. Episodi come “Mental Journey” sono fieri contenitori di strofe potenti, ma i suoni confezionati per rendere oscuri e minacciosi i rispettivi accompagnamenti sonori utilizzano synth e batterie che sanno troppo di già sentito; “Men Amongst Giants”, che propone tra l’altro un’interessante partecipazione di Rudy, porta in dote un beat massiccio ma latitante di originalità; “Gods Of War” è invece mediocre sotto ogni punto di vista. Sfugge inoltre il senso di riutilizzare un sample riconoscibilissimo come quello di “Lazarus Pit” senza minimamente rielaborarlo, rendendolo perfettamente identico agli usi fatti a loro tempo da Hard Knocks e Cormega.

Riguardo le collaborazioni, laddove “Verbal Cannibals” convince appieno grazie a un quartetto di mc’s in grado di fornire passaggi da riavvolgimento costante (vabbe’, Tragedy con Shabaam Sahdeeq e Meyhem Lauren…tanta roba!), i due pezzi conclusivi del disco evidenziano una differenza qualitativa troppo profonda tra il protagonista principale e personaggi del calibro di Illah Ghee, un po’ troppo sconnesso nell’esporre i suoi pensieri, Royal Flush e Gem Star, con qualcuno pizzicato a morsicare un pochino eccessivamente lo stile Khadafi, specie nelle rime che citano la storia antica.

Ne consegue un disco non completamente all’altezza della bravura del protagonista, considerazione che porta a tenersi solo i pezzi migliori e sperare in un “Magnum Opus” meno approssimativo nella realizzazione generale, però dotato del medesimo impatto lirico, unica via per offrire un prodotto realmente in grado di rispettare le aspettative.

Tracklist

Tragedy Khadafi – Pre-Magnum Opus (25 To Life Aura 2014)

  1. Free Thinkers 2
  2. Men Amongst Giants [Feat. Rudy]
  3. Mental Journey
  4. Stand Up [Feat. The Delfonics, Lil Fame and Adrian Younge]
  5. Runnin
  6. Road Kill
  7. Verbal Cannibals [Feat. Meyhem Lauren, Foul Monday and Shabaam Sahdeeq]
  8. Gods Of War [Feat. Gem Star]
  9. Lazarus Pit [Feat. Royal Flush and Starvin B]
  10. Suffer [Feat. Illah Gee and Starvin B]
The following two tabs change content below.