Toni Zeno – Truvatura

Sei anni. E’ l’intervallo di tempo quasi esatto trascorso da quando, in concomitanza alla sua convocazione in “Pray for Italy”, Toni Zeno è entrato con prepotenza nella schiera dei giovani rapper italiani – in quel momento era un venticinquenne – che abbiamo seguito con maggiore costanza. Nella parte di tragitto in Make Rap Great Again, pubblicando l’ottimo “Luchino Visconti”, spesso al fianco di Aleaka, poi cristallizzando l’intesa con Fid Mella in “Weltanschauung Sambusoda”, Antonio ha dato prova di qualità che oramai supponiamo siano assodate, considerato il riscontro ricevuto almeno in ambito underground; risultato a suo modo sorprendente, se si tiene presente il livello di complessità che caratterizza molte sue liriche, sul piano tecnico come – in particolare, anzi – su quello dei contenuti. Questa peculiarità, unita a un’impronta musicale parecchio identitaria, rende “Truvatura” un disco da ascoltare e scoprire con un pizzico in più di attenzione, dilatandone i quaranta minuti di durata tra pause, riprese e intere porzioni che richiedono doppi o tripli passaggi.

Se per nostra natura diffidiamo delle opinioni espresse a poche ore dal rilascio su Spotify, i dieci giorni che ci siamo concessi si sono rivelati utili, per non dire necessari: cogliere quei pregi già noti anche in queste dodici tracce è un esercizio elementare, immediato, il valore reale dell’album risiede tuttavia nella sua definitiva evoluzione in un progetto rispondente alla sola sensibilità artistica dell’autore, oltrepassando i limiti della nicchia di cui comunque fa parte. Grazie all’immancabile supporto di Aleaka, a sua volta assistito da Fid Mella e Il Torsolo (non dimentichiamo “Codice a barre” nel conto dei vari step che hanno condotto Toni qui), l’insieme trova un equilibrio impeccabile, articolato e ricco di spunti: a partire da un sound moderno, che predilige synth, batterie non campionate e bassline corpose, i testi abbinano un lessico eccellente (ben dosato anche l’uso del dialetto) a introspezione e pura narrativa, facendo quadrare il sentimento religioso con la sincera osservazione della realtà circostante, il desiderio di riscatto personale con la lucida conoscenza delle dinamiche che sottintendono al successo e alla concretizzazione delle proprie ambizioni. Così, una barra come <<amo Nas, ma non credo il mondo sia nostro/i miei dormono sui chiodi e sognano quando possono>>, tratta dalla prima metà di “Disisa”, riesce subito a condurci nel mood dell’operazione con un collegamento di assoluta efficacia.

Proprio quest’ultima veniva già condivisa lo scorso ottobre, un progressivo avvicinamento all’insieme nel suo complesso che forse svela una realizzazione più ragionata che istintiva – nel significato migliore del termine. Di emozioni, in senso lato, ne incontriamo lo stesso in misura consistente, anzitutto quando lo sguardo è rivolto al contesto di appartenenza (<<la fogna a quelli come noi non fa un bassorilievo/io c’ho nostalgia di nonna, non di quando lo vendevo/…/lo Stato tratta i miei come si fa alle fasce deboli/ce ne sbattiamo un cazzo del tuo disco e dei suoi inediti>>“Una sarpa”) e a un vissuto che non appare mai artificioso (<<miro alle stelle, dal muretto sono microscopiche/risalgo una piramide a dinamiche dispotiche/vendevo posti in Paradiso con sedute scomode/ora non spaccio, esalto la sostanza alla Aristotele>>“Montescuderi”, col veneto Cali che, per nulla a caso, veniva ricordato dall’mc a proposito delle sue preferenze quando lo intervistavamo), frangenti nei quali l’assenza di retorica e di ovvio citazionismo rende l’esperienza meno prevedibile, se posta in controluce a diverse altre uscite del periodo magari anche valide.

