The Roots – The Tipping Point

Voto: 4

“The Tipping Point: How Little Things Can Make A Big Difference” è un saggio di Malcolm Gladwell nel quale si sottolinea come, dal proverbiale battito d’ali di una farfalla, possano scaturire cambiamenti su scala globale. “The Tipping Point” è anche il nuovo album dei The Roots, un gruppo che, a suo modo, ha rivoluzionato l’Hip-Hop comunemente percepito e diffuso riuscendo ad arrivare anche alle orecchie e al cuore di chi di Hip-Hop era completamente (o quasi) a digiuno.

Da “Organix” in poi, questi signori di Philadelphia hanno saputo spingere la loro musica a livelli sempre più avanzati, a evolverla fino ad un punto (“Phrenology”) oltre il quale la sperimentazione avrebbe probabilmente rischiato di perdere ogni senso. Così, “The Tipping Point” suona come un reset, perché in fondo, come direbbe Mr. Gladwell, è dalle piccole cose che nascono i grandi cambiamenti. Ciò non significa che il gruppo nel 2004 sia meno motivato o ispirato che in passato: in dodici anni, questi signori hanno visto e fatto di tutto pur di portare della musica di qualità a un pubblico il più vasto possibile; ora, tra cambi di formazione, mancanza di un adeguato supporto produttivo da parte della loro casa discografica (la Geffen) e il non felice clima politico che si respira negli Stati Uniti, Black Thought e ?uestlove – i due punti fermi (ed esclamativi) della band – giocano senza esitazione la carta dell’essenzialità. Ripartono da zero (o giù di lì…) e arrivano al punto di svolta (tipping point, appunto).

Il suono è asciutto, diretto, senza fronzoli, ma con sempre meno rari ripescaggi dalla musica del passato (come è in uso nell’Hip-Hop più tradizionale). L’album (il più breve della storia della band: si mantiene al di sotto dei sessanta minuti) si apre quindi in maniera raggiante con “Star”, che mutua la sua melodia dalla splendida “Everybody Is A Star” di Sly & The Family Stone; più avanti riaffiorano anche reminiscenze di Barry White, Booker T & The MG’s e nudi breakbeat dall’aria vagamente old school (come quello per “Web”) tirati a lucido per l’occasione. Scott Storch, personaggio abbastanza attivo nel mainstream urban (collaborazioni con Dr. Dre, Beyoncé e Christina Aguilera), firma i beat per “Don’t Say Nuthin'” (pubblicato come primo singolo) e “Duck Down!”, che si distaccano dai suoni vintage del resto dell’album per trasportare i Roots in una dimensione sonora decisamente più incline ai club (i puristi, magari, non approveranno subito, ma un po’ alla volta, forse, ci entreranno).

Dal canto suo, Black Thought, <<a king by blood and a soldier by nature>>, in mezzo alle classiche dimostrazioni di abilità e stile (in “Boom!” sembra rievocare addirittura il Big Daddy Kane o il Kool G Rap dei tempi d’oro) e alle riflessioni sul quadro politico e sociale dell’America d’oggi (come quelle che emergono da “Guns Are Drawn” o “Why”, ad esempio), trova anche il tempo per togliersi qualche sassolino dalle scarpe (<<you see the masterpiece, but to me it’s unperfected/give it here Geffen Records, I’m off the handle/…/next joint comin’, all bets is cancelled>> – “Don’t Say Nuthin'”). Esigua ma eclettica la lista degli ospiti che conta “The Tipping Point”: dal comico Dave Chapelle a Devin The Dude (protagonista del ritornello assassino di “Stay Cool”), Skillz e la talentuosa Jean Grae (pare che ?uestlove la voglia come membro effettivo del gruppo, noi diciamo magari!), che lascia, ancora una volta, una grande performance in “Somebody’s Gotta Do It” (<<get bruised, till you’re the colour of a Lakers’ logo>>).

Gli uomini di Illadelph possiedono ancora quella consistenza e quell’anima che li ha contraddistinti dal giorno uno e continuano a rappresentare uno dei rarissimi casi di perfetta unione tra credibilità e accessibilità; in “The Tipping Point”, nella sua disarmante semplicità, nella sua autentica gioia in musica, ciò è fin troppo evidente. Allo stato delle cose, non ha nemmeno più tanta importanza vedere chi sia a decretare il loro successo o a confermare il loro talento (i critici e/o i vari tipi di pubblico): i Roots ci sono e continuano a fare grande musica per chiunque sappia apprezzarla, il che è già abbastanza.

Tracklist

The Roots – The Tipping Point (Geffen Records 2004)

  1. Star/Pointro
  2. I Don’t Care
  3. Don’t Say Nuthin’
  4. Guns Are Drawn
  5. Stay Cool
  6. Web
  7. Boom! [Feat. Dice Raw]
  8. Somebody’s Gotta Do It [Feat. Devin The Dude, Jean Grae and Mack Dub]
  9. Duck Down!
  10. Why (What’s Goin On?)/The Mic [Feat. Skillz, Truck North and Dave Chapelle]/(Ghost Track)

Beatz

  • ?uestlove: 1, 10c
  • Anthony Tidd, Frank “Knuckles” Walker, ?uestlove and Richard Nichols: 2, 4
  • Scott Storch: 3, 9
  • Melvin “Chaos” Lewis: 5, 7
  • Robert “LB” Dorsey: 6
  • Tahir Jamal: 8
  • Zoukhan: 10a
  • The Grand Wizzards: 10b
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