Three Times Dope – Original Stylin’

Voto: 3,5

I Three Times Dope rientrano in quel gruppo di artisti scomodi da commentare, perché qualitativamente pertinenti a un contesto epocale zeppo di uscite classiche, fattore che – ragionando in retrospettiva – non permetterà loro di emergere con immediatezza. Punto numero due: il periodo nel quale ebbe luogo la gestazione di “Original Stylin’” imponeva ai gruppi Hip-Hop di passare dei simbolici test di idoneità prima d’infilarsi in studio di registrazione, prova che il collettivo di Philadelphia aveva passato con successo, ma ritrovandosi concorrente verso i colossi del momento, impegnati a dar vita a esordi indimenticabili o già pronti a pubblicare il secondo o terzo episodio di una carriera schizzata verso l’alto – basti pensare ai seminali “3 Feet High & Rising”, “Paul’s Boutique”, “The Cactus Album” e quanto già offerto da Public Enemy, Ice-T o N.W.A. – insomma, non il più semplice tra gli scogli da oltrepassare.

Tale premessa è essenziale per valutare l’operato di tre ragazzi provenienti da una piazza già di per sé difficile, vista la schiacciante egemonia che New York aveva sempre esercitato sull’Hip-Hop, rendendo più complessa l’ascesa della crew formata dall’mc EST, il beatmaker Chuck Nice e il dj Woody Wood, nonostante i medesimi potessero contare sull’affiliazione con i locali Hilltop Hustlers, realtà che includeva figure di spicco quali Lawrence Goodman, Steady B e Cool C, grazie ai quali il gruppo riuscì a passare dal circuito live alla realizzazione del loro primo LP. EST si dimostrava essere un rapper di soddisfacente competenza tecnica, capace di intrattenere coi suoi interessanti brag Rap ma anche di fornire ampiezza tematica al tutto, mentre il lavoro produttivo di Chuck Nice – sempre osservato dall’alto da Goodman – pescava dagli immancabili James Brown, Sly & The Family Stone, Ohio Players e Muddy Waters, creando una scaletta allora molto frequente senza quindi superare i dieci brani. Tutte caratteristiche perfette per il disco Hip-Hop medio, non per confrontarsi con l’ondata di pubblicazioni che viaggiava già dieci anni avanti.

Ciò non significa che le positività di “Original Stylin'” non siano molteplici ed evidenti. Come detto, EST sapeva indubbiamente il fatto suo, mostrandosi costantemente motivato, fluente, perfettamente in grado di traghettare da solo l’intera portata lirica dell’operazione con tecnica, carisma e intelligenza. I testi risultano adeguatamente creativi nell’auto-celebrarne le qualità liriche, allineando opportunamente le quantità di assonanze e di parole multisillabiche a volte poste consecutivamente tra loro; ancora, episodi quali la memorabile “Best Man Alive” promuovono la sicurezza nei propri mezzi e tengono alta l’attenzione di chi ascolta senza strafare, anzi sono pure da lodare tutti quei passaggi nei quali il Rap permette di intravedere una personalità forte ma umile, conscia del lavoro ancora da svolgere prima di proclamarsi appartenente a uno status più alto. “From Da Giddy Up” e “Believe Dat” sono difatti accomunate da questo aspetto (<<just because I’m dope, don’t claim to be a superstar>> e ancora <<I ain’t colossal, but I’m in the right direction>>), oltre che dal proporre sorgenti musicali indirizzate verso “Get On The Good Foot” (James Brown) e “Feel Good” (Fancy), ovvero alcuni tra i sample preferiti di quegli anni ottanta oramai avviati verso il crepuscolo.