Differenza, come si accennava, data in primis da una scrittura che in “Weltanschauung…” indicavamo tra le migliori della (sua) generazione. Detto di una componente tematica che non merita di essere ridotta a una schematizzazione troppo rigida, vale quindi la pena dare le opportune attenzioni a un’interpretazione di pregio, appassionata, elaborata anche nella gestione dei ritornelli. Un approccio che schiva le trappole dell’autocelebrazione (<<dimmi tu a che punto sono alla scalata del Rap game/io sto apposto già senza attaccare i fiori a una carena>>“Tre sogni”) ricorrendo a un registro che spicca per la genuina sincerità (<<conosco il mio valore, è troppo per la tua bilancia/conosco questa fame e so che prima o poi mi mangia/che qua è tempo di guerra e non puoi seppellire l’ascia/e non fidarsi di chi ami è diventato tipo un mantra>>“Calafarina”) e il respiro corale del racconto (<<la mia gente non va in ferie, crepa con gli occhi scavati/e ti darebbe il posto in cielo per vent’anni da statali/sto mostrandogli la Luna, sto riempiendo gli stivali/’sta miseria ci ha adottato come suoi predestinati>>“Riempire uno stivale”). Discorso che in altri passaggi (pensiamo a “Castelluccio” e “Il distacco”) si tinge invece più di metafore e visionarietà, lasciando che la penna trovi vie meno dirette – e dunque stimolanti – per fissare quanto ha da offrire.

Infine, a proposito di nodi da sciogliere, c’è da provare a capire cosa si celi dietro il nome Moltisanti. A tanti non sarà sfuggito che l’ingresso di Toni Zeno in Think Fast Records non abbia prodotto quanto era ragionevole attendersi, ovvero un suo lavoro ufficiale distribuito dalla label; tralasciando qualsiasi speculazione in merito, di fatto “Truvatura” inaugura una potenziale nuova realtà che, come da brano omonimo posto in chiusura, potrebbe ospitare altresì Zeboh, Brattini, Gentle T e Cali (gli ultimi tre presenti anche nei rimanenti featuring), oltre ai due protagonisti principali della recensione. Va da sé che staremo a vedere, fermo restando che l’antipasto è davvero invitante, due strumentali scure e potenti per l’episodio più grezzo e muscolare della scaletta (questi, ad esempio, sono i due pugliesi: <<rendez-vous col demonio, coltellino nella manica/lo userò se non farò i soldini con la musica/corro ai ripari, sborro amore sul pubblico>> e <<scatti mozzafiato per le cartoline da saluti/dove fa talmente caldo che potremmo pure/sbattercene il cazzo se poi il gas non ce lo passa Putin>>), che si chiude col botto.

Toni Zeno ce l’ha fatta. A imporsi tra le voci di riferimento dell’odierno Hip-Hop italiano, ma ancor prima a definire uno stile riconoscibile, radicato nei confini di una tradizione che non intende emulare passivamente. Fare tutto ciò mentre si conduce una vita normale, affine a quella di tutti noi, è il segnale ulteriore di una caparbietà che aggiungiamo al conteggio dei motivi che determinano il nostro pieno apprezzamento.

Tracklist

Toni Zeno – Truvatura (Moltisanti 2026)

  1. Disisa
  2. Una sarpa
  3. Tre sogni
  4. Montescuderi [Feat. Cali]
  5. Calafarina
  6. Riempire uno stivale
  7. Sette porte di ferro [Feat. Brattini]
  8. Pizzo [Feat. Gentle T]
  9. Castelluccio
  10. Trovare l’uscita
  11. Il distacco
  12. Moltisanti [Feat. Moltisanti]

Beatz

  • Aleaka: 1, 3, 8, 10, 11
  • Aleaka con la co-produzione di Fid Mella: 2, 4, 6, 7, 9, 12
  • Aleaka con la co-produzione di Il Torsolo: 5