I Three Times Dope si sentivano evidentemente in obbligo di rispettare alcuni passaggi necessari, individuati in quegli elementi che decretavano la qualità di un disco: ecco quindi servita una titletrack completamente dedicata ai biterz – l’originalità costituiva ancora motivo di orgoglio… – e sviluppata su un invitante campione adagiato su un drum beat adatto al risalto della scorrevolezza del flow, piuttosto che una chiusura interamente strumentale – “Who Is This?” – e offerta per intero allo showcase del deejay (anche se, a onor del vero, Woody Wood non osava più di tanto e non si può dire che costituisse un elemento portante del disco). L’attitudine di EST centra invece l’obiettivo in maniera sistematica, dato che si va anche alla ricerca di argomentazioni conscious, cercando di svolgere la propria parte nel risveglio interiore della comunità afro-americana del periodo, evidenziando la necessità di concentrare le masse su aspetti determinanti della società (“Increase The Peace/What’s Going On”). L’accantonamento del materialismo offriva una fotografia rilevante nell’inquadrare il contesto storico vissuto dalla comunità stessa, alla pari di una “Funky Dividends” costruita dapprima sullo storytelling e quindi su una serie di considerazioni personali, gestendo il tema delle cercatrici auree spargendo una manciata di pepe decisiva per la riuscita del tutto (<<she wanted Jefferson’s and Lincoln’s, I said no way! Yo Slim, what do you think this is? President’s Day?/…/Every week’s a new style, she’s always got to rock it/like a Super Bowl sack, she’s tackling your pockets>>).

Il beatmaking messo a punto da Nice e Goodman calza a pennello coi dettami del tempo. Oltre al già citato James Brown si riscontrano elaborazioni estremamente vicine allo stile dell’Eric B di “Follow The Leader”: “Once More You Hear The Dope Stuff” si avvale difatti dei soli basso e batteria per le strofe, aggiungendo poi delle trombe spezzate per il ritornello; “Improvin Da Groovin” deriva da un’intuizione originale (si tratta di una porzione di batteria tratta da un live di Prince), stendendo un tappeto corposo, ideale per le rime da combattimento ivi contenute; infine “Straight Up” sperimenta l’alternanza di molteplici sample rendendo più ricco il sound, viaggiando tra la chitarra dei King Crimson (il medesimo campione di “Potere alla parola” di Frankie Hi-NRG), quella di “Firecracker” (resa maggiormente famosa dalla “Me So Horny” dei 2 Live Crew) e la sezione ritmica di “Cold Sweat”, ancora di un saccheggiatissimo Brown.

Alla rivoluzione dell’Hip-Hop avrebbero presto pensato altri; e non si può dire che “Original Stylin'” possa confrontarsi alla pari con i tanti sempreverdi di quell’epoca, così irripetibile per la mistura tra quantità e qualità. Si tratta di un album che per essere apprezzato va ascoltato con una consapevolezza differente e la conoscenza dei dettami costruttivi allora in voga, in modo da poter assorbire tutta la sua effettiva solidità nei confronti di un’epoca in cui determinati valori contavano e i Three Times Dope dimostravano con pochi dubbi di poterli rispecchiare, meritandosi comunque un’onorevole menzione quando di disquisce dell’Hip-Hop risalente all’anno di grazia millenovecentottantotto.

Tracklist

Three Times Dope – Original Stylin’ (Arista Records 1988)

  1. Greatest Man Alive
  2. Original Stylin’
  3. Funky Dividends
  4. Improvin Da Groovin
  5. Increase The Peace/What’s Going On
  6. From Da Giddy Up
  7. Once More You Hear The Dope Stuff
  8. Believe Dat
  9. Straight Up
  10. Who Is This?
  11. Crushin N’ Bussin Remix (Bonus CD) [Feat. Cool]
  12. Joe Familiar (Bonus CD)

Beatz

  • Lawrence Goodman with the co-production by Chuck Nice: 1, 2, 3, 4, 5, 8, 9, 10
  • Lawrence Goodman and Steady B: 6, 7
  • Lawrence Goodman, Steady B and Chuck Nice: 11

Scratch

All scratches by Woody Wood

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